19 agosto 1996 Sentenza n. 650/96 della Pretura Circondariale di Trapani

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19 AGOSTO 1996

SENTENZA N° 650/96 DELLA PRETURA CIRCONDARIALE DI TRAPANI

Nei confronti di:

XY

Libero presente

IMPUTATO

del reato di cui all’art. 195, primo e terzo comma, D.P.R. 29/03/1973, n. 156 (modificato dall’art. 30, comma 7°, della legge 6/8/90, n. 223), per avere istallato o, comunque esercitato un impianto di telecomunicazione sonora (l’emittente radiofonica privata denominata WZ) senza la prescritta concessione e dopo che il Ministero delle Poste, con decreto del 17/3/94 aveva deposto la cessazione delle emissioni provenienti dagli impianti dell’emittente radiofonica.

commesso in Trapani il 12/4/94.

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’imputato è stato tratto al giudizio di questo Pretore per rispondere del reato di cui all’epigrafe.

Al pubblico dibattimento egli si è regolarmente presentato.

Sono stati ammessi i programmi probatori così come proposti dalle parti.

Il PM ha chiesto ed ottenuto la audizione testimoniale degli ufficiali di PG che hanno svolto le indagini.

La difesa ha prodotto varia documentazione concernente il processo, ivi compresa la decisione del TAR Sicilia che, a ricorso di parte, ha sospeso l’ordinanza con cui si era intimato al XY di desistere dalla programmazione radiofonica.

Da ultimo, prima che le parti concludessero come in epigrafe, l’imputato ha chiesto di fare un’articolata dichiarazione spontanea.

Fatta questa breve premessa introduttiva, pare opportuno precisare immediatamente come, ad avviso di questo decidente l’imputato debba essere assolto dal reato ascrittogli.

Occorre svolgere sul punto qualche breve considerazione.

L’imputato, come è processuale, è proprietario dell’azienda Radiofonica denominata WZ che irradia trasmissioni raggiungenti un bacino di utenza esteso pressoché per l’intera provincia di Trapani.

Al momento dell’entrata in vigore della nota Legge 6.8.1990 N° 223 regolamentante il complesso sistema dell’emittenza radiotelevisiva pubblica e privata, come risulta dalle produzioni documentali difensive, la emittente in questione era gestita nella forma della società semplice.

Al fine di adeguare il proprio status alle nuove prescrizioni imposte dalla succitata legge, nei termini legali veniva ritualmente proposta al competente Ministero la domanda per la concessione per la radiodiffusione sonora a carattere commerciale in ambito locale.

A questo punto, sempre secondo la prefata normativa, l’imprenditore in questione acquisiva la veste giuridica di soggetto autorizzato, nelle more del rilascio (o meno) della chiesta concessione, alla provvisoria irradiazione di trasmissioni radiofoniche.

Nelle more ministeriali dell’esame della pratica XY, la gestione di WZ per vicende interne che qui non rilevano, si concentrava sulla sola persona dell’odierno imputato, divenendo una vera e propria impresa individuale.

Alla fine del Marzo 1994 all’imputato veniva comunicato, attraverso lettera raccomandata del Direttore competente del Circolo Costruzioni delle Poste il diniego della concessione, sul presupposto proprio della forma di impresa individuale della predetta radio, forma in contrasto con quanto previsto dall’art. 16 della Legge 1990/223.

A questo punto, sinteticamente ricostruiti i passaggi fattuali della vicenda del XY gioverà spendere alcune considerazioni.

Il decidente, pur apprezzando la appassionata difesa tendente addirittura all’ottenimento di sentenza di assoluzione per insussistenza del fatto, nel presupposto della irrilevanza amministrativa della forma societaria ai fini dell’ottenimento della concessione radiofonica, difesa d’altra parte implicante non pochi ardui passaggi francamente esulanti da questa vicenda particolare, deve appuntare la propria attenzione sulla contestazione di cui l’imputato deve rispondere.

Pur senza deliberatamente entrare nel merito amministrativo, non può tuttavia non notarsi come l’adito Tribunale Amministrativo Regionale, evidentemente ravvisando un fumus boni iuris nelle pretese annullative del XY ha immediatamente accordato la sospensiva del provvedimento di rigetto della concessione, di fatto riconoscendo in qualche modo la fondatezza delle argomentazioni prospettate.

Nel nostro processo il PM ha contestato all’imputato: A) di avere esercitato un impianto di telecomunicazione sonora senza la prescritta concessione; B) di averlo fatto anche dopo che il Ministero delle Poste aveva disposto la cessazione delle emissioni.

Orbene per quanto si è detto e per quanto si preciserà ancora atti alla mano, l’articolata imputazione non può reggere ad un attento vaglio.

Si è ampiamente chiarito come, fino alla comunicazione del diniego di concessione – cioè fino alla fine di marzo 1994 – il XY fosse per la Legge 1990/223 soggetto autorizzato alla provvisoria irradiazione di programmi radiofonici, dunque lecitamente abilitato a svolgere la propria attività imprenditoriale.

Cosa diversa sarebbe – e veniamo al secondo punto di imputazione – se l’imprenditore avesse, dopo la notifica del decreto di eiezione, continuato a trasmettere.

Sul punto tuttavia, non vi è alcuna chiarezza.

Il PM cioè, attraverso il testimoniale prodotto, non è stato in grado di provare convincentemente che, anche dopo la effettiva e legale conoscenza da parte dell’imputato del decreto negativo, WZ abbia continuato a trasmettere (in questo caso) illecitamente.

Nel corso delle deposizioni testimoniali i testi del PM non hanno saputo dire altro che grazie alla strumentazione in loro possesso, si poté accertare che in data 6.4.1994 non 12 come recita l’imputazione) la radio trasmetteva ancora.

Ma non è stata fornita prova alcuna sul giorno in cui l’imputato ebbe conoscenza del decreto a lui sfavorevole.

L’esame della documentazione in atti lascia tuttavia fondatamente ritenere che ciò avvenne tra la fine del marzo 1994 e i primi dell’aprile successivo. La lettera del Circolo Costruzioni di Palermo indirizzata al XY in accompagnamento al decreto negativo, reca infatti un protocollo del 31.3.1994.

Orbene, considerando che quell’anno la Pasqua cadeva il giorno 3 aprile e considerando che tale missiva, come riferito dall’imputato gli venne inoltrata per posta, è più che plausibile che la stessa sia pervenuta materialmente nelle mani dell’interessato con qualche giorno di ritardo – e ciò a prescindere dal fatto, che pure non sarebbe strano, che, per la Pasqua, l’imputato si sia assentato per qualche giorno di vacanza dalla città.

In considerazione del fatto poi che a Trapani i riti della settimana Santa sono particolarmente pregnanti e vissuti e del fatto ulteriore che anche il 4.4.1996 era evidentemente festivo, non vi è nulla di inconcepibile nel ritenere che ancora il 6.4.1996 la radio funzionasse, per non avere avuto l’imputato concreta notizia delle occorrenze.

Ma se è così – ed il PM non ha provato il contrario – è di tutta evidenza come non possa mai pronunciarsi, anche con riferimento a questa seconda parte dell’imputazione, giudizio di penale responsabilità dell’imputato stesso.

Per quanto complessivamente detto, allora, l’imputato deve essere assolto dall’imputazione ascrittagli perché il fatto non costituisce reato.

Per un certo esulare di questa decisione dagli ordinari standards motivativi in uno ad una qual complessità delle problematiche amministrative trattate, si indica, per il deposito dei motivi, un termine maggiore rispetto a quello ordinario.

PQM

Visto l’art. 530 cpp assolve l’imputato dal reato ascrittogli perché il fatto non costituisce reato. Indica giorni 60 per il deposito dei motivi.

Trapani, 25.6.1996