12 novembre 1997 Sentenza n. 3818/97 della Corte Suprema di Cassazione, Sez. III Penale

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12 NOVEMBRE 1997

SENTENZA N° 3818/97 DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE

 

sul ricorso proposto da AA

 

 

avverso l’ordinanza 22.7.1997 del Tribunale per il riesame di Livorno

 

Sentita la relazione fatta dal Consigliere dr. FIALE

Udite le conclusioni del P.M. con le quali questi chiede il rigetto del ricorso.

Udito il difensore, avv.to Felice Vaccaro, il quale ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso.

 

FATTO E DIRITTO

Con ordinanza 22.7.97 il Tribunale di Livorno rigettava la richiesta di riesame -avanzata da AA, indagato per il reato di cui all’art.30, 7°comma, della legge n°223/1990- del decreto 21.6.1997 con cui il Procuratore della Repubblica presso la Pretura circondariale di Livorno aveva convalidato il sequestro di un impianto ripetitore di segnali televisivi, installato ed operante in un fondo di proprietà del AA.

Avverso tale ordinanza ha proposto ricorso l’indagato, eccependo:

a)     violazione della legge processuale, in quanto nel provvedimento di convalida il P.M. non aveva sostanzialmente indicato la fattispecie di reato in concreto ipotizzata, limitandosi ad un mero riferimento all’”art. 30, comma 7°, della legge n°223/1990”; non aveva altresì prospettato alcun pericolo di alterazione, dispersione o modificazione delle cose; aveva erroneamente considerato “corpo di reato” l’impianto sequestrato;

b)     inipotizzabilità di qualsiasi fattispecie di reato nei  suoi confronti, essendo egli soltanto proprietario del terreno sul quale insiste l’impianto in contestazione e stante la diversa identità del soggetto costruttore ed installatore;

c)     violazione di legge quanto alla riconduzione dei beni sequestrati alla nozione di “impianto di radiodiffusione sonora e televisiva” di cui al 3° comma dell’art. 195 del D.P.R. 29.3.1973, n°156, come sostituito dall’art. 30 della legge n°223/1990.

Tratterebbesi, invece, di impianto assoggettato ad autorizzazione ai sensi degli artt. 38 e segg. della legge 14.4.1975, n°103 e la violazione del relativo regime autorizzatorio   troverebbero sanzione meramente amministrativa nell’art. 195, 2° comma, del D.P.R. n° 156/1973 secondo la depenalizzazione operata dall’art. 1, lett.b), della legge n° 561/1993 (tenuto conto della accertata debole potenza);

d)     mancata valutazione, da parte del giudice del riesame, della circostanza che l’impianto di ripetizione sequestrato operava su frequenze destinate, dal Piano ministeriale di ripartizione del 31/1/1983, al servizio fisso del Ministero della difesa e del Ministero delle poste e delle telecomunicazioni e non al servizio di radiodiffusione, sicchè tutta la vicenda avrebbe dovuto essere ricondotta  alla previsione dell’art. 402 del D.P.R. n° 156/1973.

In data 5.11.1987 il difensore di AA ha depositato in Cancelleria copia della richiesta di autorizzazione all’esercizio dell’impianto ripetitore televisivo in oggetto, inoltrata il 25.10.1997 dal Comune di XX al Ministero delle comunicazioni, ai sensi dell’art.3, 16° comma, della legge 31.7.1997, n°249.

L’ordinanza impugnata, tenuto conto della documentazione prodotta dalla difesa, deve essere annullata senza rinvio.

L’art. 3, 16° comma, della legge n° 249/1997 ha inserito, infatti, nella legge 14.4.1975, n°103 l’art. 43 bis, il quale dispone che “ l’installazione e l’esercizio di impianti e ripetitori privati, destinati esclusivamente alla ricezione e trasmissione via etere simultanea ed integrale dei programmi delle concessioni televisive in ambito nazionale e locale, sono assoggettati a preventiva autorizzazione del Ministero delle comunicazioni, il quale assegna le frequenze di funzionamento dei suddetti impianti” ed ancora che “ l’autorizzazione é rilasciata esclusivamente ai Comuni, Comunità montane ed altri enti locali o consorzi di enti locali, ed ha estensione territoriale limitata alla circoscrizione dell’ente richiedente tenuto conto, tuttavia, della particolarità delle zone di montagna”.

La procedura in oggetto risulta essere stata attivata dal Comune di YY, al fine di consentire la funzione del mezzo televisivo in una “zona d’ombra” del proprio territorio.

In una situazione siffatta appare evidente che le dettagliate descrizioni tecniche dell’impianto, contenute sia nella relazione allegata, in sede di accertamento, al verbale di sequestro sia in quella successivamente presentata unitamente alla richiesta di autorizzazione inoltrata dall’Amministrazione comunale, escludono che possa configurarsi un pericolo concreto di alterazione, dispersione o modificazione dell’impianto e fanno venire meno ogni esigenza probatoria che giustifichi il mantenimento del vincolo in ordine al reato ipotizzato.

Deve disporsi, conseguentemente, la restituzione di quanto in sequestro all’avente diritto.

P.Q.M.

La Corte Suprema di Cassazione,

annulla senza rinvio l’ordinanza impugnata e dispone la restituzione di quanto in sequestro all’avente diritto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 12.11.1997.

 

Il Consigliere rel.                     Il Presidente