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Documentazione illustrativa distribuita in occasione della conferenza stampa del 15 settembre 1999 "Par condicio day" del Coordinamento AER - ANTI - CORALLO


DOCUMENTAZIONE ILLUSTRATIVA DISTRIBUITA IN OCCASIONE DELLA CONFERENZA STAMPA DEL 15 SETTEMBRE 1999 "PAR CONDICIO DAY" DEL COORDINAMENTO AER - ANTI - CORALLO


Le nostre ragioni

Il Coordinamento Aer Anti Corallo (la federazione che rappresenta 1.300 imprese radiotelevisive locali sulle 1.750 attualmente operanti in Italia) ha promosso oggi una Giornata Nazionale di protesta, che è stata chiamata "Par Condicio Day".

La protesta è rivolta:

  1. contro la c.d. "par condicio" nelle trasmissioni delle imprese radiofoniche e televisive locali;
  2. contro il regolamento della Lega Calcio per la trasmissione degli eventi calcistici;
  3. contro il piano frequenze tv che azzera l’esistente e per una giusta riforma del sistema radiofonico e televisivo locale.

Tale iniziativa ha dunque come obiettivi:

  1. l’esclusione dell’emittenza radiofonica e televisiva locale dalle norme sulla par condicio;
  2. il riconoscimento del pieno diritto di cronaca sportiva per le emittenti radio e tv;
  3. a) l’emanazione delle nuove norme per la imprese radiofoniche e televisive locali contenute nel DDL 1138 attualmente all’esame del Senato;

    b) il blocco del meccanismo per il rilascio delle nuove concessioni televisive basato sull’attuale piano delle frequenze tv (I e II livello) e sulle graduatorie;

    c) il blocco dell’avvio dell’iter per la pianificazione delle frequenze radiofoniche,

Gli eventi della Giornata

a) Mobilitazione di tutte le redazioni delle radio e tv associate al Coordinamento

Nel corso dell’intera giornata tutte le 1.300 imprese radiofoniche e televisive di Aer, Anti e Corallo trasmetteranno servizi e interviste (nei propri Tg, Gr, o talk show) sulle problematiche oggetto della protesta.
In particolare ogni emittente trasmetterà dichiarazioni di sostegno alla propria battaglia, rilasciate da esponenti politici e personaggi della propria zona (parlamentari, sindaci, presidenti di regioni e province, presidenti di club sportivi, associazioni di volontariato, personaggi noti, ecc.).

b) Campagna "200.000 spot contro la par condicio e per la libertà d’antenna"

Ad ogni impresa radiofonica e televisiva associata Aer, Anti e Corallo sono stati inviati dal Coordinamento spot (radio e tv) per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica.
Ogni emittente, da oggi all’1 ottobre, li trasmetterà 10 volte al giorno a sostegno della protesta (per un totale di circa 200.000 comunicati)

c) Sito internet "Par Condicio Day"

E’ stato attivato un sito in cui vengono pubblicati i messaggi dei cittadini che riterranno opportuno intervenire a sostegno della battaglia dell’emittenza locale. L’accesso a tale sito è possibile tramite i siti dell’Aer (www.aer.it ) e dell’Anti (www.anti.it ).

 

1) Par Condicio: escludere le emittenti radiofoniche e televisive locali.

Da tempo il Coordinamento Aer Anti Corallo si batte per l’esclusione totale dell’emittenza locale dalle inutili restrizioni previste dalla cosiddetta "par condicio": le norme sulla par condicio applicate all’emittenza locale sono dannose e superflue.
Infatti per sua natura e varietà (1.750 imprese operanti sul territorio, rappresentative di tutte le istanze politiche e culturali), l’emittenza locale garantisce il massimo pluralismo della comunicazione politica e, semmai, aiuta il cittadino a conoscere i candidati per cui deve votare, senza rischio di discriminazioni.
Il dibattito politico sull’emittenza locale avvicina i cittadini alle istituzioni locali e nazionali: in tal modo si può oltretutto prevenire il disinteresse degli elettori per gli appuntamenti con il voto.
E anche l’ultima ipotesi fatta, quella di spot gratuiti, non può essere accettata. Le emittenti radiofoniche e televisive locali sono imprese private e vivono con la vendita dei propri spazi pubblicitari. Non si possono confondere le problematiche del pubblico e del privato.
Quello che il Coordinamento chiede dunque è l’esclusione dell’emittenza radiofonica e televisiva locale dalle norme sulla par condicio.

 

2) Diritto di Cronaca: risoluzione importante

Dura è stata la reazione del Coordinamento nei confronti della Lega Calcio Professionisti, che cerca di imporre un regolamento contenente norme restrittive del diritto di cronaca, in contrasto con la L. 422/93.
Una scelta netta è stata fatta per garantire i diritti (sanciti dalla Costituzione e dalla legge) delle radio e delle televisioni locali.
In tal senso, bene è venuta la Risoluzione n. 1 del 10.10.99 della Commissione per il riordino del sistema radiotelevisivo, presso il Ministero delle Comunicazioni (di cui fanno parte Aer Anti Corallo), che di seguito riportiamo integralmente.
"Udita la relazione del presidente e del Sottosegretario, uditi gli interventi dei rappresentanti delle associazioni di settore, ritenuto che le condizioni e le limitazioni di accesso agli stadi calcistici contenute nei regolamenti radiofonici e televisivi della Lega Calcio si pongono in contrasto con i principi costituzionali e con le norme della Legge 422/93, in quanto limitano l’esercizio del diritto all’informazione e del diritto di cronaca sugli eventi sportivi e calcistici.
Considerato che le suddette limitazioni non sono ammissibili sia nel quadro della normativa vigente che nella prospettiva della riforma, decide di invitare il Governo, il Ministro, i Sottosegretari, nonché l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ad intervenire con adeguati indirizzi perché la Lega Calcio elimini dai suoi regolamenti tutte le condizioni lesive del diritto di cronaca delle emittenti radiofoniche e televisive locali, con riguardo agli eventi calcistici".
Il Coordinamento incontrerà i componenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni venerdì 17 settembre, alle ore 10, a Roma, per illustrare le proprie richieste e il contenuto dell’istanza presentata il 30 agosto scorso.
Quello che viene chiesto è il riconoscimento del pieno diritto di cronaca per le emittenti radiofoniche e televisive locali.

 

3) Piano frequenze e nuova Legge

Il Piano delle frequenze recentemente elaborato dall’Autorità per le comunicazioni non tiene in alcun conto la situazione radiotelevisiva esistente: tale piano non prevede infatti impianti sufficienti a garantire la prosecuzione d’esercizio a molte delle imprese televisive locali.
Se applicato dal Ministero, si provocherebbe la chiusura o un forte ridimensionamento di gran parte delle emittenti locali, prima tv e poi radio, il che si tradurrebbe nella perdita di centinaia di voci libere, ma anche nella perdita di migliaia di posti di lavoro.
Questa falcidie di emittenti locali è tanto più inutile se si pensa che il Governo stesso ha dichiarato di voler varare entro pochi mesi una nuova legge di riordino complessivo del sistema, che tenga conto anche delle nuove opportunità offerte dalla tecnologia digitale.
Quello che viene chiesto è quindi il blocco del meccanismo per il rilascio delle nuove concessioni televisive e radiofoniche basato sulla logica astratta del piano frequenze e l’emanazione delle nuove norme per le imprese locali contenute nel ddl 1138, ora all’esame del Senato.
Questa posizione è stata espressa dal Coordinamento anche in un incontro con il sottosegretario Vita lunedì 6 settembre ed è stata illustrata dall’avv. Marco Rossignoli, coordinatore delegato Aer Anti Corallo, nella riunione della Commissione per il riordino del sistema radiotelevisivo di venerdì 10 settembre. In questa sede l’on. Vincenzo Vita, Sottosegretario alle comunicazioni, che ha sempre sostenuto l’importanza del piano frequenze e delle conseguenti graduatorie ai fini del rilascio delle nuove concessioni, ha dovuto invece riconoscere le forti difficoltà di applicazione dell’attuale piano frequenze e ha aperto un dibattito sulla problematica.
In ogni caso va rimarcato come il Ministero sia a tutt’oggi comunque in forte ritardo rispetto alla emanazione del Disciplinare di gara, necessario per conoscere i criteri di assegnazione dei punteggi utili alle graduatorie per l’assegnazione delle concessioni.
E’ inaccettabile che a distanza di soli due mesi dalla data prevista per la presentazione delle domande di concessione (18 novembre), tale fondamentale documento non sia già disponibile. Anche questo ritardo conforta la richiesta del Coordinamento nel senso di una disapplicazione dell’attuale meccanismo concessorio.

 

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