19 dicembre 1997 Decisione n. 1847/97 del Consiglio di Stato, Sezione VI

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19 DICEMBRE 1997

DECISIONE N° 1847/97 DEL CONSIGLIO DI STATO, SEZIONE VI

 

 

Sul ricorso in appello proposto dai Ministeri delle Poste e Telecomunicazioni e della Difesa in persona dei rispettivi Ministri p.t. e dal Direttore del Circostel di Venezia rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici per legge domiciliano, in Roma, Via dei Portoghesi, 12

contro

Prima Rete Tele Punto Radio Veneto s.r.l. non costituitasi in giudizio

per l’annullamento

della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto del 9 aprile 1990 n. 465/90 resa inter partes;

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visti gli atti tutti della causa;

Relatore alla pubblica udienza del 18 aprile 1997 il Consigliere Calogero Piscitello. Udito l’avv. dello Stato Gentili;

Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue

FATTO

Con ricorso in appello notificato in data 22.4.1991, i Ministeri delle Poste e Telecomunicazioni e della Difesa impugnano la sentenza del T.A.R. Veneto indicata in epigrafe, con la quale è stato accolto il ricorso n. 3173/89 proposto dalla S.r.l. Prima Rete Tele Punto Radio Veneto per l’annullamento dell’ordinanza del Circostel di Verona n. 59/89 in data 1.12.1989 (notificata il 7.12.89) e della diffida dello stesso Circostel prot. 13710/Radio/Bg in data 7.7.89 con cui si disponeva la disattivazione dell’impianto irradiante sulla frequenza 105,400 MHz con ripetitore, in località Torricelle, con comminatoria di suggellamento a nonna dell’art. 240 del Codice postale.

Premesso che la sentenza impugnata ha accolto il ricorso proposto dall’interessata per la ritenuta fondatezza della sola censura concernente la violazione dell’art. 240 del codice postale approvato con D.P.R. 29 marzo 1973 n. 156 (che vieta a chiunque di arrecare disturbo o causare interferenze alle telecomunicazioni), le Amministrazioni appellanti contestano l’interpretazione che di tale norma ha dato il T.A.R.

Ribadita la liceità e doverosità dell’assoggettamento ad autorizzazione dell’esercizio di impianti di telecomunicazione e richiamato il contenuto del Regolamento delle Radiocomunicazioni, annesso agli atti della Conferenza Amministrativa Mondiale delle Radiocomunicazioni di Ginevra (1979) resi esecutivi con il D.P.R. 740/81 per ciò che concerne le stazioni di radiodiffusione funzionanti nella banda 100-108 Mhz (secondo la nota n. 584 e la risoluzione n. 510), le appellanti sottolineano che, essendo indispensabile una efficace azione di prevenzione volta ad assicurare in qualsiasi momento la “pulizia” dell’etere sulle bande di frequenza riservate ai servizi di radionavigazione per la sicurezza dei voli, è legittimo l’intervento di disattivazione di emittenti private ai sensi dell’art. 240 del codice P.T. (il quale non si limita a vietare concrete interferenze alle telecomunicazioni, ma sanziona altresì il comportamento di quanti comunque arrechino “disturbi” alle medesime).

DIRITTO

Con l’impugnazione in esame, le Amministrazioni appellanti (Ministeri P.T. e Difesa) contestano l’interpretazione restrittiva che il T.A.R. del Veneto avrebbe dato alla norma contenuta nell’art. 240 del Codice postale approvato con D.P.R. 29 marzo 1973 n. 156 (la quale vieta a chiunque di arrecare disturbi o causare interferenze alle telecomunicazioni) affermando che l’impugnato provvedimento di disattivazione adottato dal Direttore del Circostel di Verona (come la diffida che lo ha preceduto) sarebbe stato motivato, “piuttosto che con la constatazione di interferenze al servizio di radionavigazione aeronautica, con la generica ipotizzazione di esse”; e ciò sulla base dell’accertamento che – a seguito di ordinanza collegiale dello stesso T.A.R. che disponeva l’acquisizione di un elenco di interferenze constatate – non ne risultava alcuna imputabile al trasmettitore della società ricorrente.

La doglianza delle Amministrazioni appellanti deve ritenersi fondata alla stregua dell’orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, di questa Sezione.

E’ stato, invero, affermato che perchè l’esercizio da parte dell’Amministrazione dei poteri di polizia di cui all’art. 240 T.U. 29 marzo 1973 n. 156, nei confronti di chi trasgredisce il divieto di arrecare disturbi o causare interferenze alle telecomunicazioni ed alle opere ad esse inerenti, presupponga normalmente l’accertamento di concreti disturbi, “tuttavia, nel caso di interferenze su canali che sono riservati ad Amministrazioni pubbliche (ad esempio, quella della difesa), e che postulano la loro disponibilità in qualunque momento, è irrilevante l’indagine sull’effettiva esistenza dei disturbi, in quanto in tali casi la semplice trasmissione non autorizzata su frequenze riservate in tutto il territorio nazionale integra il disturbo alle telecomunicazioni” (VI Sez. 9 giugno 1986 n. 423).

Il ricorso in esame deve, quindi, essere accolto, con il conseguente annullamento della sentenza appellata, mentre si ravvisano giusti motivi per compensate tra le parti le spese del giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, accoglie il ricorso in appello proposto dal Ministero delle Poste e Telecomunicazioni ed altri come in epigrafe e, per l’effetto, annulla la sentenza appellata. Spese compensate.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, addì, 18 aprile 1997, dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale – Sezione Sesta – in Camera di Consiglio con l’intervento dei Signori: (omissis).