15 marzo 1988 Ordinanza della Pretura di Roma

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15 MARZO 1988

ORDINANZA DELLA PRETURA DI ROMA

 

Soc Radio Kiss Kiss c. s.r.l. Sirio e Soc. Radio Monte Spaccato

 

(Omissis) – Il Pretore: sciogliendo la riserva che precede, osserva.

Attraverso l’esperita consulenza tecnica d’ufficio deve ritenersi sufficientemente dimostrato:

a) che «relativamente alla citata in causa Radio Monte Spaccato… dai documenti disponibili presso il Circostel non risulta abbia mai operato sulle frequenze dell’intorno di 97.000 MHz», a meno di eventuali periodi per i quali vi è stata una qualche forma di collaborazione con Radio Terminal;

b) che quest’ultima ha iniziato a trasmettere sulla frequenza portante di 97.000 MHz, con potenze relativamente ridotte (800-1000 Watt) e con un bacìno d’utenza limitato «all’interno dell’area metropolitana», nel «1978» (e precisamente il 30 settembre 1978, secondo la relazione stesa da tecnici del Circostel in occasione di una visita tecnica, confermata da accertamenti del centro ascolto del medesimo Circostel del 24 febbraio 1979), trasferendo quindi, in corrispondenza del censimento del 1985, gli impianti di trasmissione a Monte Compatri con incremento di potenza pari a circa 2 Watt ed ampliamento del bacino d’utenza a tutta l’area metropolitana di Roma e zone limitrofe, senza che peraltro il recente trasferimento del trasmettitore a Rocca di Papa (essendo rimasta «inalterata» la potenza impiegata) abbia modificato sostanzialmente il bacino interessato;

c) che l’attuale ricorrente ha iniziato a trasmettere sulla frequenza portante dì 97.200 MHz (sotto la denominazione di Anteprima Radio di Clemente Fernanda), con potenza e bacino d’utenza corrispondenti a quelli di primitivo impiego da parte della resistente, dalla fine del 1980 (e precisamente dal 24 dicembre 1980, data di dichiarazione di attivazione dell’impianto la cui prima traccia di funzionamento risale al 9 gennaio 1981), operando quindi, in occasione del censimento del 1985, analoghi tramutamenti di impianti, di potenza e di bacino d’utenza rispetto a quelli già segnalati in capo alla resistente medesima;

d) che «fino a tutto il 1985 nessuna delle due emittenti lamenta interferenze reciproche», laddove solamente «alla fine del 1986 e primi mesi del 1987» vengono lamentate le interferenze che hanno portato alla presente controversia.

Tanto premesso, giova in primo luogo riconoscere come non possa essere attribuito rilievo decisivo al fatto che la ricorrente trasmetta attualmente sulla frequenza (diversa da quella dichiarata in occasione del censimento del 1985) di 97.250 MHz, posto che tale cambiamento risulterebbe dovuto ad un mero «tentativo di miglioramento dell’ascolto» e che, comunque, lo stesso consulente d’ufficio ha dato atto che, per non essere interferita dalle emissioni di altra emittente nell’ambito del bacino di Roma (precisamente Radio Don Bosco, la quale trasmette sulla frequenza di 97.400 MHz) «Radio Kiss Kiss dovrebbe ritornare alla frequenza già ufficialmente dichiarata di 97.200 MHz».

In questo senso, dunque, lungi dal ritenere appagante la circostanza che «attualmente… non esiste possibilità di interferenze», occorre piuttosto muovere dal rilievo che, nel caso le condizioni di trasmissione dovessero ritornare a quelle denunciate in sede di censimento (separazione tra le frequenze portanti di 200 KHz, per essere la frequenza della ricorrente quella nominale dichiarata di 97.200 MHz, invece del 97.250 MHz di cui al momento dell’accertamento peritale), «vi sarebbe certamente interferenza» soprattutto nella zona Nord-Est di Roma (Nomentana).

Se così è, però, è palese come, fermo restando già il fatto del «preuso» spettante alla resistente secondo quanto sopra accennato, non sia individuabile altra causa delle interferenze in argomento (inesistenti sino a tutto il 1985 e fino al termine del 1986, come detto, malgrado la richiamata corrispondenza, tra le parti, dell’ubicazione dei trasmettitori, delle potenze impiegate e dei bacini di utenza) se non il sopravvenuto incremento di potenza di Radio Kiss Kiss, portata a 4 K Watt e verosimilmente da mettere in relazione con la trasformazione dell’ex Anteprima Radio nell’attuale ricorrente (non a caso avvenuta «alla fine del 1986», data di inizio delle lamentate interferenze), come comprova il fatto che lo stesso consulente d’ufficio, in contrasto con l’affermazione secondo la quale l’incremento di potenza della ricorrente medesima non avrebbe modificato sostanzialmente il bacino interessato ed avrebbe anzi diminuito la probabilità di interferenze reciproche dovute a lobi secondari grazie all’orografia del terreno, non ha poi saputo offrire altro rimedio agli inconvenienti in esame se non una «diminuzione della potenza in modo da garantire un rapporto di protezione di circa 6 dBM».

Pertanto, facendo qui richiamo al consolidato indirizzo giurisprudenziale (Cass. 2 aprile 1987, n. 3179) secondo cui l’interesse del soggetto il quale eserciti un impianto radiofonico o televisivo merita tutela nei confronti di altro soggetto (privato) che interferisca nell’uso di una banda di frequenza e l’utilizzazione di questa da parte del primo è in concreto giuridicamente tutelabile, sul piano petitorio, sotto l’aspetto concorrenziale (ciò che implica di per sé l’irreparabilità del pregiudizio relativo, requisito quest’ultimo che, nella specie, deve quindi essere riconosciuto sussistente unitamente all’altro, relativo all’imminenza del pregiudizio stesso) non potendo negarsi all’imprenditore la tutela del diritto di esercitare un’impresa radiofonica o televisiva – assistita dal preuso del canale o della banda di frequenza – nell’ambito di esercizio del più ampio diritto di iniziativa economica costituzionalmente garantito, non pare dubitabile che non possa trovare accoglimento, per difetto del presupposto stesso del fumus boni iuris, il ricorso della parte istante, mentre, per le ragioni esattamente opposte, deve trovare ingresso la domanda in via d’urgenza spiegata riconvenzionalmente dalla resistente, cosicché, allo scopo di assicurare provvisoriamente gli effetti della futura decisione di merito, stimasi di adottare le cautele come suggerite dal consulente d’ufficio. (Omissis).