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18/1/18 - Radiofonia in Italia, i dati del documento Agcom sulla individuazione dei mercati rilevanti nel settore radio

News Aeranti-Corallo

Figura1Con la delibera n. 506/17/CONS del 19 dicembre u.s., l’Agcom ha approvato il documento conclusivo di individuazione dei mercati rilevanti nel settore della radiofonia (c.d. “Fase 1”).

Dalla lettura della relazione prodotta dall’Autorità emergono alcune peculiarità del mezzo radiofonico. Anzitutto, i dati del CNF (Catasto Nazionale delle Frequenze) indicano che a oggi sono censiti oltre 16.000 impianti per la radiofonia analogica, dichiarati da 900 diversi soggetti per complessive 1.252 reti di diffusione locali e nazionali.
In particolare, sono 454 le reti (esercite da 260 soggetti) che dispongono di un solo impianto di diffusione: 606 (esercite da 462 soggetti) le reti che dispongono di un numero tra 2 e 10 impianti di diffusione; 168 (esercite da 157 soggetti) le reti che dispongono di un numero tra 11 e 100 impianti di diffusione; 24 (esercite da 20 soggetti) quelle che dispongono di un numero tra 101 e 1.000 impianti di diffusione e un soggetto che dispone di oltre 1.000 impianti di diffusione.
Altro dato interessante che emerge dalla lettura del documento Agcom è che in ogni provincia italiana sono diffusi circa 40 canali radiofonici, con bacini di utenza che variano dall’ambito municipale a quello pluriregionale.
La radio risulta essere fruita dal 67% della popolazione italiana ed è il secondo mezzo in termini numerici (la televisione è prima, con il 77,7% della popolazione). Internet si ferma al 40,1% e i quotidiani al 27,6%. La radio è un mezzo complementare, sia dal lato della fruizione da parte dell’utente finale (che ascolta la radio facendo altro, cosa, questa, impossibile con gli altri mezzi), sia dal lato della pianificazione pubblicitaria, in quanto la stessa viene usata per potenziare la pubblicità diffusa sugli altri mezzi (c.d. fruizione di ricordo).
Con riferimento all’articolazione del settore radiofonico (c.d. filiera), l’analisi Agcom evidenzia che le attività principali in cui è articolato il settore sono quattro e precisamente: “la  produzione  dei  programmi  (in  proprio  o  attraverso  l’acquisizione  da  altri  soggetti,   quali  i  produttori  di  informazione  giornalistica  o  i  distributori  di  diritti  sportivi  o  musicali),  la collocazione logico-temporale dei programmi all’interno del palinsesto (l’attività editoriale vera e propria), la diffusione radiofonica per la trasmissione dei contenuti  all’utenza finale e la fornitura dei servizi radiofonici al pubblico”. A monte di quanto descritto, si colloca l’attività di radiodiffusione e a valle “la presenza di utenti capaci di recepire il segnale attraverso degli impianti di ricezione,  dall’autoradio  al  telefono  cellulare,  fino  al  televisore  ove,  sulle  piattaforme digitale  terrestre  e  satellitare,  possono  essere  trasmessi  (principalmente in simulcast)  i  palinsesti  radiofonici. Questi stessi palinsesti possono essere altresì fruiti attraverso il  live streaming su reti di comunicazione elettronica.”  
Alla filiera di base, sopra descritta, si aggiungono elementi “esterni”, quali gli inserzionisti pubblicitari (nonché le concessionarie pubblicitarie, interne o esterne) e i soggetti che rilevano l’audience. Una visione di insieme della filiera radiofonica è rappresentata nella figura.
 
(In figura: la filiera radiofonica. Fonte Agcom)

 

 

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