19 maggio 2003 Sentenza n. 2687 del Consiglio di Stato, Sezione VI

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19 maggio 2003

Sentenza n. 2687 del Consiglio di Stato, Sezione VI

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente

DECISIONE

sul ricorso in appello proposto dal Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici è per legge domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, n. 12,

contro

Radio Paderno Uno soc. coop. a r.l., non costituita,

per l’annullamento

della sentenza n. 781/96 dell’11.6.1996 del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, sez. III, resa inter partes.
Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visti gli atti tutti della causa;

Alla pubblica udienza dell’11 marzo 2003, relatore il Consigliere Giuseppe Romeo, udito l’avvocato dello Stato Fiengo;

Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

1.- Con la sentenza impugnata, il TAR Lombardia ha accolto il ricorso della istante avverso il decreto ministeriale di reiezione della domanda di concessione per la radiodiffusione in ambito locale, per l’omesso invio della documentazione entro il 30 novembre 1993, statuendo che questo termine deve considerarsi meramente sollecitatorio, per cui dal suo decorso non poteva farsi discendere il rigetto della domanda di concessione.

2.- Appella l’Amministrazione, sostenendo l’erroneità di questa conclusione, in quanto il termine in questione deve considerarsi di carattere perentorio alla stregua dell’intero contesto normativo, con la conseguenza che la mancanza di una espressa indicazione circa la sua tassatività è irrilevante.

3.- All’udienza dell’11 marzo 2003, il ricorso è stato trattenuto in decisione.

4.- L’appello deve essere dichiarato fondato alla stregua della costante giurisprudenza che si è formata sulla questione, a partire dalla decisione di questa Sezione n. 1139 del 1° settembre 1999.

E’ stato, infatti, affermato – diversamente da quanto statuito dal primo giudice – che, per stabilire la perentorietà dei termini di atti dei procedimenti amministrativi, non è necessario che la legge li qualifichi espressamente tali, potendosene desumere la natura perentoria anche implicitamente, alla luce della ratio legis.

La legge n. 422 del 27 ottobre 1993 è preordinata ad attuare la riforma del sistema radiotelevisivo, attraverso la previsione di una serie di tempestivi adempimenti a carico dei privati e dell’Amministrazione, ed ha fissato, come primo momento di tale disegno, un termine ultimo entro cui le emittenti televisive e radiofoniche avrebbero dovuto regolare la propria posizione.

Il termine del 30 novembre 1993, essendo stato prescritto per consentire di porre fine a situazioni di irregolare esercizio dell’emittenza radiotelevisiva, attraverso la documentazione del possesso dei prescritti requisiti, non può, quindi, che assumere carattere perentorio.

L’appello va, pertanto, accolto, e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, il ricorso di primo grado deve essere respinto.

Sussistono motivi per disporre la compensazione tra le parti delle spese e degli onorari del doppio giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, accoglie l’appello in epigrafe, e, in riforma della sentenza impugnata, dichiara infondato il ricorso di primo grado. Compensa le spese del doppio grado di giudizio.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, l’11 marzo 2003 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) nella Camera di Consiglio con l’intervento dei Signori:

Salvatore GIACCHETTI

Presidente
Alessandro PAJNOConsigliere
Pietro FALCONEConsigliere

Giuseppe  ROMEO

Consigliere Est
Giuseppe MINICONEConsigliere