Il valore complessivo del SIC 2021 è pari a 18,9 miliardi di euro

(5 ottobre 2023)    Con la delibera n. 223/23/CONS l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha chiuso il procedimento per la determinazione del valore del SIC (Sistema Integrato delle Comunicazioni) per l’anno 2021, come previsto dal D.Lgs n. 208/2021 (Tusma).

Ricordiamo che il SIC comprende le attività di stampa quotidiana e periodica, delle agenzie di stampa, di editoria elettronica, anche per il tramite di Internet, di radio e servizi di media audiovisivi e radiofonici, cinema, pubblicità esterna, sponsorizzazioni e pubblicità online.

Il valore del SIC 2021 è pari a 18,9 miliardi di euro (corrispondenti al 1,1% del Pil nazionale e in crescita del 14,2% rispetto al 2020).

Tale dinamica è ascrivibile principalmente alla ripresa degli introiti pubblicitari, tra i quali va evidenziata la crescita sostenuta di quelli online, la ripresa di quelli riconducibili ai media tradizionali dopo la contrazione registrata durante il periodo pandemico, a cui si aggiunge l’importante crescita dei ricavi provenienti dalle offerte televisive a pagamento sul web e le maggiori entrate derivanti dalla riscossione del canone per il servizio pubblico radiotelevisivo. La crescita di tali voci ha pertanto comportato l’incremento del valore complessivo del SIC nonostante la riduzione delle voci relative agli abbonamenti alla pay tv satellitare e digitale terrestre, alla vendita di copie cartacee e digitali di quotidiani e periodici e alla fruizione da parte del pubblico di opere cinematografiche.

Quanto alla distribuzione delle risorse complessive del SIC per l’anno 2021 per macrocategorie di ricavo, vi è un’incidenza pari al 58,9% (53,6% nel 2020) di quelle attribuibili alle entrate da pubblicità, del 29,2% di quelle riferibili alla vendita diretta di prodotti e servizi e il restante 11,9% relativo ai fondi pubblici.

Nel provvedimento, sulla base delle informazioni raccolte e tenuto conto della dimensione complessiva e degli assetti nel SIC nonché delle esigenze di trasparenza e conoscibilità del mercato, l’Autorità ha determinato la distribuzione delle quote dei soggetti che detengono una quota superiore all’1% dei ricavi complessivi del SIC. Da questa analisi, con riguardo alle ipotesi che a norma dell’articolo 51 del Tusma costituiscono indici sintomatici di posizioni di mercato potenzialmente lesive del pluralismo, emerge come nessuno degli operatori abbia realizzato, nel 2021, ricavi superiori alla soglia del 20%, sebbene si rilevi che le quote dei primi quattro operatori si attestano su valori superiori al 10% dell’aggregato.

Con riferimento alle tipologie di ricavo, emerge dall’analisi del SIC che il 58,9% delle risorse complessive deriva dalla vendita di pubblicità, cui seguono quelli relativi alla vendita di prodotti e servizi, con un’incidenza del 29,2%, e quelli riferibili ai Fondi pubblici, con un peso dell’11,9% del valore complessivo.

Più nel dettaglio, la raccolta di pubblicità online, realizzata sia per i propri siti/app, sia per soggetti terzi, comprensiva delle entrate da vendita di spazi pubblicitari sulle diverse piattaforme, incluse le risorse raccolte da motori di ricerca, da piattaforme sociali e di condivisione, vale 5,5 miliardi, giungendo a rappresentare la maggiore fonte di ricavi del SIC (29,3%).

Sempre per quanto riguarda i ricavi da inserzioni pubblicitarie, la componente costituita dalla raccolta (diretta, tramite concessionaria e in qualità di concessionaria) di pubblicità nazionale e locale sui mezzi di informazione tradizionali (quali servizi di media audiovisivi in chiaro e a pagamento; radio; quotidiani; periodici), comprese le televendite e le sponsorizzazioni afferenti ai servizi di media, nonché dalla pubblicità esterna e dalla pubblicità cinematografica sfiora i 5 miliardi, collocandosi, pertanto, al secondo posto in termini di incidenza sui ricavi complessivi del SIC (26,4%).

I soggetti che detengono quote non inferiori all’1% rappresentano congiuntamente, con 12,5 miliardi di euro, il 66,4% del SIC, mentre il restante 33,6% delle risorse complessive è caratterizzato dalla presenza di una platea di soggetti piuttosto ampia con quote pari o inferiori all’1%.

Nel dettaglio, nessuno degli operatori presenti nel perimetro del SIC ha realizzato, nel 2021, ricavi superiori alla soglia del 20% di cui all’art. 51, comma 3, lett. a) del Tusma, sebbene sia possibile osservare come le quote dei primi quattro operatori si attestino su valori superiori al 10% dell’aggregato.

Più precisamente, i primi dieci gruppi operanti nelle aree economiche che compongono il SIC – Rai Radiotelevisione Italiana; Comcast Corporation/Sky Italian Holdings; Fininvest (MFE-Mediaset, Mondadori, Mediamond); Alphabet/Google; Meta/Facebook, Cairo Communication; Amazon; GEDI Gruppo Editoriale; Netflix; DNI Europe Holding Limited/Discovery – rappresentano congiuntamente, con 12,5 miliardi di euro, il 66,4% del SIC, mentre il restante 33,6% dei ricavi totali è caratterizzato dalla presenza di una platea di soggetti piuttosto ampia con quote inferiori all’1% .

In questo contesto, Rai raggiunge la prima posizione, con un’incidenza dei propri ricavi sul SIC del 13,5%, mentre Comcast/Sky, con un peso del 12,1% sulle risorse complessive, scende al secondo posto. Segue il gruppo Fininvest, con una quota complessiva del 10,3%. Tra gli altri soggetti, si riscontra la rilevanza delle piattaforme online, con Alphabet/Google, Meta/Facebook, Amazon e Netflix che si collocano rispettivamente al quarto, quinto, settimo e nono posto. Tra queste, solamente Alphabet/Google esibisce una quota superiore al 10% (precisamente pari al 10,04%) mentre i restanti operatori presentano un’incidenza dei propri ricavi sul totale inferiore all’8%.

A questo link è disponibile la delibera n. 223/23/CONS Agcom; a questo link il relativo allegato. (FC)

 

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