Aria: “Adeguato rilievo ai servizi radiotelevisivi locali”

(6 marzo 2024)  Laura Aria, commissario Agcom, ha risposto ad alcuni quesiti inerenti temi rilevanti per il settore radiotelevisivo locale italiano nel corso di un’intervista rilasciata a TeleRadioMagazine, il mensile di Aeranti-Corallo, qualche tempo fa e che qui riproponiamo.

Si è parlato di prominence delle emittenti televisive e radiofoniche locali, della completa transizione delle trasmissioni Tv alla tecnologia DVB-T2/HEVC, dell’avvio delle trasmissioni radiofoniche digitali DAB+ e di opportunità e rischi correlati all’impiego della cosiddetta Intelligenza Artificiale (AI).

L’intervista a Laura Aria, la prominence

TeleRadio Magazine: Il nuovo TUSMA prevede che venga dato adeguato rilievo (“prominence”) ai servizi di media audiovisivi di interesse generale, indipendentemente dalla piattaforma di fornitura. L’Agcom, nel disciplinare la materia, come intende garantire la prominence delle emittenti televisive e radiofoniche locali, in particolare su tutti i dispositivi di ultima generazione?

Laura Aria: L’esigenza di assicurare un adeguato rilievo (“prominence”) ai servizi di media audiovisivi di interesse generale, indipendentemente dalla piattaforma di fornitura, è fortemente avvertita dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che orienta le sue attività al fine di assicurare il pluralismo, la libertà di espressione, la diversità culturale e l’effettività dell’informazione per la più ampia utenza possibile.

La moltiplicazione di dispositivi e piattaforme per accedere ai servizi di media audiovisivi e radiofonici e, soprattutto, l’integrazione della trasmissione su IP con i dispositivi televisivi tradizionali, hanno generato un aumento esponenziale dell’offerta di contenuti audiovisivi e radiofonici, ma, al contempo, una notevole frammentazione della stessa.

Non risulta, pertanto, sempre agevole, per l’utente, identificare i contenuti rilevanti ai fini della costruzione della coscienza collettiva e della formazione dell’opinione pubblica. Basti considerare quanto emerge dal VI Rapporto Auditel-Censis, significativamente intitolato “La nuova Italia televisiva”, che registra il 2023 come l’anno del sorpasso delle Smart Tv sulle Tv tradizionali: oggi nelle case degli italiani ci sono complessivamente 21 milioni di Smart Tv e 20 milioni e mezzo di Tv tradizionali.

Per la prima volta, la maggior parte delle famiglie italiane possiede almeno una Tv collegata a Internet. Se alle Smart Tv si aggiungono le televisioni tradizionali con dispositivi esterni collegati, le Connected Tv, ovvero le Tv che possono essere connesse al web salgono a 22 milioni e 800.000, e le famiglie che possono collegarsi sono il 64% del totale. Nel 2017 erano il 34,9%.

Nello scenario descritto, quindi, le modalità di presentazione e di ricerca dei contenuti attraverso specifiche interfacce utente rivestono un’enorme importanza per favorire la libera e consapevole scelta degli utenti.

L’articolo 29 del Testo unico dei servizi di media audiovisivi, TUSMA prevede appunto la necessità di garantire adeguato rilievo ai servizi di interesse generale. E attribuisce all’Autorità il compito di definire mediante linee guida i criteri di qualificazione di un servizio quale servizio di interesse generale, nonché le modalità e i criteri cui i produttori di apparecchi idonei alla ricezione di segnali radiotelevisivi o radiofonici, i prestatori di servizi di indicizzazione, aggregazione o reperimento di contenuti audiovisivi o sonori o, ancora, i prestatori che determinano le modalità di presentazione dei servizi sulle interfacce degli utenti, dovranno attenersi.

Si tratta di una previsione che ha inteso recepire quanto previsto dalla direttiva sui servizi di media audiovisivi (direttiva (UE) 2018/1808 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 novembre 2018) che consente agli Stati membri di “adottare misure volte a garantire che si dia debito rilievo ai servizi di media audiovisivi di interesse generale”.

Il tema della prominence, infatti, è molto sentito, sia dal Parlamento europeo che a maggio 2023 ha adottato una Risoluzione per sottolineare il ruolo chiave dei produttori di apparati e dei fornitori di interfacce utente nell’abilitare gli utenti ad accedere, scoprire e trovare servizi di media audiovisivi online, sia dalla Commissione europea e dal Parlamento stesso che nella proposta di regolamento noto come l’European Media Freedom Act (EMFA) evidenziano la necessità che gli utenti scelgano realmente il contenuto audiovisivo che desiderano guardare in base alle loro preferenze.

L’Autorità, pertanto, ha avviato a gennaio 2023 una consultazione pubblica su due schemi di provvedimenti volti a realizzare l’intento di tutela affermato dal legislatore nazionale ed europeo: da un lato, un regolamento concernente l’installazione e l’accessibilità del sistema di numerazione automatica dei canali della televisione digitale terrestre; dall’altro, le linee guida sulla prominence dei servizi di media audiovisivi e radiofonici di interesse generale.

La partecipazione alla consultazione è stata significativa. Se ne comprende, pertanto, la complessità e la rilevanza per tutti i soggetti della filiera. Si aggiunga che gli schemi dei provvedimenti sono stati inoltre notificati alla Commissione europea. La procedura, quindi, ha inevitabilmente richiesto maggior tempo per la sua conclusione, ma ormai è in dirittura di arrivo.

Nella proposta in consultazione, si ribadisce l’obbligo di installazione del sistema di numerazione automatica dei canali della televisione digitale terrestre in modo da assicurare la visualizzazione della lista di tutti i canali nazionali e locali nel rispetto della numerazione assegnata a ciascuno di essi tramite il descrittore LCN.

Inoltre, si intende garantire adeguato rilievo ai servizi commerciali audiovisivi locali diffusi su digitale terrestre e che dispongono di una testata editoriale, ossia i servizi con genere di programmazione di tipo generalista, semigeneralista e tematico “informazione”, così come definiti nell’ambito del piano di numerazione automatica dei canali della televisione digitale terrestre.

Infine, si propone di garantire adeguato rilievo ai servizi radiofonici di interesse generale distribuiti online, posizionati in ordine alfabetico in accordo alla denominazione del servizio così come registrata presso il Ministero competente.

L’intento dell’Autorità è quello di garantire una posizione di adeguato rilievo su qualsiasi dispositivo abilitato alla ricezione, inclusi i dispositivi che ne consentono la fruizione in mobilità e, quindi, le autoradio.

I tempi per il DVB-T2/HEVC

TRM: Lo switch off intervenuto tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022 è stato attuato sul presupposto dell’adozione del nuovo PNAF Agcom, basato sulla tecnologia DVB-T2. L’uso di tale tecnologia con la codifica HEVC consentirebbe alle tv locali di trasmettere programmi con buona qualità tecnica e anche in HD. Diversamente le trasmissioni tv stanno ancora avvenendo con l’originaria e ormai obsoleta tecnologia DVBT utilizzando la compressione MPEG4 in luogo dell’originario MPEG2. Quali tempi sono prevedibili per la completa transizione delle trasmissioni tv alla tecnologia DVB-T2/HEVC? Per favorire il passaggio non sarebbe opportuno fissare una data precisa per il completamento del processo di transizione?

L.A.: Come è stato correttamente osservato, Agcom è stata incaricata dal legislatore di adottare il PNAF sul presupposto dell’utilizzo della tecnologia DVB-T2. Il compito dell’Autorità, pertanto, è stato quello di pianificare le frequenze ai fini della transizione al DVB-T2.

L’ esecuzione del timing del definitivo passaggio dal sistema DVB-T a quello DVB-T2 è stato invece affidato all’esclusiva competenza del Ministero, soggetto incaricato di dettagliare la road map per lo switch off. Sicuramente Agcom non può che essere favorevole ad una rapida transizione al DVB-T2 perché è consapevole dei miglioramenti che questa tecnologia può apportare in termini di uso efficiente e innovativo dello spettro, sia per le emittenti nazionali che per quelle locali.

A riguardo, una delle attività da porre in essere per accelerare il processo, può essere quello di giungere quanto prima ad una massa critica di diffusione di televisori e apparati in grado di ricevere il segnale in modalità DVB-T2. Quindi appare quanto mai necessario, quale leva per spingere il cambiamento, stimolare la domanda dell’utenza all’acquisto di dispositivi idonei a supportare il DVB-T2.

Penso in proposito all’importanza che possano avere efficaci campagne di sensibilizzazione e informazione verso gli utenti per far conoscere oltre all’esistenza di questa nuova tecnologia la necessità di una sua prossima diffusione per la ricezione del segnale.

Ciò dovrebbe essere accompagnato, ove possibile, dall’erogazione di voucher o contributi pubblici ai cittadini per incentivare la sostituzione degli apparecchi televisivi con nuovi modelli basati sul DVB-T2.

Il completamento del processo di transizione deve quindi essere accompagnato da una effettiva penetrazione nelle famiglie di tv e decoder che siano in grado di trasmettere i programmi in DVB-T2.

Radio e DAB+

TRM: Il settore radiofonico sta affrontando la fase di avvio delle trasmissioni radiofoniche digitali DAB+ che vanno ad affiancarsi alla FM analogica e alla diffusione IP. Quale scenario si può ipotizzare nei prossimi anni per l’emittenza radiofonica locale?

L.A.: Nell’attuale e futuro contesto di transizione digitale, la radio, dopo la televisione, sarà sempre più protagonista dello scenario multimediale e abiliterà gli utenti alla fruizione di contenuti non più solo audio, ma anche video su tutte le principali piattaforme trasmissive.

Nel corso degli ultimi anni, si è assistito a una fase di rapido sviluppo della radio digitale terrestre (T-DAB) e di quella via Internet (Internet radio o web radio). Ritengo che questo fenomeno possa ulteriormente consolidarsi e interessare anche il settore dell’emittenza radiofonica locale.

Con particolare riferimento al DAB+, nel 2022, l’Autorità, come noto, ha approvato in attuazione del TUSMA il Piano provvisorio nazionale per l’assegnazione delle frequenze in banda VHF – III per il servizio di radiodiffusione sonora in tecnica digitale (c.d. “PNAF-DAB”, approvato con delibera n. 286/22/CONS), così realizzando il presupposto necessario perché il Ministero potesse procedere al rilascio dei diritti d’uso sulle reti pianificate da AGCOM.

Nell’approvazione del PNAF-DAB, l’Autorità ha debitamente tenuto in conto delle esigenze dell’emittenza locale, prevedendo al riguardo un adeguato spazio frequenziale per le radio locali. In particolare, sono state pianificate 54 reti in ambito locale con copertura regionale, di cui 27 decomponibili in sub-bacini; 36 reti in ambito locale con copertura pluri-provinciale o provinciale.

Il Ministero, sulla base di questa pianificazione, ha pubblicato i bandi regionali per avviare le procedure di assegnazione ai consorzi di emittenti locali. A tale ultimo riguardo, secondo le Linee guida sulle procedure di selezione per l’assegnazione dei diritti d’uso per le reti pianificate sui bacini di utenza locale ad operatori di rete DAB+, è prevista la possibilità per un unico consorzio di concorrere all’attribuzione dei diritti d’uso in ogni area tecnica, ovviamente attraverso raggruppamenti di soci in possesso dei requisiti specifici per bacino o sub-bacino di riferimento.

Dal punto di vista del Regolatore, il compito dell’Autorità sarà quello di accompagnare in una logica di pluralismo – mediante regole chiare, trasparenti, non discriminatorie e proporzionali – il percorso di digitalizzazione intrapreso dal settore radiofonico e, dunque, contribuire all’opera di pianificazione e allocazione delle risorse frequenziali disponibili per le emittenti.

Il tutto tenendo ben presente il necessario nesso di complementarietà che deve esserci tra le differenti tecnologie trasmissive utilizzate, ovvero quelle in FM, quelle in tecnica digitale DAB e quelle della nuova web radio.

Infatti, coerentemente a quanto previsto dal TUSMA, l’auspicio del Regolatore è quello di giungere ad un equilibrato assetto in cui possa coesistere un sistema di frequenze FM più ordinato ed efficiente con un sistema di radio diffusione sonora in tecnica digitale. Dunque, qualità, gradualità e salvaguardia del servizio a tutela dell’utenza saranno i criteri che informeranno l’azione dell’Autorità.

AI, opportunità e rischi

TRM: Quali sono le opportunità e i rischi dell’impiego della cosiddetta “Intelligenza Artificiale (AI)” nell’ambito della produzione radiofonica e televisiva?

L.A.: Il fenomeno così dirompente dello sviluppo dell’intelligenza artificiale ha generato un dibattito che potremmo definire planetario, impossibile da ripercorrere in poche battute in quanto, allo stesso tempo, opportunità e rischi si intrecciano.

A metà dell’800 l’elettricità ha cambiato la storia dell’uomo e oggi l’intelligenza artificiale sta trainando la quarta rivoluzione industriale, ponendo nuove sfide etiche e giuridiche.

L’AI, difatti, è un mezzo potente, non certo neutrale. Sul piano collettivo può essere fattore di crescita e benessere: il ricorso a sistemi basati sull’intelligenza artificiale consente l’ottimizzazione delle risorse e, per certi versi, l’aumento della produttività; può favorire maggiore efficienza in numerosi settori pubblici (pensiamo alla mobilità, alla salute, alla finanza, all’ambiente); soprattutto consente la personalizzazione dei servizi rispetto alle esigenze degli utenti.

Tuttavia, numerosi sono i rischi che questa nuova tecnologia pone: il rischio di bias discriminatori che si annidano nei dati; il rischio di perdita del controllo umano; il rischio di non comprensibilità delle decisioni che hanno un impatto diretto sulla sfera giuridica dei destinatari a fronte dell’opacità dei meccanismi di operatività di alcuni sistemi come quelli di deep learning; il rischio di un uso distorto dei sistemi a fini di sorveglianza sociale. Limitando la riflessione allo sviluppo dell’intelligenza artificiale nel settore della produzione radiofonica e televisiva si assiste già a numerose applicazioni.

Come, ad esempio, l’editing automatico, l’indicizzazione e la ricerca di contenuti. Particolarmente interessante è la capacità di analizzare le preferenze e il comportamento dell’utente per personalizzare le raccomandazioni di contenuti.

Ci sono anche sistemi basati sull’intelligenza artificiale capaci di manipolare o generare contenuti dall’aspetto realistico. Esistono poi algoritmi che possono generare musica in base a determinati criteri, fornendo contenuti audio originali e senza royalty per le produzioni.

Queste applicazioni dimostrano come l’AI stia trasformando la produzione, rendendo i processi più efficienti, i contenuti più accessibili e la creatività più dinamica. Tuttavia, l’integrazione sempre più diffusa dell’intelligenza artificiale nell’ambito della produzione audiovisiva e radiofonica pone rischi connessi a questa evoluzione tecnologica.

Ad esempio, l’automazione alimentata dall’AI potrebbe portare alla riduzione della necessità di personale umano per compiti routinari. E, al tempo stesso, l’essenza della creatività umana potrebbe essere compromessa, con contenuti che rischiano di diventare omogenei e privi di autenticità.

Possono sorgere anche questioni giuridiche ed etiche, specialmente quando si tratta di deepfake: la capacità di manipolare realisticamente i media audio e video potrebbe essere sfruttata per scopi ingannevoli o dannosi, minacciando la fiducia del pubblico e creando problemi di sicurezza. Inoltre, la raccolta massiccia di dati, necessaria per addestrare algoritmi di intelligenza artificiale, può sollevare preoccupazioni sulla privacy.

È evidente allora che affrontare questi rischi richiede un approccio equilibrato che promuova l’innovazione responsabile, incoraggiando la collaborazione tra professionisti dell’industria, sviluppatori di tecnologia e regolatori. L’adozione consapevole dell’AI, insieme a politiche e normative adeguate, può contribuire a massimizzare i benefici di questa tecnologia senza compromettere valori cruciali come la creatività, l’etica e la sicurezza.

La via europea sembra quella della regolazione ormai tracciata dalle numerose iniziative regolamentari europee promosse, quali il Digital Services Act e il Digital Markets Act, ormai approvati, nonché l’AI Act, l’European Democracy Action Plan, il Data Act, il Data Governance Act, il Media Action Plan e il Media Freedom Act: si è scelta, dunque, la via della regolazione by design (vale a dire, un quadro comune di regole).

L’approccio regolatorio intrapreso dall’Unione Europea è risk-based: la tecnologia non è vietata di per sé, ma il suo uso è sottoposto a misure preventive dirette a valutare, gestire, mitigare i rischi al fine di assicurare la tutela dei diritti fondamentali.

In questo quadro l’Autorità segue con molto interesse il tema, specie con riferimento alle applicazioni di AI utilizzate nell’ambito dei mezzi di comunicazione. (FC/AR)

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