11 maggio 2000 Sentenza n.481 del T.A.R. Liguria, Sezione I

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11 MAGGIO 2000

SENTENZA N.481 DEL TAR LIGURIA, SEZ.I

SENTENZA

sul ricorso n. 728\94 R.G.R. proposto da Anzaldi Rosario, in proprio e in qualità di responsabile di Radio Tele Varazze, rappresentata e difesa dall’avv. Piergiorgio Pizzorni ed elettivamente domiciliato presso il suo studio in Genova via XX settembre 14\31;

ricorrente

 

contro

Ministero delle Comunicazioni, in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso dall’Avvocatura dello Stato, domiciliataria ex lege in Genova via B. Partigiane,2

resistente

per l’annullamento

del decreto 31\3\1994 di rigetto della domanda di concessione per la radiodiffusione televisiva privata in ambito locale notificato il 6\4\1994. Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Avvocatura dello Stato per l’Amministrazione intimata;

Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti gli atti tutti della causa;

Uditi alla pubblica udienza del 10\12\1999, relatore il Consigliere Roberto Pupilella, gli avvocati per le parti costituite;

Ritenuto e considerato quanto segue:

ESPOSIZIONE DEL FATTO

Con ricorso regolarmente notificato e depositato il ricorrente in proprio e quale rappresentante di Radio Tele Varazze, emittente televisiva locale che opera dal 1987 nella zona di Varazze, impugnava il provvedimento in epigrafe indicato, con il quale il Ministero intimato ha negato accoglimento alla domanda di concessione per la radiodiffusione in ambito locale sul presupposto che l’emittente ricorrente non avrebbe allegato la documentazione richiesta dall’art. 1 commi 4 e 5 della l.n.422/93.

Ritenendo illegittimo l’operato dell’amministrazione ne viene chiesto l’annullamento sulla base di quattro distinti motivi di diritto qui di seguito rubricati.

Con il primo si lamenta la violazione dì legge (art. 3 legge n.241\90), nonchè l’eccesso di potere per difetto di motivazione e di istruttoria; erroneità, mancanza dei presupposti.

La formula stereotipata utilizzata dal ministero nel decreto impugnato per respingere la domanda di concessione sarebbe di per sé sufficiente ad evidenziare il vizio di motivazione e difetto di istruttoria rubricato.

Inoltre traspare dalle indicazioni contenute nell’atto in relazione alle norme ivi applicate, il travisamento dei fatti e l’errore in cui è caduta l’amministrazione per aver considerato come televisione e radio commerciale una emittente comunitaria che svolge attività di interesse pubblico, indicata dal quinto comma dell’art.16 della legge n.223\90.

Con il secondo motivo di ricorso si lamenta la violazione del termine di 90 gg. Stabilito dall’art. 2 del DL n.323\93 entro il quale il ministero doveva rilasciare (o negare) la concessione.

Il Ministero non avrebbe poi correttamente istruito la pratica poiché le commissioni previste nella legge citata in rubrica non sono state istituite tempestivamente e non hanno potuto supportare l’istruttoria ministeriale. Con il terzo motivo di ricorso si lamenta la violazione dell’art.l, commi 4 e 5 e dell’art. 16, 5 comma della l.n.223/90 nonchè l’eccesso di potere per travisamento e difetto di valutazione dei presupposti.

Le norme rubricate disciplinano un procedimento diverso per l’emittenti comunitarie quale è appunto la ricorrente e le emittenti commerciali non potendosi ingenerare equivoci circa la diversa connotazione delle stesse, avendo le prime una finalità sociale e culturale e non avendo scopo di lucro. Con l’ultimo motivo, infine, si lamenta la violazione dei principi generali comunitari e l’eccesso di potere per sviamento.

L’emittente in questione opera dal 1987 ed avrebbe ottenuto un riconoscimento di conformità alla direttiva comunitaria 3\10\1989 in materia di coordinamento dell’attività di radiodiffusione negli stati membri dell’Unione, di qui la natura di revoca del decreto impugnato.

Si costituiva in giudizio il Ministero intimato chiedendo il rigetto del ricorso siccome infondato. All’udienza di discussione la causa veniva trattenuta in decisione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso è volto all’annullamento del rigetto della domanda di concessione per la radiodiffusione televisiva privata in ambito locale motivata dalla assenza di una documentazione attestante i requisiti essenziali previsti dalla legge per il rilascio della concessione.

L’avvocatura di Stato, nella sua memoria conclusiva chiarisce che il rigetto sarebbe stato originato dalla formulazione letterale dell’art.16,5 comma della l.n.223/90 che ammette il rilascio di concessioni a carattere comunitario soltanto nei riguardi di fondazioni, associazioni (riconosciute o non e società cooperative, ma non contempla né persone fisiche né tantomeno emittenti, termine non associabile ai soggetti contemplati dalla norma.

La difesa erariale,senza che ce ne fosse bisogno evidenzia così la fondatezza in primo luogo del vizio di difetto di motivazione e di istruttoria lamentati in ricorso.

Come rappresentato in punto di fatto l’emittente in questione opera dal 987 ed è espressione del cineclub Salesiano che nell’art.2 dell’atto costitutivo e dello statuto afferma il divieto di perseguimento di ogni finalità di lucro, con la conseguente esclusione dal ricorso a qualunque forma di pubblicità ed utilizzando il volontariato.

Quanto al difetto di istruttoria è sufficiente ricordare che l’Anzaldi in data 22\10\1990 aveva richiesto la concessione in parola al Ministero specificando il carattere comunitario e non commerciale dell’emittente. Nessuna opposizione venne in allora manifestata dall’amministrazione, tanto è vero che in data 19\8\1992 la direzione centrale servizi radioelettrici comunicò che la domanda era stata utilmente collocata in graduatoria delle domandedi concessione per la radiodiffusione televisiva in ambito locale per il bacino d’utenza Liguria, approvata con DM 12\8\1992.

Ancora successivamente fu sempre il responsabile dell’emnittente a certificare attraveso le schede di programmazione ed i bilanci relativi agli anni 90,91 e 92 che il 98% della produzione tv era autoproduzione registrata da volontariato e non trasmette pubblicità, Infine anche nella domanda presentata il 12/11/1993 ed oggetto del diniego impugnato venne ribatida l’assenza della finalità di lucro, il carattere educativo, informativo, religioso e non commerciale ed elencava le associazioni e le ONLUS che autoproducevano oltre il 90% dei programmi tra cui CRI ARCI Az.Cattolica etc.

Contrariamente a quanto affermato dall’Avvocatura l’art. 16, 5 comma impone una lettura rispettosa della ratio della norma che deve valutare l’oggetto dell’attività posta in essere.

I requisiti necessari richiesti dalla norma sono costituiti pertanto:
1) dall’assena di lucro;
2) dall’esercizio delle attività da parte di particolari soggetti (associazioni ecc.);
3) dalla trasmissione per almeno il 50% dell’orario giornaliero di programmi autoprodotti che siano espressione di istanze culturali, politiche, etniche e religiose.

Ebbene tutti questi requisiti sono presenti nella domanda avanzata dalla emittente, posto che la lettura degli atti di programmazione avrebbe dovuto far riconoscere al Ministero che l’esistenza dell’autoproduzione dei programmi da parte di quei soggetti che la legge invoca come soggetti naturalmente destinatari della norma in questione.

Non solo. La lettura della documentazione già in possesso dell’amministrazione (schede di programmazione, originaria domanda di autorizzazione) avrebbe dovuto consentire al Ministero di considerare come dal punto di vista dell’attività di emissione posta in essere,ci fosse coincidenza tra la dizione dell’art. 16,5 comma l.n.223/90 e l’attività espletata e comunque ritenuta idonea dal Ministero ai fini dei rilascio dell’autorizzazione provvisoria del 92.

Come questo Tribunale ha già avuto modo di affermare, proprio in questa materia (sez.I 27\11\1998 n.547) “le norme in materia radiotelevisiva per il loro carattere di preminente interesse generale, incidono direttamente su principi di carattere costituzionale (diritto all’informazione, possibilità di accesso al sistema televisivo, pluralismo dell’informazione etc.) ed impongono all’azione amministrativa una particolare trasparenza, con la conseguenza di un rafforzato scrupolo nella istruttoria e nella motivazione dei provvedimenti connessi al rilascio o al diniego dei provvedimenti di concessione”.

Nel caso di specie errata si appalesa la indicazione circa la mancanza dei requisiti richiesti per le sole radio commerciali dall’art. 1 commi 4 e 5 della l.n.422/93 dovendosi applicare alla ricorrente il successivo comma sei, ma ancora più grave, ad avviso del tribunale è la mancata considerazione della documentazione in possesso dell’amministrazione procedente che, nel caso di dubbio circa la legittimità della presentazione della domanda da parte del responsabile della emittente avrebbe dovuto, in quello spirito di concentrazione, collaborazione tra utenti ed amministrazione, imporre al ministero di chiedere regolarizzare dal punto di vista formale la domanda, prima di procedere al diniego.

Il decreto che nega la concessione interviene pertanto, comprimendoli, su principi di libertà, costituzionalmente garantiti, che animano tutta la legislazione in materia radiotelevisiva denunciando altresì la fondatezza del quarto motivo di ricorso.

Risulta infatti illogica una lettura formalistica della norma tendente a comprimere il diritto alla libertà d’informazione ed al pluralismo televisivo che costituiscono uno dei caposaldi della regolamentazione legislativa in materia.

Il ricorso va pertanto accolto.

Le spese di lite, in applicazione del principio della soccombenza, sono poste a carico dei Ministero delle comunicazioni (già Min. PPTT.) e vengono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria, prima sezione, accoglie il ricorso e per l’effetto annulla il decreto 31\3\1994, trasmesso con nota prot. DCSR\8\906432 del 6/4/94 oggetto della presente impugnativa.

Le spese di giudizio sono poste a carico del Ministero delle comunicazioni e liquidate nella misura complessiva di L. 3.000.000 (tre milioni).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dalla autorità amministrativa. Così deciso in Genova, nella camera di consiglio del 10\12\1999, con l’intervento dei Signori:

Renato VivenzioPresidente
Roberto PupilellaConsigliere, rel. ed est.
Antonio BianchiConsigliere