Consigli per gestire i flussi audio sugli OB Van nelle esterne Tv

 

(8 aprile 2024)  Le trasmissioni televisive in esterna, che tecnicamente sono dette Outside Broadcasting (OB), hanno una storia lunga quasi quanto quella delle trasmissioni da studio; tali produzioni sono affidate a mezzi mobili, detti OB Van. La prima è quella che produsse la britannica BBC nel 1937, per documentare e trasmettere la processione per l’incoronazione di re Giorgio VI; 86 anni dopo, è stata ancora la BBC a produrre il vero e proprio show televisivo in occasione dell’incoronazione di Re Carlo III.

Di fatto, produrre in esterna è ormai una prassi più che consolidata che non riguarda solo i broadcaster nazionali, ma anche le emittenti radiotelevisive locali, soprattutto con riferimento ad eventi di tipo sportivo, ma non solo.

Il suono è un aspetto critico

Il mezzo mobile utilizzato per la produzione è convenzionalmente chiamato OB Van e, anche se il principale sforzo produttivo riguarda ovviamente l’immagine, è spesso l’audio a rappresentare un aspetto critico in queste situazioni. Che si parli di un grande mezzo di produzione, di quelli espandibili, o che si tratti di un piccolo furgonato adattato per le produzioni, mentre la sezione video ha agio e spazio, in genere la sezione dedicata all’audio si riduce ad uno spazio angusto, normalmente con un solo tecnico del suono ad occuparsene.

La postazione audio in una produzione esterna è responsabile della gestione di tutti i feed sonori trasmessi da microfoni e da altre sorgenti sugli accessi linea; solo alla fine dell’acquisizione di tutti questi contributi, c’è la delicata fase del mixaggio. Il tecnico audio è anche, di regola, il responsabile delle comunicazioni tra il personale che opera in loco e lo staff presso gli studi di trasmissione, nonché deve eseguire l’indirizzamento dei contenuti dall’OB Van all’hub di trasmissione.

Mentre gli eventi riservati ai grandi broadcaster, giustificano la presenza di molto personale in esterna, le emittenti che coprono eventi più limitati devono superare i tradizionali modelli di produzione da esterna, per ottimizzare i costi e semplificare il più possibile il workflow. Oggi vanno affermandosi dei modelli ibridi di produzione, anche con una supervisione da remoto di molti aspetti della produzione. L’audio non fa eccezione. In quest’ottica, una parola si fa cruciale: latenza.

Questione di tempi

La connettività wireless si evolve rapidamente ed utilizza protocolli sempre più efficienti, mentre procede la progressiva adozione delle reti 5G e mesh per gestire il traffico di dati senza fili e con sempre più bassa latenza, cioè ritardo tra la fonte e lo studio; tutto questo rende possibili tempi di configurazione più brevi, costi di produzione inferiori e garantisce maggiore efficienza.

La flessibilità diventa un punto di forza, perché apre a molti modi alternativi per gestire una produzione remota. Dal punto di vista audio ci sono alcuni vantaggi immediati. Per esempio, i contenuti sonori possono affluire direttamente in uno studio remoto e lì essere monitorati e mixati in un ambiente acusticamente adeguato per lo svolgimento di tale lavoro, invece che in una situazione angusta o di confusione e precarietà, nel corner di un grande mezzo affollato o nell’angolo di un più piccolo furgone.

Ciò significa più efficienza per la produzione sonora; non solo i fonici non devono recarsi fisicamente nel luogo in cui si svolge l’evento, ma possono lavorare più efficacemente.  Sebbene i fonici possano evitare di recarsi in loco, comunque i segnali devono compiere il tragitto tra esterna e studio, la qual cosa ha un prezzo in termini di tempo ed è qui che la latenza diventa il vero problema dei flussi di lavoro da remoto.

La latenza va presa in considerazione sotto tre aspetti specifici: il monitoraggio, le comunicazioni interfono e il controllo remoto degli apparati. Il conduttore in esterna, per esempio, ha bisogno di sentirsi negli auricolari e di colloquiare con lo studio; poi ci sono le fitte comunicazioni bidirezionali continue tra chi è in produzione e chi è in studio. La distanza determina la latenza in tutte queste circostanze; si considera compromessa una comunicazione se la latenza è superiore a dieci millisecondi.

Gestire in loco da remoto

La latenza non sussiste se i segnali vengono gestiti in loco. Gli IEM (in-ear monitor), le comunicazioni per interfono non sono destinate alla trasmissione, quindi ha senso gestirle direttamente; questo può essere fatto in vari modi. Un metodo consiste nell’utilizzare un’unità dedicata all’elaborazione DSP (Digital Signal Processing) in studio, mentre un altro metodo è controllare da remoto il DSP di una console in loco, sul mezzo mobile, che poi è il modo che era stato adottato da molti broadcaster quando doveva essere rispettato il distanziamento sociale, durante la pandemia, e i mezzi potevano ospitare pochissimi addetti.

Questo sistema si è rivelato così efficiente che le emittenti lo utilizzano ancora e oggi si preferiscono OB Van più piccoli, progettati per essere gestiti grazie alla connettività remota, dotati solo di un compatto banco audio di emergenza, per fornire un controllo locale solo in caso di interruzione della connettività.

Questo approccio fa si che tutta la strumentazione per l’elaborazione audio rimanga sull’OB Van, mentre allo studio di produzione centrale viene inviato solo l’audio per il pubblico, da mixare. Sono in transito anche i segnali di controllo tra studio e OB Van, ovviamente, ma in questo caso si parla di molti meno dati da trasferire rispetto al suono, il che permette molta più tolleranza.

Ibrido è bene

Alla luce di queste considerazioni, si potrebbe pensare che l’idea stessa di OB Van possa essere superata. Bisogna essere realistici: nel breve e medio termine questo non è possibile. Sebbene le soluzioni di gestione da remoto siano evolute molto rapidamente in un tempo relativamente breve, le produzioni in esterna richiedono sempre la presenza fisica di personale e di attrezzature in prossimità dell’evento da produrre.

Questi nuovi modelli ibridi, però, fanno si che le unità OB forniscano connettività remota a uno studio centrale, dove l’hardware tradizionale permette il salto di qualità dei contenuti. Va gestita la problematica della latenza, ma tali modelli di lavoro consentono una serie di vantaggi indubitabili: dal gestire il monitoraggio da remoto, all’utilizzare app Web per settare e regolare i mixer automatici, dalla messa a punto del guadagno dei microfoni, alla regolazione dei livelli del fader o alla gestione del routing del segnale, con indubbia riduzione del carico di lavoro per l’operatore in esterna.

Non esiste una soluzione semplice, in assoluto, per lavorare in esterna, ma una cosa è certa: la tecnologia sta consentendo alle emittenti di scegliere il flusso di lavoro adatto alla propria produzione, anziché doversi adattare ad uno schema rigido e ripetitivo.  (AR)

 

Vedi anche:

MIR Tech torna a Rimini, dal 7 al 9 aprile

Il suono fa la differenza, ma va dosato con cura

Nuovi MacBook Air Apple: con M3 audiovisivo al top