14 dicembre 2000 Sentenza n. 923/2000 del Tribunale di Terni

14 DICEMBRE 2000

SENTENZA N. 923/2000 TRIBUNALE DI TERNI

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI TERNI

in persona del GIUDICE UNICO dott.ssa Paola Vella

ha emesso la seguente

SENTENZA

nella causa civile di primo grado già iscritta al n.357/95 R.G.A.C. della ex Pretura Circondariale di Terni, ora iscritta al n. 822 della Sezione Stralcio di questo Tribunale, decisa all’udienza di discussione del 14.12.00 con lettura del dispositivo e della contestuale motivazione, promossa

da

MEDIA NOVA soc. coop. a r.l.

elett.te dom.ta in Terni, v. Galvani 3, presso lo studio dell’avv. Mauro Cingolani, che la rappresenta e difende unitamente all’avv. Marco Rossignoli del Foro di Ancona per procura speciale in calce al ricorso introduttivo

OPPONENTE

contro

Ufficio del GARANTE per la RADIODIFFUSIONE e l’EDITORIA, in persona del Garante pt. dom.to in Perugia, v. degli Offici 14, presso gli uffici dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Perugia, che lo rappresenta e difende per legge

OPPOSTO

OGG.: opposizione ad ordinanza – ingiunzione ex L.689/81.
CONCLUSIONI OPPONENTE: “Voglia l’Ill.mo tribunale adito, contrariis reiectis, per i motivi esposti annullare e comunque dichiarare priva di ogni effetto giuridico l’ordinanza ingiunzione del 16.2.95 notificata il 21.2.95 oggetto della presente impugnativa. Con vittoria di spese e onorari. In subordine, nella assoluta denegata ipotesi di rigetto della domanda principale voglia ai sensi dell’art.3, co. 3 n. 6) della L. 249/97 ridurre la sanzione irrogata ad un decimo.”
CONCLUSIONI OPPOSTO: ” Si chiede che l’opposizione venga rigettata con ogni conseguenza in ordine alle spese di giudizio”.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato il 23.3.95, la società Media Nova soc. coop. a r1, quale titolare dell’e mittente televisiva locale denominati “Tele Galileo”, proponeva opposizione avverso l’ordinanza ingiunzione emessa dal Garante per la Radiodiffusione e l’Editoria in data 16.2.95 (notificatale il 21.2.95) con la quale le era stata irrogata la sanzione amministrativa pecuniaria di £. 10.000.000, ai sensi dell’art. 31, comma 3 °, della L. 6.8.90 n. 223, per aver persistito nell’irradiare messaggi pubblicitari oltre il limite previsto per ogni ora di programmazione (come da nota del Circolo delle Costruzioni Telegrafiche e Telefoniche di Ancona del 2.11.94) nonostante la diffida inoltratale con atto del 7.7.94, notificatole il 14.7.94 e dopo che con provvedimento del 7.7.93, notificatole il 14.7.93,1e era stata contestata 1a violazione dell’art. 8, comma 9, della citata legge per aver irradiato, il giorno 20.4.93, pubblicità nelle fasce orarie indicate in tempi eccedenti il limite previsto.
A sostegno dell’opposizione la società adduceva la violazione degli artt. 14, 16 e 18 della L. n. 6898/81, non applicati ai fini dell’emanazione dell’ordinanza ingiunzione contestata nonostante il loro richiamo da parte del comma 4 dell’art. 31 L. 223/90 (come modificato dall’art. 8 della L. 422/93), lamentando la conseguente mancanza di preventiva contestazione dell’atto ai fini della possibilità di inoltrare scritti difensivi e di provvedere al pagamento in misura ridotta, nonché evidenziando che il Garante aveva agito come se la sanzione irrogata fosse conseguente non già ai nuovi fatti rilevati nella relazione 2.11.94 del Circostel Ancona bensì agli stessi fatti che avevano originato il precedente ed autonomo procedimento conclusosi con la sanzione della diffida..
Nel merito, contestava comunque la effettiva commissione delle violazioni contestate, riservandone la dimostrazione dopo l’esame della relazione suddetta e delle relative registrazioni, delle quali chiedeva l’acquisizione.
Nel costituirsi in giudizio, l’ufficio del Garante replicava che la diffida irrogata non aveva funzione conclusiva del procedimento sanzionatorio – all’interno del quale invece si collocava come preavviso di sanzione – che la procedura delineata dall’art. 31 della L. 223/90 era stata puntualmente seguita, trattandosi appunto di procedimento sanzionatorio unitario, riferito non già a singole infrazioni (nella specie dell’art. 8), sibbene alla persistenza di un comportamento illegittimo.
Con ordinanza riservata dell’11.1.96 il Pretore rigettava la richiesta dì sospensione dell’esecutività dell’ordinanza e disponeva l’audizione dei verbalizzanti.
Intervenuti il D. lgs n. 51/98 (recante la soppressione delle Preture e l’istituzione del Giudice Unico) e la legge n. 479/99 (recante l’attribuzione alle sezioni stralcio del Tribunale delle cause già pendenti dinanzi al Pretore alla data del 30 aprile 1995), il fascicolo veniva acquisito presso la sezione stralcio di questo Tribunale ed assegnato, in forza di provvedimento presidenziale del 18.3.2000, a questo Giudice che, fatte precisare le conclusioni all’udienza del 4.7.00 ed assegnato termine per note difensive ex art. 22, 7° co., L. n. 689/81, decideva la causa all’udienza del 14.12.00, dopo breve discussione, dando lettura del dispositivo e della seguente motivazione ex art. 22, 8° co., L. cit..

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’opposizione proposta è meritevole di accoglimento sotto il profilo della dedotta violazione degli artt.14, 16 e 18 della legge n.689/81.
Invero, se è innegabile che l’Autorità emanante ha puntualmente seguito la procedura descritta nei commi 1, 2 e 3 dell’art. 31 della L. 223/90, è parimenti evidente la sua mancata osservanza della specifica disposizione di cui al 4° comma dello stesso articolo, a norma della quale “per le sanzioni amministrative conseguenti alla violazione delle norme richiamate nel comma 1” tra le quali, appunto, l’articolo 8 in contestazione- “si applicano, in quanto non diversamente previsto, le norme contenute nel capo I, sezioni I e Il della legge, 24 novembre 1981 n.689”, tra le quali figurano, appunto, anche le disposizioni sopra indicate, le quali, a salvaguardia del principio del contraddittorio che va sempre garantito anche in sede amministrativa (come il Legislatore ha voluto ribadire nella riforma attuata con la legge n. 241/90), consentono all’interessato di vedersi contestare l’infrazione onde poter inoltrare le proprie memorie difensive ed eventualmente avvalersi della possibilità del pagamento della sanzione comminata in misura ridotta.
Né può assumersi che la contestazione degli addebiti prescritta dal comma 1 del menzionato art. 31, con contestuale assegnazione del termine per le giustificazioni (nel caso di specie ritualmente eseguite), possa ritenersi assorbente dell’analogo passaggio procedimentale previsto nella L. 689/81, rendendolo superfluo, ai fini dell’irrogazione della sanzione amministrativa contemplata dal successivo comma 3, in quanto è evidente che si tratta di ben distinte ed autonome fattispecie di illecito amministrativo, la prima configurata dalla inosservanza (tra l’altro) dell’art. 8 della L. 223/90, la seconda invece dal persistere del comportamento illegittimo oltre il termine assegnato con la diffida di cui al comma 2, perciò con evidente riferimento a fatti distinti, oggetto di separato accertamento (come in effetti nel caso in esame: v. note del Circostel di Ancona in data 11.5.93 e, rispettivamente, 2.11.94).

Le esposte conclusioni risultano del resto pienamente condivise dalla più recente giurisprudenza di merito (v. Pret. Roma sez. I civ. 11.6.98, Trib. Roma VII sez. civ. 27.9.99 e 31.1.2000), di legittimità (Cass. civ. sez. III 21.6.99 n. 6244) ed amministrativa (Tar Lazio sez. Il 15.3.2000), nonché implicitamente seguite dallo stesso ufficio del Garante in altro precedente (v. provvedimento del 6.6.95 prodotto da parte opponente, nel quale peraltro la contestazione riguardava una fattispecie – art. 15, comma 15, della L. 223/90 – non chiamata dal 4° comma in esame).

In particolare, con la citata sentenza n. 6244/99 la Suprema Corte ha confutato le diverse conclusioni cui era pervenuta la I sezione, in data 28.12.98 (sent. n. 12848, allegata da parte opposta), negando che gli istituti di cui agli artt. 14, 16 e 18 della L. 689/81 fossero “incompatibili con lo speciale procedimento sanzionatorio conseguente alla violazione delle disposizioni di cui all’art. 8 legge 223/90” ed al contrario affermando che “1a violazione dell’art. 8 comma sesto della legge n. 223/90 disciplinante il sistema radiotelevisivo pubblico e privato, non costituisce, nella previsione dei primi due commi dell’art. 31 della legge citata, un illecito amministrativo, ma tale essa diviene ai sensi del terzo comma dell’art. 31 cit. in caso di persistenza della condotta vietata (trasmissione di messaggi pubblicitari oltre i limiti temporali consentiti) previa contestazione degli addebiti da parte del Garante delle Radiodiffusioni. Per il disposto del successivo quarto comma dell’art. 31 cit. per le conseguenti sanzioni amministrative si applicano le norme contenute nel capo 1 sezioni I e II della legge 24 novembre 1981 n. 689, e quindi anche l’art. 14 il quale prevede la contestazione immediata o comunque nel termine di 90 o 360 giorni al trasgressore.

Nè la contestazione di cui al primo comma dell’art. 31 cit. della legge n. 223/90 può surrogare quella disciplinata dall’art. 14 della legge 689/81 perchè esse attengono a fatti diversi ancorchè tra loro “ex -lege” collegati. Restano assorbite le ulteriori contestazioni sollevate dal ricorrente.

Sussistono giusti motivi in considerazione del solo recente consolidarsi nei vari settori della giustizia (ordinaria ed amministrativa), del condiviso orientamento giurisprudenziale favorevole alla tesi in diritto dell’opponente, per disporre l’integrale compensazione delle spese processuali.

La presente sentenza é provvisoriamente esecutiva ex lege.

P.Q.M.

In accoglimento dell’opposizione proposta dalla società Media Nova soc. coop. a r.l. con ricorso depositato il 23.3.95 annulla l’ordinanza ingiunzione emessa dal Garante per la Radiodiffusione e l’Editoria in data 16.2.95 (notificata il 21.2.95).

Dichiara interamente compensate tra le parti le spese processuali.

Sentenza provvisoriamente esecutiva

Terni. 14.12.2000