16 novembre 1994 Sentenza della Corte Suprema di Cassazione, Sez. II Penale

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16 NOVEMBRE 1994

SENTENZA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, SEZIONE III PENALE

 

Rilevato, in relazione al decreto di archiviazione specificato in epigrafe, i ricorrenti lamentano violazione dell’art.408, 2° e 3° comma, c.p.p. per non essere stati avvertiti della richiesta di archiviazione avanzata dal p.m., quantunque ne avessero fatta espressa istanza;

che la violazione dell’anzidetta normativa era già stata rilevata dallo stesso g.i.p., il quale aveva restituito gli atti al p.m. affinché procedesse all’avviso, ma il p.m. aveva ritenuto di non esservi obbligato in quanto la denunzia sporta nei confronti di Parente Giuseppantonio riguardava pretesa violazione dell’art. 195 d.p.r. 29 marzo 1973 n. 156 – norma rivolta a tutelare un interesse, squisitamente pubblicistico, al corretto svolgimento delle attività di radiodiffusione – e conseguentemente i denunzianti non potevano assumere la veste di “persone offese” dal reato, aventi diritto all’avviso;

ritenuto che il reato di cui all’art. 195, 1° comma, d.p.r. 156/73, come modificato dall’art. 30, 7° comma, l. 6 agosto 1990 n. 223, ha natura “plurioffensiva” in quanto, oltre all’interesse della collettività ad un’ordinata utilizzazione dell’etere e ad un regolamentato accesso ai mezzi di comunicazione di massa quali presupposti essenziali di una corretta informazione, ben può ledere altresì gli interessi privati di quei soggetti che, autorizzati dall’utilizzazione in forma economica di determinate frequenze, subiscano l’invasione delle frequenze medesime ad opera di altri;

che i denunzianti, nella fattispecie in esame, si trovavano appunto nella situazione dianzi specificata ed avevano sporto denuncia appunto quali “parti offese” dall’attività denunziata come illecita;

che deve ritenersi conseguentemente violato il loro diritto di intervento e di difesa nel procedimento de quo;

per questi motivi la Corte suprema di cassazione, visti gli art. 127, 1° e 5° comma 408, 409, 6° comma, 623 c.p.p., annulla con rinvio l’impugnato decreto di archiviazione ed ordina la trasmissione degli atti – per quanto di competenza – al Pretore di Roma.