La legge di conversione del dl 433/99 approvata nei giorni scorsi dal parlamento contiene una norma proposta dal governo assolutamente inaccettabile per l’intero settore radiofonico: in base alla stessa le emittenti radiofoniche nazionali comunitarie (e quindi radio padania, quasi unico soggetto interessato) potrebbero attivare nuovi impianti in tutta italia ed effettuare sponsorizzazioni. “mentre si ricerca faticosamente una strada per il riordino complessivo del sistema radiotelevisivo italiano, e’ inaccettabile che si vari una norma che potrebbe vanificare dieci anni di impegno”.

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CS 128/99

                              COMUNICATO STAMPA

                COORDINAMENTO AER ANTI CORALLO               


Roma, 26 dicembre 1999

 

La legge di conversione del DL 433/99 approvata nei giorni scorsi dal Parlamento contiene una norma proposta dal Governo assolutamente inaccettabile per l’intero settore radiofonico: in base alla stessa le emittenti radiofoniche nazionali comunitarie (e quindi Radio Padania, quasi unico soggetto interessato) potrebbero attivare nuovi impianti in tutta Italia ed effettuare sponsorizzazioni. “Mentre si ricerca faticosamente una strada per il riordino complessivo del sistema radiotelevisivo italiano, è inaccettabile che si vari una norma che potrebbe vanificare dieci anni di impegno”.

Esaminando il testo approvato dal Parlamento della legge di conversione del DL 433/99 relativo al rinvio dei termini per le concessioni televisive locali, si rileva un emendamento (presentato dal Governo in fase di dibattito), in conseguenza del quale l’art. 2, comma 1.ter recita: “1. ter In attesa dell’adozione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione sonora l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni dispone, nei limiti delle risorse disponibili e su base non interferenziale con altri legittimi utilizzatori dello spettro radioelettrico, l’assegnazione di frequenze ai titolari di concessione radiofonica comunitaria in ambito nazionale al fine di raggiungere i requisiti di cui all’articolo 3, comma 5, della legge 31 luglio 1997, n. 249. In considerazione dell’elevato contenuto culturale e sociale e dell’attività non a fini di lucro, i titolari di concessioni di cui al presente comma nell’esercizio radiofonico possono avvalersi delle sponsorizzazioni”. Il citato art. 3 comma 5 della L. 249/97 stabilisce che le concessioni radiofoniche nazionali devono consentire l’irradiazione del segnale in un’area geografica che comprenda almeno il 60% del territorio nazionale e tutti i capoluoghi di provincia.
L’avv. Marco Rossignoli, coordinatore Aer-Anti-Corallo (la federazione che rappresenta il maggior numero di emittenti locali – in tutto 1.283, di cui 922 radio – pari all’83,81% del settore sul totale delle emittenti operanti) ha dichiarato: “Di questa norma beneficerà quasi esclusivamente Radio Padania (emittente portavoce della Lega Nord), che attualmente serve solo alcune provincie e che in base alla legge in questione potrà essere autorizzata a espandersi, atrraverso l’accensione di nuovi impianti, a livello nazionale. Tale disposizione:
– infrange il principio della cristallizzazione e dell’immutabilità delle frequenze in uso che è stato introdotto con la Legge Mammì nell’agosto del 1990 e che è il presupposto necessario per un razionale riordino dell’etere;
– permette ad un soggetto di attivare gratuitamente impianti di trasmissione, mentre tutte le altre emittenti radiofoniche per acquisire nuovi impianti hanno dovuto pagare e dovranno continuare a farlo;
– crea i presupposti per l’alterazione dell’equilibrio interferenziale in ogni area geografica. E’ evidente infatti che l’accensione di nuovi impianti (nonostante la previsione della fattibilità della stessa solo su base non interferenziale) possa causare situazione interferenziali quanto meno nelle zone periferiche delle aree di servizio degli impianti in esercizio;
– costituisce elemento che renderà sempre più difficoltose le procedure di compatibilizzazione (con conseguente quasi vanificazione dell’art. 1, c. 5, della L. 122/98) tra gli impianti attualmente in esercizio, in quanto è evidente che queste ultime sono esperibili soprattutto laddove sussistano spazi radioelettrici per operare aggiustamenti”.
“Anche la previsione delle sponsorizzazioni per le emittenti radiofoniche nazionali comunitarie – ha proseguito Rossignoli -é inaccettabile in quanto crea i presupposti per una modificazione dei principi contenuti nel Disegno di legge 1138 (di riforma del settore) che stabilisce una chiara differenza di ruoli tra emittenza commerciale ed emittenza no profit.
“Il Coordinamento – ha concluso Rossignoli – annuncia sin d’ora che ogni eventuale provvedimento di assegnazione di frequenze basato su tale norma sarà impugnato innanzi all’Autorità giudiziaria e in tal sede sarà contestualmente sollevata questione di costituzionalità del provvedimento stesso, per disparità di trattamento tra le emittenti radiofoniche nazionali comunitarie e tutte le altre imprese radiofoniche operanti “.

 

 

                                 Il Coordinamento Aer Anti Corallo rappresenta oggi
                      1300 imprese radiotelevisive italiane sulle circa 1750 operanti