Aer News – anno III – numero 18 – 10 ottobre 1998

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SOMMARIO:


NAPOLI, 6 OTTOBRE: GRANDE SUCCESSO DELLA GIORNATA NAZIONALE DI PROTESTA CONTRO L’AZZERAMENTO DEGLI IMPIANTI ESISTENTI

Si è svolto a Napoli all’Holiday Inn, proprio a poche centinaia di metri dalla sede dell’Autorità, di fronte a un pubblico di centinaia di editori e addetti ai lavori, il convegno promosso dal Coordinamento Aer, Anti, Corallo “Per la pianificazione delle frequenze televisive attraverso la ottimizzazione, razionalizzazione e compatibilizzazione degli impianti esistenti”.

I lavori sono stati avviati dal Segretario Aer Berrini.

Il Presidente dell’Aer Marco Rossignoli nella relazione introduttiva ha quindi denunciato il rischio “di vedere l’universo delle tv locali ridotto dagli attuali 600 soggetti a meno di 100, a causa di un piano di assegnazione che prevede la “tabula rasa” dell’esistente e una nuova pianificazione su basi del tutto teoriche. Una scelta mortale per il pluralismo dell’informazione locale e finalizzata esclusivamente a favorire l’assegnazione di centinaia di canali a TMC e TMC2 a discapito delle TV locali.

Il Presidente dell’Anti Eugenio Porta ha ribadito che in tutto questo si vedono negati principi che sono invece garantiti e ribaditi in numerose occasioni nelle leggi e sentenze di questi ultimi anni.

A sostegno di queste tesi il Prof. Liberatore, ordinario di elettrotecnica presso l’Università di Ingegneria di Firenze ha presentato un progetto concreto di pianificazione dell’etere delle Marche, con il quale si è dimostrato come con i criteri suggeriti dal Coordinamento sia possibile l’esistenza di oltre 200 impianti, mentre con i pochi criteri ad oggi conosciuti per la nuova pianificazione si raggiungerebbero circa i 100 impianti, dalle stesse postazioni.

Insoddisfacente infine l’intervento dell’On.Vita sottosegretario del Ministero delle Comunicazioni. Lo stesso, infatti, pur affermando una disponibilità verso le richieste degli editori nella fase di assegnazione delle concessioni, successiva alla pianificazione, non ha in alcun modo smentito i dati formulati dal Coordinamento AER-ANTI- CORALLO confermando così implicitamente il drastico ridimensionamento delle TV locali denunciato nel corso del Convegno.

 

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I PRESENTI AL CONVEGNO

 

Al Convegno di Napoli del 6 ottobre oltre a centinaia di editori radiotelevisivi erano presenti tra gli altri:

il Sottosegretario On. Vita; i Commissari dell’Authority dott. Meocci e Avv. Gargani; i dirigenti della divisione diffusione e trasmissione della Rai Ing. Serafini e Ing. Rocchi; i funzionari dell’Authority Dott. Vincenzi, Dott. Smurro, Dott. Amendola, Dott. Oliva; i rappresentanti dei Corerat della Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Puglia Sangiorgio, Mariuz, Olivieri, Teroni, Castrovilli, Campogiani, Duranti, Ferrante, Esposito, Scarcia e Carapellese; rappresentanti degli Ispettorati del Ministero delle Comunicazioni del Trentino Alto Adige, del Lazio, della Campania, della Puglia-Basilicata; rappresentanti delle Regioni Lombardia, Liguria, Marche.

 

IL COORDINAMENTO AER-ANTI-CORALLO CHIEDE ALL’AUTHORITY CHIARIMENTI SUL PROGETTO DI PIANO FREQUENZE

Il Coordinatore delegato del Coordinamento AER,ANTI,CORALLO Avv. Marco Rossignoli ha inviato una lettera al Presidente dell’Autorità Prof. Cheli sollecitando la risposta alle seguenti domande (già formulate in occasione della audizione del 30/9) relative al piano frequenze TV:

– numero delle reti nazionali previste dal piano;

– numero di emittenti locali previste dal piano;

– numero di emittenti locali bacino per bacino e relative coperture;

– numero degli impianti previsto dal piano;

– numero degli impianti previsto per l’emittenza locale dal piano;

– elenco siti.

La mancanza di risposte alle suddette domande conferma implicitamente la fondatezza dei timori degli editori in ordine ad un piano frequenze che costituisca una falcidia per le emittenti locali.

 

 

CRESCE IL NUMERO DELLE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI SUL PIANO FREQUENZE

Negli ultimi giorni sono state presentate ulteriori interrogazioni parlamentari sulla problematica del piano.

Pubblichiamo l’elenco (in ordine alfabetico) dei firmatari ringranziandoli pubblicamente per il sostegno dato alla protesta delle TV locali: Sen. Roberto Avogadro (Lega Nord), Sen. Giorgio Bornacin (Alleanza Nazionale), Sen. Carla Castellani (Alleanza Nazionale), On. Umberto Chincarini (Lega Nord), On. Manlio Collavini (Forza Italia), Sen. Giovanni Collino (Alleanza Nazionale), Sen. Euprepio Curto (Alleanza Nazionale), Sen. Maria Rosaria Manieri (Socialisti Italiani), On. Francesco Moro (Lega Nord), On. Francesco Servello (Alleanza Nazionale).

 

A BREVE L’EMANAZIONE DELLE NOTE APPLICATIVE DELLA LEGGE 122/98 PER RADIO E TV

Giovedì 8/10 il Coordinamento AER, ANTI, CORALLO e le altre associazioni di categoria hanno incontrato la DGCA del Ministero per proseguire la discussione sui criteri di applicazione della legge 122/98. Fin da ora si può comunque rilevare che la maggior parte delle proposte del Coordinamento sta trovando accoglimento. Il prossimo incontro si svolgerà il 27/10 p.v.. In tale sede i lavori dovrebbero essere conclusi e quindi da fine mese il Ministero dovrebbe inviare agli Ispettorati Territoriali tutte le disposizioni per operare le procedure di compatibilizzazione, ottimizzazione e razionalizzazione.

 

PROVVIDENZE EDITORIA RADIO E TV

Il 16/10 p.v. si riunisce la Commissione per le provvidenze alle radio e il 20/10 p.v. la Commissione per le provvidenze alle TV. In tali sedi verranno esaminate numerose pratiche. Frattanto Berrini, è stato designato come nuovo rappresentante delle associazioni delle emittenti radiofoniche nella Commissione per il credito agevolato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

LA CONCESSIONE DI SCONTI E DI PRODOTTO AGGIUNTIVO NON COSTITUISCE OPERAZIONE A PREMIO

Le manifestazioni i cui premi sono costituiti da sconti di prezzo o quantità aggiuntive del prodotto promozionale sono escluse dal novero delle operazioni a premio indipendentemente dalle modalità di assegnazione del premio e dal rapporto fra il valore del premio offerto e quantità del prodotto promozionato.

Conseguentemente queste attività possono essere svolte, senza necessità di alcuna autorizzazione del Ministero delle finanze. Il principio è stato espresso con risoluzione n. 88/E del 22 luglio scorso. Il Ministero in particolare ha rilevato che la circostanza che il premio non sia immediatamente esigibile e che il valore dello stesso sia maggiore se richiesto in un momento successivo e al raggiungimento di determinate fasce di punteggio è ininfluente ai fini della qualificazione giuridica dell’iniziativa che resta esclusa dal campo delle operazioni a premio.

 

LA PICCOLA E MEDIA IMPRESA “LIMITE” O “VALORE” DELL’EMITTENZA RADIOFONICA E TELEVISIVA PRIVATA?

Se il sistema diffuso di piccole e medie imprese è il vero “motore” dell’economia nazionale (come riconoscono anche gli americani e gli inglesi che stanno studiando questo modello proprio per cercare di replicarlo nei rispettivi paesi), perchè non puntare proprio sulle emittenti locali (che rappresentano le piccole e medie imprese del settore) per sviluppare e consolidare il mercato nazionale dell’emittenza?

Perchè non considerare il diffuso patrimonio di esperienze imprenditoriali delle emittenti locali italiane un “valore”, una risorsa, un modello nazionale da valorizzare e sostenere, anzichè mortificarlo e considerarlo una specie di fastidiosa anomalia?

L’On. Vita, anche nel corso dell’ultimo convegno di Napoli, ha continuato a trascurare di fatto questa valenza.

D’altro canto se è vero che la vitalità delle piccole e medie imprese è la vera ricchezza del Paese (e sono state proprio loro, spesso, a salvare la nostra economia da clamorose defaillances di grandi gruppi e della grande industria), è altrettanto vero che l’effettivo valore economico delle emittenti locali è sempre stato offuscato da una scorretta comparazione con le grandi reti televisive nazionali.

Spesso si è anche barato sui dati di questa comparazione, per far sembrare che tutta la capacità di creare guadagni ed occupazione fosse da una sola parte (quella di RAI, MEDIASET, TMC..), mentre dall’altra parte vi fossero solo aziende scassate, lavoro nero, evasione fiscale, etc.

Per capire fino in fondo l’importanza economica della bistrattata emittenza locale è sufficiente considerare alcuni dati economici elementari.

Se è vero che il fatturato complessivo dell’emittenza locale è di alcune centinaia di miliardi, e che esso deriva soprattutto dalla pubblicità delle piccole e medie imprese di dimensioni provinciali o regionali (imprese che mediamente investono in pubblicità il 10% delle loro risorse) basta fare una semplicissima operazione matematica per poter affermare che le emittenti locali fanno da volano e sostengono pubblicitariamente un mercato che produce un volume d’affari complessivo di ben quattromila-quattromilacinquecento miliardi!

Eppure anzichè tutelare questo volano economico, rappresentato dalle emittenti locali, si consente ai grandi gruppi di sottrarre continuamente spazio (cioè “frequenze”) alle emittenti locali (si vedano la assegnazione dei canali dismessi da Telepiù 3 e ora la problematica del piano frequenze).

Il venir meno di questi soggetti e di questo ruolo avrebbe tra l’altro conseguenze negative anche per gli altri comparti economici locali (commercio, artigianato, ecc.), ai quali verrebbe sottratto un importante mezzo di promozione e di sviluppo nel proprio mercato locale.

Anche l’audience delle emittenti locali viene continuamente mistificata (soprattutto da chi ha interesse a “saccheggiare” e soffocare il loro mercato pubblicitario); le cosidette altre TV ad esempio rappresentano ben l’8% di tutti gli ascoltatori italiani (praticamente come l’ascolto di Rai Tre, che però costa a tutti noi ben 1.200 miliardi, mentre le TV locali private non prendono alcun soldo dall’erario, ed anzi contribuiscono a sostenerlo con il pagamento delle imposte).

Tutt’al più, le TV nazionali che ancora non hanno raggiunto la quota di copertura necessaria per definirsi tali, potrebbero essere incentivate e agevolate nel passare all’irradiazione via satellite o diventare locali.

Le emittenti radiotelevisive locali italiane rappresentano un caso certamente anomalo nel mondo ed eventualmente possono anche ulteriormente diminuire, modificarsi, raggrupparsi, (il tutto nell’ambito del processo di razionalizzazione da tempo avviato) insomma riqualificarsi per le nuove sfide di mercato.

Lo è però – quantitativamente – anche l’elevatissimo numero di piccole e medie imprese, che costituiscono, come si è detto, un modello altrettanto unico al mondo, senza che per questo nessuno si permetta di qualificarlo negativamente.

Anzi, l’estero ci invidia questo sistema diffuso di imprenditorialità, e sta cercando in tutti i modi di esportarlo.

Ed allora perchè non considerare un valore positivo per il nostro paese (e quindi tutelarlo) l’esistenza di tanti imprenditori radiotelevisivi.

Perchè non introdurre norme di sostegno e sviluppo di tale imprenditorialità anzichè cercare sempre di mortificarla?