28 gennaio 2004 Sentenza n. 78 del TAR Piemonte

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28 gennaio 2004

Sentenza n. 78 del TAR Piemonte, sez. I

REPUBBLICA ITALIANA

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte – 1^ Sezione – composto dai Signori:

– Alfredo GOMEZ de AYALA – Presidente
– Bernardo BAGLIETTO – Primo Referendario
– Paolo PERUGGIA – Primo Referendario, estensore

ha pronunciato la presente

S E N T E N Z A

nella Camera di Consiglio del 28 gennaio 2004

Visto il ricorso n. 69/04 proposto da NOKIA ITALIA S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore rappresentata e difesa dall’avv. Prof. Nino Paolantonio, elettivamente domiciliata in Torino, via XX Settembre n. 60 presso lo studio dell’avv. Giuseppe Gallenca;

contro

il Comune di VENARIA REALE, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Vincenzo Enrichens, presso il quale ha letto domicilio in via Morghen 28 a Torino;

per l’annullamento, previa sospensione dell’esecuzione,

del provvedimento a firma del Dirigente I Settore, IV Dipartimento, in data 27 ottobre 2003, con il quale è stata respinta l’istanza per la installazione di una stazione radiobase in via Iuvarra n. 39, nonché, se ed in quanto necessario, della delibera del Consiglio comunale n. 19 del 2002, recante adozione della Revisione del Piano Regolatore Generale Comunale, e di ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale.

Visti gli atti e documenti depositati col ricorso;

Vista la domanda cautelare presentata in via incidentale dalla ricorrente;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Venaria Reale;

Relatore il primo referendario Paolo Peruggia uditi gli avvocati Casetta per delega dell’avvocato Giuseppe Gallenca e Mollo, per delega dell’avvocato Vincenzo Enrichens;

La Nokia Italia spa espone di aver presentato al Comune di Venaria Reale l’istanza 14.7.2003 per ottenere l’autorizzazione all’installazione di un’antenna radio base in via Juvarra 39;

l’amministrazione ha più volte richiesto dei documenti, parte dei quali venne effettivamente fornita dall’interessata, sino a che ha adottato l’atto 27.10.2003 con cui ha respinto la domanda;.

ritenendosi lesa, la società ha dedotto:

– Violazione e falsa applicazione degli artt. 86 ed 87 del d.lvo 1 agosto 2003, n. 259.

– Eccesso di potere per difetto di congrua ed esaustiva motivazione, violazione del giudicato, violazione e falsa applicazione degli artt. 3 e 4 del d.m. 10 settembre 1998, n. 381.

E’ proposta la domanda interinale per la sospensione dell’esecuzione degli atti impugnati.

Il giudice ritiene di potere decidere con sentenza brevemente motivata, attesa la rituale instaurazione del contraddittorio, la proposizione della domanda cautelare e la sufficienza degli elementi di prova in atti.

L’oggetto del contendere riguarda l’atto con cui il Comune di Venaria Reale ha respinto la domanda presentata dall’interessata per la realizzazione di una stazione radiotrasmittente per telefonia cellulare.

La comprensione della vicenda è aiutata da un breve richiamo alla normativa in argomento.

La d.i.a. proposta dalla ricorrente il 14.7.2003 si fondava sul disposto dell’art. 5 del d.lvo 4 settembre 2002, n. 198, che aveva reso meno gravoso il procedimento richiesto per l’installazione sul territorio delle antenne in questione; in precedenza la giurisprudenza ( Cons. Stato, sez. VI, ord. 6283 del 20 novembre 2001; TRGA Trento,  12 novembre 2001 n. 638) aveva ritenuto che una consimile trasformazione del suolo necessitasse della concessione, e le amministrazioni comunali avevano attribuito un ampio significato al disposto dell’art. 8, comma 6 della legge 22 febbraio 2001, n. 36. Peraltro la giurisprudenza, anche di questo giudice,    (ad es. sent.  9 settembre 2002, n.  1492) aveva interpretato restrittivamente la portata della potestà regolamentare che l’art. 8, comma 6 della legge citata aveva attribuito all’amministrazione comunale. 

In tale contesto era intervenuto il d.lvo 4 settembre 1998, n. 198, che aveva abolito la previsione della concessione per le operazioni quale è quella di che si tratta, e reso compatibili gli impianti serventi la telefonia cellulare con ogni destinazione urbanistica; tale orientamento legislativo aveva suscitato reazioni nei Comuni e nelle Regioni, che con varie modalità avevano denunciato numerosi profili di incostituzionalità della legge. 

Il legislatore ha poi ritenuto di dare attuazione alla delega normativa contenuta nell’art. 14 della legge 1 agosto 2002, n. 166, ed ha emanato il d.lvo 1 agosto 2003, n. 259, che ha riprodotto in larga misura talune delle norme del dl.lvo 4 settembre 2002, n. 198 che avevano sollevato le ricordate reazioni negli enti locali e nelle Regioni. In tale situazione è intervenuta la sentenza della corte costituzionale 1 ottobre 2003, n. 303, che ha dichiarato l’illegittimità del d.lvo 4 settembre 2002, n. 198, per eccesso di delega, ma non ha censurato nel merito le disposizioni per cui è lite.

Come già rilevato, l’istanza della società fu presentata nelle vigenza della norma poi dichiarata illegittima, e l’attività istruttoria dell’amministrazione si svolse nel torno di tempo in cui maturarono gli eventi sommariamente descritti.

Quanto premesso agevola l’esame delle censure dedotte.

Il Comune ha ravvisato un contrasto tra la domanda e le previsioni del piano vigente, e di quello in corso di approvazione, che delimitano le possibilità di installazione delle antenne per la telefonia cellulare ad alcune zone delimitate del territorio comunale.

Il giudice rileva che le citate previsioni di piano sono illegittime per contrasto con:

l’art. 8, comma 6 della legge 22 febbraio 2001, n. 36, che ha attribuito ai Comuni una potestà regolamentare, che la giurisprudenza (oltre a quella già citata, cons. Stato, sez. VI, 3 giugno 2002, n. 2095) ha inteso nel senso che “…In tema di localizzazione di impianti di telecomunicazioni, sia prima che dopo l’ entrata in vigore della L. 22 febbraio 2001 n. 36, la fissazione dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici diversi da quelli previsti dallo Stato non rientra tra le competenze attribuite ai Comuni, perché anche dopo l’ entrata in vigore della L. 22 febbraio 2001 n. 36, l’ ente locale non è legittimato a prevedere limiti generalizzati di esposizione diversi da quelli previsti dallo Stato, né ad introdurre una deroga a tali limiti, potendo soltanto individuare specifiche e diverse misure, la cui idoneità emerga dallo svolgimento di compiuti ed approfonditi rilievi istruttori sulla base di risultanze a carattere scientifico…” 

gli artt. 86 ed 87 del sopravvenuto d.lvo 1 agosto 2003, n. 259, entrato in vigore il 16 ottobre 2003 (art. 221), che rendono compatibile la domanda della parte con le previsioni urbanistiche difformi, vista l’equiparazione operata della norma  agli impianti di urbanizzazione primaria, di cui all’art. 16, comma 7 del dpr 6 giugno 2001,n. 380, visto anche quanto prevede l’art. 3 della legge Regione Piemonte 1989, n. 6.

Ne deriva che appaiono fondati e vanno accolti i motivi di impugnazione dedotti; tale determinazione comporta l’annullamento dell’atto puntuale impugnato, nonché della deliberazione consiliare gravata, per la parte in cui contrasta con i principi esposti. 

Le spese vanno compensate dati i giusti motivi.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte – 1^ Sezione –

pronunciando sentenza brevemente motivata, accoglie il ricorso, ed annulla gli atti impugnati, nei limiti di cui alla parte motiva.

Spese compensate.

La presente sentenza sarà eseguita dall’Amministrazione.

Torino, 28 gennaio 2004.

IL PRESIDENTE
F.to A. Gomez de Ayala
L’ESTENSORE
F.to P. Peruggia

Firmato il Direttore di segreteria
M. Luisa Cerrato Soave

Depositata in segreteria a sensi di legge il 28 gennaio 2004

Firmato il Direttore di segreteria
M. Luisa Cerrato Soave