11 febbraio 1987 Sentenza della Pretura di Roma

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11 FEBBRAIO 1987

SENTENZA DELLA PRETURA DI ROMA

 

GALANTI c. DE ANGELIS

 

(Omissis) – Motivi della decisione – Preliminarmente, va affermata l’estraneità della resistente al rapporto sostanziale dedotto in giudizio e, per altro verso, l’instaurazione del contraddittorio con riguardo a questo stesso rapporto fra il ricorrente e l’intervenuta, cui deve intendersi specificamente rivolta la domanda d’interdetto possessorio, proposta in ricorso a ribadita in sede di precisazione delle conclusioni.

Invero, l’estraneità della resistente al rapporto è ormai fatto non più discusso, pacifico appunto, a seguito della costituzione in giudizio della intervenuta, che s’è dichiarata titolare dell’emittente Radio Simpatia, e della produzione in atti del conforme processo verbale di accertamento e di contestazione del Circostel di Roma.

L’instaurazione del contraddittorio fra il ricorrente e l’intervenuta con riguardo a questo stesso rapporto e, più specificamente, l’estensione della domanda di interdetto possessorio del primo nei confronti della seconda, è fatto indiscutibile, provato com’è dal comportamento processuale delle stesse parti in causa, esposto nella parte narrativa di questa pronuncia; da quel comportamento – appunto – che, al di là delle forme ovvero delle espressioni adottate in concreto dalle parti, esprime in modo inequivoco la volontà del ricorrente di ottenere la tutela possessoria invocata nei confronti dell’emittente Radio Simpatia e, per essa, della sua titolare, e, d’altro canto, la volontà dell’intervenuta, titolare di questa emittente, di contrastare una pretesa siffatta perché infondata.

Orbene, già nel corso del procedimento, sulla base delle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio e tenuto conto dell’indiscussa tutelabilità delle bande di frequenza radio con le azioni possessorie, quale espressione appunto delle modalità concrete d’impiego d’apparecchiature irradianti (cfr. Cass. 3 dicembre 1984, n. 6340), il giudicante, ebbe a rilevare la sussistenza delle interferenze denunciate a seguito dell’uso dall’ottobre 1984-marzo 1985 della banda di frequenza radio di 91.450 da parte dell’emittente Radio Simpatia dell’intervenuta, uso – questo – posteriore a quello del maggio 1979 della banda di frequenza di 91.400 da parte dell’emittente Radio Holiday del ricorrente in analogo bacino (v. ordin. 13 marzo 1986 e c.t.u., in atti).

Il supplemento di consulenza tecnica d’ufficio, disposto su istanza delle parti nelle seconda fase del procedimento, ha confermato questi rilievi evidenziando segnatamente – a seguito di indagini che si distinguono per completezza e senza contestazioni specifiche delle parti in causa – che il bacino di utenza dell’emittente del ricorrente è rimasto pressoché inalterato negli anni, a differenza di quello dell’emittente dell’intervenuta senz’altro ampliato, e che questo bacino d’utenza (dell’emittente del ricorrente) interessava la città di Roma con esclusione della parte Ovest e Sud-Ovest allorquando l’emittente dell’intervenuta ha iniziato a trasmettere sulla frequenza troppo ravvicinata di 91.450 in tutta la città di Roma e dintorni (v. supplemento c.t.u., in atti).

Non v’è dubbio, quindi, che l’interdetto interinale debba qui tradursi in pronuncia definitiva di manutenzione del possesso del ricorrente della banda di frequenza radio di 91.400 MHz; e tanto, secondo il cennato limite territoriale del bacino d’utenza effettivamente occupato dall’emittente del predetto allorquando ebbe ad iniziare l’uso da parte dell’emittente dell’intervenuta della banda di frequenza radio di 91.450 MHz, troppo ravvicinata e, quindi, determinativa di disturbi.

Non v’è dubbio, neppure a considerare la temporanea interruzione d’uso della banda di frequenza da parte dell’emittente del ricorrente: dal 3 al 16 febbraio 1984, secondo le risultanze della consulenza tecnica d’ufficio; dal 3 febbraio al 12 marzo 1984, secondo la tesi dell’intervenuta.

Infatti, tenuto conto della pluriennalità dell’uso della banda, periodi così brevi di interruzione si presentano inapprezzabili sul piano di una dismessione effettiva di questo stesso uso, tanto più se connessi – come nella specie – ad un ordine dell’autorità amministrativa. D’altro canto, l’accadimento dei periodi d’interruzione in parola in epoca in cui l’emittente intervenuta non aveva iniziato l’uso della banda di frequenza radio di 91.450 MHz (l’uso è iniziato tra l’ottobre 1984 ed il marzo 1985) e, quindi, in epoca in cui non s’era ancora manifestato un conflitto tra l’uso delle bande di frequenza in oggetto, rende irrilevante questa interruzione ai fini del presente giudizio.

La manutenzione del possesso non può che realizzarsi mediante l’inibitoria dell’uso della banda di frequenza soprandicata di 91.450 MHz da parte dell’intervenuta ovvero di altra non distaccata di almeno 200 KHz da quella di 91.400, giusta l’incompatibilità indiscussa ed indiscutibile dell’uso di bande di frequenza non distaccate di tanto nello stesso bacino.

E l’inibitoria non può che riguardare il sopraindicato bacino della città di Roma, escluse le zone Ovest e Sud-Ovest, nei limiti territoriali – appunto – in cui era stato esercitato in concreto il possesso della banda di frequenza da parte dell’emittente del ricorrente, quale espressione delle modalità effettive di impiego delle relative apparecchiature irradianti.

Alternative al riguardo, e, più specificamente, l’alternativa formulata dal consulente tecnico d’ufficio al punto 3 delle conclusioni del supplemento della consulenza, quella di una variazione dei bacini d’utenza delle emittenti (Radio Holiday dovrebbe spostarsi a Nord della città di Roma e Radio Simpatia a Sud), è alternativa inattuabile sul piano giuridico in quanto si tradurrebbe in una indebita limitazione dell’invocata e riconoscibile ex art. 1170 c.c., conservazione dello «status quo ante», del possesso appunto, come se fosse dato al giudice di colmare le carenze legislative del settore disciplinando l’uso dell’etere con attribuzione di concessioni o autorizzazioni d’ordine amministrativo.

Conclusivamente, quindi, per i motivi esposti, il giudizio va definito come da dispositivo.

Le spese processuali seguono la soccombenza, il ricorrente per il rapporto processuale con la resistente e l’intervenuta per quello con il ricorrente, e, in difetto non ostativo di nota, sono liquidate in favore della resistente in complessive lire 310.000 (di cui lire 130.000 per diritti e lire 160.000 per onorari), e in favore del ricorrente in complessive lire 1.470.000 (di cui lire 560.000 per diritti e lire 800.000 per onorari).

Le spese della consulenza tecnica d’ufficio e del relativo supplemento sono poste a carico definitivo della intervenuta nella misura già liquidata in corso di causa.

La sentenza va dichiarata provvisoriamente esecutiva con riguardo al rapporto fra il ricorrente e l’intervenuta, come richiesto, non tollerando ritardi nella esecuzione gli interdetti possessori, sia interinali che definitivi (art. 282 c.p.c.). (Omissis).