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Sintesi dell'intervento dell'Avv. Marco Rossignoli, presidente AERANTI e coordinatore AERANTI-CORALLO, alla tavola rotonda nell'ambito del convegno DGTVi svoltosi a Torino-Lingotto il 1 dicembre 2007


Traccia dell’intervento dell'avv. Marco Rossignoli, presidente Aeranti e coordinatore AERANTI-CORALLO, alla tavola rotonda nell’ambito del convegno DGTVi svoltosi a Torino-Lingotto
(1 dicembre 2007)

 

Le tv locali di Aeranti-Corallo sono molto insoddisfatte, sono molto deluse e sono molto preoccupate per l’attuale situazione. Mi spiego meglio. Le tv locali nel 2004 hanno tutte richiesto e ottenuto l’abilitazione alle trasmissioni televisive digitali sperimentali; al 25 luglio del 2005, come previsto dalla legge, hanno effettuato i necessari investimenti per convertire almeno un impianto alle trasmissioni digitali; molte tv locali hanno partecipato assieme alle regioni al bando per i servizi di t-government attraverso la piattaforma televisiva digitale terrestre.

Le tv locali partecipano concretamente, attraverso AERANTi-CORALLO, alle attività di DGTVi.

Sono anni però che le tv locali chiedono di dare soluzione al problema che ostacola la possibilità per le tv locali di transitare al digitale a pieno titolo.

Come è noto, infatti, le tv locali non dispongono di canali cosiddetti ridondanti, cioè non dispongono di più di un canale televisivo per ogni area servita, sicché, nella maggior parte dei casi, non possono operare in simulcast, cioè non possono trasmettere simultaneamente in analogico e in digitale, cosa che invece può fare chi dispone di più di un canale nell’area servita poiché chi si trova in quest’ultima situazione potrà convertire uno dei propri canali al digitale senza perdere l’ascolto analogico.

Diversamente, chi, come le tv locali, dispone di un solo canale per area, se converte tale canale al digitale perde tutti i telespettatori analogici, senza avere in cambio telespettatori digitale perché, a oggi, solo una minima parte dell’utenza, ad eccezione di Sardegna e Valle d’Aosta, dispone di decoder e televisori integrati idonei per la ricezione del digitale terrestre.

In questo contesto, è evidente che le tv locali siano tagliate fuori da questa lunga fase di transizione e, quando il digitale finalmente decollerà, le tv locali saranno inevitabilmente marginalizzate.

Sono anni che si discute questo problema e sono anni che, al di là di generici impegni alla tutela delle tv locali e alla tutela del pluralismo, nulla è stato fatto. Di qui la nostra profonda insoddisfazione e nostra profonda delusione.

Ho parlato anche di preoccupazione. Le tv locali sono preoccupate non solo perché, in questi anni, dal 2004 a oggi, nulla è stato fatto per dare soluzione alla problematica; sono preoccupate anche perché tutti i provvedimenti che sono stati assunti in materia di digitale televisivo vanno in direzione opposta a quella della tutela del ruolo delle tv locali.

Mi riferisco alla recente disciplina assunta dalla Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sull’accesso al 40% della capacità trasmissiva dei grandi operatorio nazionali e mi riferisco al recente bando per l’assegnazione/aggiudicazione da parte del Ministero delle comunicazioni di 114 impianti televisivi analogici e relative frequenze di cui 20 nelle regioni all digital di Sardegna e Valle d’Aosta (19+1).

E anche qui mi spiego meglio.

Come è noto, gli operatori nazionali che eserciscono più di una rete analogica hanno, per legge, l’obbligo di veicolare contenuti di terzi per il 40% della capacità trasmissiva dei propri multiplex digitali. Si tratta di un importante principio di tutela del pluralismo e della concorrenza nel settore.

La regolamentazione di questo principio poteva rappresentare l’occasione per tentare di risolvere, quantomeno in parte, il problema delle tv locali. Infatti, veicolando le tv locali su base provinciale, per il 40% della capacità trasmissiva dei multiplex nazionali esistenti, c’è spazio per un numero piuttosto elevato di tv locali.

Diversamente, il regolamento in materia emanato dalla Autorità ha sostanzialmente escluso le tv locali da tale 40% di capacità trasmissiva e ora lo schema di disciplinare congiunto al regolamento, pur recuperando la possibilità di accesso per le tv locali, sottrae però, con motivazioni non condivisibili, i due principali operatori dall’obbligo nei confronti delle tv locali.

Per questo, AERANTI-CORALLO ha impugnato il regolamento al Tar per il Lazio e impugnerà anche il disciplinare qualora venga confermato il testo dello schema della consultazione pubblica.

Ho parlato anche del bando per l’assegnazione/aggiudicazione di 114 impianti e relative frequenze analogiche da parte del Ministero delle comunicazioni.

Con questo bando vengono assegnati agli operatori nazionali privi di copertura di almeno tutti i capoluoghi di provincia e di almeno l’80% del territorio. In particolare, 36 impianti vengono assegnati, senza costo, in base a criteri stabiliti dal bando stesso e altri 78 impianti vengono posti in gara per essere aggiudicati al maggior offerente.

Le tv locali sono molto critiche rispetto a questo bando, emanato senza alcun confronto con gli operatori, per una serie di ragioni.

In primo luogo, perché vengono ancora assegnate frequenze analogiche, quando invece ogni intervento dovrebbe essere orientato alla transizione al digitale.

In secondo luogo, perché le tv locali sono state escluse da tale assegnazione, nonostante che avessero i requisiti in quanto prive di canali ridondanti e in quanto la legge prevede che un terzo delle frequenze spetti alle tv locali.

In terzo luogo, perché le frequenze previste dal bando sono quasi tutte incompatibili con le attuali legittime utilizzazioni di molte tv locali.

In altre parole, quasi tutte le frequenze previste dal bando, se venissero attivate, scatenerebbero problematiche interferenziali di proporzioni mai viste negli ultimi 15 anni.

In quarto luogo perché il bando dà una sorta di imprimatur al Piano internazionale di Ginevra 2006, distinguendo tra frequenze coordinate e frequenze coordinabili che, allo stato, non trova alcun riscontro nella normativa italiana e che, comunque, in mancanza di regole al riguardo, costituisce un principio inaccettabile per la transizione al digitale.

Infine perché prevede 20 impianti e frequenze analogiche nelle aree all digital di Sardegna e Valle d’Aosta (19+1), in evidente controtendenza con l’obiettivo di switch off anticipato di tali aree.

Alla luce di quanto evidenziato, ritengo che sicuramente verranno proposti molti ricorsi avverso tale bando.

Concludendo, AERANTI-CORALLO ritiene che sia necessaria una drastica inversione di rotta, con l’adozione di una strategia che permetta alle tv locali di poter effettivamente competere nei futuri scenari digitali . Per fare questo, sono assolutamente indispensabili risorse per sostenere gli investimenti che le tv locali dovranno operare. Risorse che, a nostro parere, devono provenire sia da un riequilibrio del mercato pubblicitario, sia da un rifinanziamento della legge 57 del 2001 con riferimento alle future aree all digital.

In particolare il riequilibrio del mercato pubblicitario deve passare attraverso provvedimenti come quello previsto dal disegno di legge “Gentiloni” di esclusione delle tv nazionali dalla possibilità di trasmettere televendite.

Solo con questi provvedimenti e con un ripensamento della regolamentazione in materia sarà possibile per le tv locali superare l’insoddisfazione, la delusione e la preoccupazione per lo stato di marginalizzazione in cui si trovano.

 

 

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