15 marzo 2002 Sentenza n. 2187 del TAR Lazio, Sezione II bis

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15 marzo 2002

Sentenza n.2187 del TAR Lazio, Sez. II bis

REPUBBLICA ITALIANA

In nome del Popolo Italiano

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DEL LAZIO

Sezione Seconda bis

ha pronunciato la seguente

 

SENTENZA

sul ricorso n.858/1999 proposto da RETE 7 spa, in persona del legale rappresentante p.t Riccardo Piccioli; ANTENNA UNO srl, in persona del legale rappresentante Riccardo Piccioli; SESTARETE & RETE 8 srl, in persona del legale rappresentante p.t. Luigi Ferretti; RETE 8 srl, in persona del legale rappresentante Fabio Ferretti, tutte rappresentate e difese dagli avv.ti Sandra Ballerini, Avilio Presutti e Felice Vaccaro ed elettivamente domiciliate presso lo studio del secondo in Roma, Via delle Tre Madonne n.16.

 

CONTRO

– il Ministero dell’Ambiente, il Ministero delle Comunicazioni e il Ministero della Sanità, in persona dei rispettivi Ministri p.t., costituitisi in giudizio, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici domiciliano ex lege in Roma, Via dei Portoghesi n.12;

– l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni , in persona del legale rappresentante p.t., non costituitasi in giudizio;

 

E NEI CONFRONTI

– della Soc. R.T.I. RETI TELEVISIVE ITALIANE spa, in persona del legale rappresentante p.t., costituitasi in giudizio, rappresentata e difesa dagli avv.ti dal prof. Franco Gaetano Scoca e Aldo Bonomo ed elettivamente domiciliata presso il loro studio in Roma, Via G. Paisiello, 53;

 

PER L’ANNULLAMENTO

del Decreto 10.9.1998 n.381 del Ministro dell’Ambiente d’intesa con il Ministro della Sanità e il Ministro delle Comunicazioni, con il quale viene emanato il regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenze compatibili con la salute umana; nonché degli atti connessi e conseguenti.

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio dei Ministeri dell’Ambiente, della Sanità e delle Comunicazioni, nonché della soc. R.T.I.;

Vista la memoria prodotta dalle parti ricorrenti a sostegno delle proprie difese;

Visti gli atti tutti della causa;

Relatore all’udienza pubblica del 31 gennaio 2002 il consigliere Renzo CONTI;

Uditi, altresì, l’avv. F. Vaccaro e l’avv. G. Polizzi.

Ritenuto e considerato in fatto ed in diritto quanto segue:

 

FATTO

Con il ricorso in trattazione, notificato il 30 dicembre 1998 e depositato il successivo 19 gennaio 1999, le società ricorrenti, quali titolari di emittenti televisive private, impugnano il D.M. 10.9.1998 n.381, con il quale è stato adottato il “Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana”, deducendo al riguardo i seguenti motivi di gravame, così dalle medesime ricorrenti paragrafati ed ulteriormente puntualizzati nella successiva memoria:

1) violazione art.32 Costituzione; art. 4 L.833/78;

2) violazione art.1, comma 6 lettera A) n.15 della legge 249/97; Direttive CEE 89/552; art.39 L.223/90Direttiva CEE 97/36;

3) violazione art.18, punto 1, L.223/1990;

4) violazione art.1 L.49/1997 per altro profilo;

5) violazione artt.1 L. 223/1990, 3,21,41 Costituzione;

6) violazione art.97 Costituzione; contraddittorietà e illogicità; errore materiale, eccessività ed indeterminatezza.

Con atto meramente formale si sono costituite per resistere le amministrazioni intimate indicate in epigrafe, nonché la soc. R.T.I..

La causa è stata quindi chiamata e posta in decisione all’udienza pubblica del 31 gennaio 2002, nel corso della quale le parti hanno illustrato le rispettive argomentazioni difensive.

 

DIRITTO

Il ricorso ha per oggetto il decreto ministeriale n.381 del 10.9.1998, con il quale, in attuazione dell’art.1, comma 6, lettera a), n.15 della legge 31.7.1997 n.249, sono state dettate le norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana.

In via preliminare il Collegio deve darsi carico di verificare il permanere dell’interesse al ricorso a seguito del mutamento del quadro normativo intervenuto nelle more della decisione.

Va al riguardo tenuto presente che il decreto impugnato n. 381/1998 è stato emanato, come in precedenza evidenziato, in applicazione della legge 31.7.1997, n. 249, la quale (all’art. 1, comma 6, lettera a), n. 15) dispone, tra l’altro, che il Ministero dell’ambiente d’intesa con il Ministero della sanità e con il Ministero delle comunicazioni, sentiti l’Istituto superiore di sanità e l’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente (ANPA), fissa i tetti di radiofrequenze compatibili con la salute umana, tenendo anche conto delle norme comunitarie.

Successivamente alla proposizione del ricorso è intervenuta la “Legge quadro sulla protezione delle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici” (L. 22.2.2001, n. 36, pubblicata nella G.U. 7.3.2001 n.55), che ha dettato i principi fondamentali in materia, prevedendo, fra l’altro, con la disposizione di carattere permanente contenuta nell’art. 4, comma 2, lett. a), che i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità, le tecniche di misurazione e rilevamento dell’inquinamento elettromagnetico e i parametri per la previsione di fasce di rispetto per gli elettrodotti sono stabiliti “per la popolazione, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri…”.

Il predetto decreto, come pure quello di cui alla successiva lettera b) concernente i lavoratori e le lavoratrici, doveva essere emanato entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge, su proposta del Ministro dell’Ambiente, di concerto con il Ministro della Sanità, sentiti il Comitato interministeriale per la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento elettromagnetico e le competenti Commissioni parlamentari, previa intesa in sede di “Conferenza unificata” di cui all’art. 9 del D.Lgs. n.281/1997 (cioè la Conferenza Stato-città ed autonomie locali unificata, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province, dei comuni e delle comunità montane, con la Conferenza Stato-regioni).

Il successivo comma 3 ha stabilito che “Qualora entro il termine previsto dal comma 2 non siano state raggiunte le intese in sede di Conferenza unificata, il Presidente del Consiglio dei ministri entro i trenta giorni successivi adotta i decreti di cui al comma 2, lettere a) e b)”.

In realtà gli anzidetti decreti non sono stati ancora emanati, ma il pericolo di un vuoto normativo nella materia è stato scongiurato dal regime transitorio dettato con l’art. 16, secondo cui, fino all’entrata in vigore del citato decreto del Presidente del Consiglio previsto dall’art. 4, comma 2, lettera a) , “…si applicano, in quanto compatibili con la presente legge..” le disposizioni del D.P.C.M. 23.4.1992 (riguardante i limiti per l’esposizione della popolazione ai campi elettrici e magnetici generati dagli elettrodotti), le disposizioni del D.P.C.M. 28.9.1995 (riguardante le Norme tecniche procedurali di attuazione del predetto D.P.C.M. 23.4.1992) “…nonché le disposizioni del decreto 10 settembre 1998, n. 381 del Ministro dell’Ambiente”.

Sia pure in fase di regime transitorio e nei limiti di compatibilità con la stessa legge n. 36/2001, il legislatore ha fatto propria la disciplina dettata con il decreto ministeriale impugnato n. 381/1998 senza conservare, in questa fase, al Ministro dell’Ambiente alcun potere di modifica della disciplina stessa, ciò in coerenza con la disposizione di carattere permanente sopra esaminata che ha limitato la competenza di tale Ministro al semplice potere di proposta in ordine all’adozione dei decreti in materia, riservata al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Ciò significa che il citato art. 16 ha inteso operare un vero e proprio recepimento legislativo della disciplina sostanziale contenuta nel decreto n.381/1998, cosicché l’eventuale accoglimento nel merito della presente impugnativa, comportando l’annullamento del predetto decreto in quanto fonte normativa di natura secondaria ma non dell’anzidetta disciplina sostanziale recepita dalla legge, fonte normativa primaria, non sarebbe comunque idoneo ad assicurare l’interesse fatto valere dalle ricorrenti.

Per le ragioni indicate il ricorso deve essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.

Sussistono giusti motivi per compensare integralmente tra le parti le spese di giudizio, ivi compresi diritti ed onorari.

 

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Sez.II bis, definitivamente pronunciando sul ricorso n.858/99 indicato in epigrafe, lo dichiara improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.

Spese, diritti ed onorari, compensati.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità Amministrativa.

Così deciso in Roma, il 31 gennaio 2001, in Camera di Consiglio, con l’intervento dei signori magistrati:

PATRIZIO GIULIA – Presidente
EVASIO SPERANZA – Consigliere
RENZO CONTI – Consigliere estensore