Deliberazione 16 giugno 1998 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni recante “Approvazione del codice etico dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni” (Deliberazione n. 18/98/CONS)

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AUTORITA’ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI

Codice Etico dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni

L’AUTORITA’

L’attività dell’Autorità è volta alla soluzione di questioni di particolare delicatezza e coinvolge rilevanti interessi economici di soggetti operanti nel settore delle comunicazioni. Per questo, l’Autorità ha adottato un Codice etico che regola i principi generali a cui devono attenersi i dipendenti e i componenti dell’Autorità, che sono chiamati a tenere un comportamento ispirato a lealtà, imparzialità, diligenza e correttezza personale.

Particolare rilevanza assume l’obbligo di riservatezza, che impegna i componenti e i dipendenti al rigoroso rispetto del segreto d’ufficio in merito alle attività istruttorie, ispettive e di indagine in corso presso gli organi dell’Autorità.

Per garantire l’applicazione delle norme contenute nel Codice, è stato inoltre istituito un apposito Comitato etico,con il compito di proporre le soluzioni di casi concreti oggetto di decisione da parte del Consiglio. Ne fanno parte il Prof. Leopoldo Elia, in qualità di presidente, e il Dott. Riccardo Chieppa e Dott.Pasquale De Lise.

Art. 1.
Ambito di applicazione

1. Le disposizioni del presente Codice operano nei confronti dei dipendenti dell’Autorità, dei consulenti dell’Autorità di cui all’art. 2, comma 30, della legge n. 481 del 1995, nonchè, in quanto applicabili, nei confronti dei Componenti dell’Autorità.

2. Per i componenti dell’Autorità, le funzioni del Comitato etico sono esercitate dal Consiglio, sentito il parere del Comitato stesso. Tale parere può essere richiesto dal Consiglio su proposta del Presidente.

3. I dipendenti si obbligano ad osservare le disposizioni del presente Codice all’atto dell’assunzione in servizio, in qualsiasi veste, presso l’Autorità, ovvero all’atto della sottoscrizione del contratto di lavoro a tempo determinato.

Art. 2.
Principi generali

1. Ai sensi dell’articolo 2, comma 10, della legge 14 novembre 1995, n. 481, i Componenti dell’Autorità, nonchè tutti i dipendenti sono pubblici ufficiali nell’esercizio delle funzioni.

2. I Componenti e i dipendenti debbono tenere un comportamento ispirato a lealtà, imparzialità, diligenza, nonchè a correttezza personale, nella consapevolezza che l’attività dell’Autorità è rivolta alla soluzione di questioni di particolare delicatezza e coinvolge rilevanti interessi economici di soggetti operanti nei settori delle comunicazioni.

Art. 3.
Comportamento durante il lavoro

1. Il dipendente svolge la propria opera con impegno e costanza, attendendo quotidianamente e con solerzia alle mansioni ed agli incarichi affidatigli.

2. Il comportamento del dipendente è volto a stabilire rapporti di fiducia e collaborazione tra l’Autorità e i soggetti interessati, a qualunque titolo, all’attività da essa svolta. A tal fine il dipendente manifesta disponibilità e cortesia usando un linguaggio semplice, motivando le risposte cooperando con riservatezza con quanti sono interessati al lavoro degli uffici.

3. Nel fruire dei beni e dei servizi a disposizione per il suo lavoro, il dipendente dovrà, in ogni momento, essere in grado di giustificarne l’uso come conforme al corretto esercizio della propria attività professionale, evitando sprechi ed impieghi inefficienti degli stessi.

Art. 4
Comportamento nella vita sociale

1. I Componenti e i dipendenti, nei rapporti privati, evitano ogni abuso della propria posizione con lo scopo di conseguire indebiti vantaggi per sè o per altri.

Art. 5.
Doveri di imparzialità

1. I Componenti e i dipendenti operano con imparzialità, senza indulgere a trattamenti di favore; assumono le proprie decisioni nella massima trasparenza e respingono indebite pressioni. Non determinano, nè concorrono a determinare, situazioni di privilegio e non ne fruiscono.

2. Nello svolgimento dei suoi compiti il dipendente:

a) non assume impegni, nè fa promesse ovvero dà rassicurazioni in ordine a questioni che rientrino nella competenza dell’Autorità;

b) non promuove incontri informali con soggetti interessati, dedicati a questioni rilevanti ai fini dell’attività d’ufficio, nè vi partecipa, se a ciò non espressamente autorizzato dal dirigente responsabile; in particolare, non partecipa ad incontri informali aventi ad oggetto provvedimenti non ancora deliberati dall’Autorità o non comunicati formalmente alle parti;

c) mantiene un comportamento imparziale in occasione di esami o di concorsi pubblici, nonchè in occasione di promozioni o trasferimenti.

3. Il dipendente evita di assumere incarichi di rappresentanza in associazioni, circoli od altri organismi di qualsiasi natura, qualora da ciò possano derivare obblighi, vincoli o aspettative tali da poter compromettere l’esercizio delle funzioni dell’Autorità.

Art. 6.
Divieto di accettare doni o altre utilità

1. Ai Componenti e ai dipendenti è fatto divieto di accettare, anche in occasioni di festività, per sè o per altri, donativi o altre utilità da soggetti in qualsiasi modo interessati dall’attività dell’Autorità, ad eccezione dei regali d’uso di modico valore.

2. Il soggetto che, indipendentemente dalla sua volontà, riceve doni o altre utilità di non modico valore, comunica tempestivamente e per iscritto la circostanza al responsabile dell’ufficio, provvedendo, nel contempo, alla restituzione di essi per il tramite dei competenti uffici dell’Autorità.

Art. 7.
Conflitto di interessi – Obblighi di astensione

1. I Componenti e i dipendenti, nell’esercizio delle loro funzioni, non assumono decisioni e non svolgono attività inerenti alle loro mansioni, ove versino in situazioni di conflitto di interesse.

2. I Componenti e i dipendenti hanno obbligo di astenersi in ogni caso in cui esistano evidenti ragioni di opportunità.

3. Il dipendente motiva per iscritto l’intenzione di astenersi al responsabile dell’ufficio, il quale decide sull’astensione.

Art. 8.
Obbligo di riservatezza

1. I Componenti e i dipendenti sono tenuti al rigoroso rispetto del segreto d’ufficio e di ogni ulteriore obbligo di riservatezza inerente alla qualità di pubblico ufficiale propria dei Componenti e dei dipendenti dell’Autorità nell’esercizio delle loro funzioni.

2. In particolare, fuori dai casi previsti dalla normativa vigente, sono tenuti a non fornire informazioni in merito ad attività istruttorie, ispettive o di indagine in corso presso gli organi dell’Autorità; non devono anticipare le domande che intendono formulare nel corso delle audizioni e, in generale, durante lo svolgimento degli atti istruttori. Sono altresì obbligati a non pronunciarsi in merito a provvedimenti relativi ai procedimenti in corso, prima che siano stati ufficialmente deliberati dagli organi dell’Autorità e comunicati formalmente alle parti. Danno accesso alle informazioni a coloro che ne hanno titolo, nel rispetto del segreto d’ufficio, delle vigenti disposizioni legislative e regolamentari e del sopra descritto obbligo di riservatezza.

Art. 9.
Rapporti con i mezzi di informazione

1. I rapporti con i mezzi di informazione sono tenuti dal Presidente, dai Componenti o dai dipendenti espressamente incaricati.

2. L’orientamento dell’Autorità sulle materie di competenza è espresso mediante comunicati ufficiali.

3. Il dipendente è tenuto ad evitare ogni dichiarazione pubblica concernente la sua attività lavorativa nonchè ogni altra dichiarazione che possa nuocere al prestigio ed all’immagine dell’Autorità.

4. Il dipendente evita di intrattenere rapporti con i mezzi di informazione e di sollecitare, in qualunque forma, anche la semplice divulgazione di notizie concernenti i lavori dell’Autorità.

Art. 10.
Divieto di attività collaterali

1. I dipendenti non possono in ogni caso svolgere attività che impediscano o riducano l’adempimento dei compiti di ufficio o che contrastino con esso.

2. La pubblicazione di opere, saggi, articoli di stampa, la partecipazione a convegni, seminari e manifestazioni da parte del dipendente in tale qualità su materie di competenza dell’Autorità sono sottoposte alla preventiva autorizzazione del responsabile della struttura.

Art. 11.
Comitato Etico

1. Il Consiglio nomina un Comitato Etico composto da almeno tre persone di notoria indipendenza e autorevolezza morale.

2. Il Comitato Etico è incaricato di valutare la corretta applicazione delle norme del presente Codice e di proporre le soluzioni di casi concreti.

3. Il più anziano di età esercita le funzioni di Presidente e convoca il Comitato stesso.

4. Il Comitato Etico riferisce al Consiglio, che è chiamato ad adottare le eventuali decisioni del caso. Esso si avvale della collaborazione, tecnica e di documentazione, degli uffici dell’Autorità.

4bis. Allo svolgimento dell’attività di cui al comma 2, il Comitato etico, oltre che su sollecitazione del Consiglio, può procedere anche d’ufficio, informandone il Consiglio stesso. Il Comitato inoltre può indirizzare al Consiglio richieste di chiarimenti e di informazioni in relazione a fatti o a comportamenti dei quali sia venuto a conoscenza.

4ter. Nel caso in cui, nei fatti sottoposti al suo esame, il Comitato ravvisi gli estremi perché si inizi il procedimento disciplinare a carico di dipendenti ne riferisce al Consiglio per le determinazioni di competenza. Analogamente procede nel caso in cui ritenga che non sussistano gli estremi di rilevanza disciplinare.

Art. 12
Aggiornamento del Codice Etico

1. Il Consiglio, anche sulla scorta dei suggerimenti provenienti dal Comitato Etico, può provvedere a modificare ed integrare le disposizioni del presente codice.