Contributi alle tv locali: preoccupazioni, piu’ che fondate. lo schema di regolamento del ministero per i finanziamenti atti all’adeguamento dei siti al piano frequenze tv prescinde dalle reali finalita’ del legislatore. inoltre i teleradioreporter nelle graduatorie risulterebbero penalizzati, senza alcuna logica, rispetto ai giornalisti fnsi-fieg.

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CS 36/99

 

COMUNICATO STAMPA
COORDINAMENTO AER ANTI CORALLO

 

Roma, 29 giugno 1999

CONTRIBUTI ALLE TV LOCALI: PREOCCUPAZIONI, PIU’ CHE FONDATE.

Lo schema di regolamento del Ministero per i finanziamenti atti all’adeguamento dei siti al Piano frequenze tv prescinde dalle reali finalità del legislatore. Inoltre i teleradioreporter nelle graduatorie risulterebbero penalizzati, senza alcuna logica, rispetto ai giornalisti Fnsi-Fieg.

 

Il Ministero delle comunicazioni ha pronto lo schema di regolamento (previsto dalla legge 448/98) sui contributi alle televisioni locali finalizzati in particolare all’adeguamento dei siti al Piano di assegnazione delle frequenze televisive. Questo regolamento, che ha già ottenuto il parere favorevole del Consiglio di Stato e il concerto del Ministero del Tesoro (e deve ora passare all’esame delle competenti commissioni parlamentari), segue una logica che non tiene assolutamente conto delle finalità che hanno ispirato la norma. Ricordiamo infatti gli ordini del giorno parlamentari, approvati in occasione del dibattito di conversione del DL 15/99 (ora L. 78/99), in cui al riguardo si dava rilevanza al fatto che tali contributi dovessero specificamente riguardare “un ampio numero di imprese televisive, in quanto finalizzati a favorire l’attuazione del piano” e impegnavano il Governo e il Ministro, tra l’altro, a “disciplinare l’erogazione di detti contributi nella misura massima, per ogni impresa televisiva locale, dello 0,7% dello stanziamento complessivo”. Invece verifichiamo che tale schema di regolamento, lungi dall’essere strumento di sostegno per le emittenti effettivamente interessate dai costi derivanti dall’adeguamento degli impianti ai nuovi siti previsti dall’emanando Piano delle frequenze tv da parte dell’Autorità, si regge sostanzialmente su una ripartizione delle somme calcolata sulla base di graduatorie che, nell’assegnazione di ben quattro quinti del fondo stanziato, sono state redatte tenendo conto di tutt’altri, discutibili, criteri.

Tali criteri sono: media dei fatturati dell’ultimo triennio e del numero dei dipendenti (60 punti per giornalista, 45 per teleradioreporter e 30 per ogni altro assunto).

Inoltre la norma prevede che lo stanziamento annuo andrà ripartito tra i vari bacini di utenza tv in proporzione al fatturato realizzato nel triennio precedente dalle emittenti operanti in quel bacino (con copertura non inferiore al 70%) e che abbiano chiesto di beneficiare delle misure di sostegno e che siano state ammesse alle provvidenze previste dalla L.422/93.

In questo modo accade che emittenti anche di dimensioni medio-grandi, ma operanti in aree economicamente disagiate, (e quindi con possibilità di modesta raccolta pubblicitaria) anche se costrette dal Piano a rivoluzionare le proprie strutture, avranno maggiori difficoltà ad accedere alle provvidenze.

Che sia sollecitato l’impegno occupazionale è poi un principio corretto, ma è illogico il fatto di premiare le figure professionali inquadrate con contratto giornalistico Fnsi-Fieg (che è un contratto della carta stampata!), a scapito della pur riconosciuta e pertinente figura del teleradioreporter, prevista dai CCNL di settore (come il CCNL stipulato dal Coordinamento Aer Anti Corallo con Cisal e Fenasalc Cisal). Nessun senso ha infine il fatto di premiare con soldi pubblici i maggiori fatturati.

Il Coordinamento aveva già manifestato le proprie preoccupazioni dopo aver preso atto dell’avvio dell’iter di questo Regolamento, che peraltro non è stato sottoposto all’esame della Commissione di cui fanno parte anche le associazioni di categoria. Contro questi orientamenti il Coordinamento farà naturalmente sentire le proprie ragioni, in occasione della prossima discussione parlamentare del Regolamento, che (come prevede l’iter) sarà esaminato dalla Commissione VII alla Camera e dalla Commissione VIII al Senato.

 

Il Coordinamento Aer Anti Corallo rappresenta oggi 1300 imprese

radiotelevisive italiane sulle circa 1800 operanti