Radiovisione: i numeri secondo il Censis

image_print

(18 marzo 2021)   La declinazione multimediale della radio e la capacità di “reinventarsi” sono stati alcuni dei temi affrontati dalla ricerca del Censis, presentata questa mattina nel webinar dal titolo “La transizione verso la radiovisione”.

L’incontro, moderato e introdotto dal Direttore generale Censis, Massimiliano Valerii, ha visto la partecipazione del sen. Maurizio Gasparri e dell’on. Emilio Carelli (entrambi compenenti della Commissione parlamentare di vigilanza sui sevizi radiotelevisivi), nonché di Roberto Arditti (direttore editoriale di Formiche) e del giornalista Davide Giacalone.

Partendo dalla suggestione del simulcast crossmediale sulle varie piattaforme, Massimiliano Valerii, nella propria introduzione, ha illustrato lo sviluppo della cosiddetta “radiovisione”, cioè la possibilità di declinare lo stesso contenuto attraverso qualsiasi piattaforma, qualsiasi dispositivo, in ogni luogo, in qualsiasi momento.

Anna Italia, del Censis (curatrice della ricerca), ha fornito alcuni interessanti numeri: dei 41 milioni di ascoltatori della radio in Italia, è emerso che 27 milioni utilizzano anche dispositivi alternativi all’apparecchio tradizionale e all’autoradio. L’indagine Censis evidenzia, poi, che 19 milioni di Italiani seguono programmi radiofonici in formato video attraverso uno schermo tv, tramite smartphone o per mezzo del pc.

La radio è riuscita a conservare il suo valore tradizionale adattandosi ai tempi e oggi accompagna la vita di fasce di pubblico trasversali per età, condizione economica e status sociale.

Sul discorso della cosiddetta “multicanalità”, la ricerca Censis mostra che la maggior parte degli Italiani dà un giudizio positivo sulla possibilità di seguire programmi in contemporanea su diversi device. In altre parole, mentre l’ascolto tramite radio e/o autoradio mantiene tuttora la propria fortissima leadership (con quasi il 75% degli ascoltatori che utilizza questi dispositivi per seguire i programmi radiofonici), è altrettanto vero che sempre più di frequente lo stesso individuo impiega anche altri dispositivi (in aggiunta ai precedenti) per fruire della programmazione radiofonica. In sostanza, secondo l’indagine Censis circa 27 milioni di Italiani utilizza anche altri strumenti oltre alla radio e all’autoradio.

L’indagine Censis conferma che durante il primo lockdown del 2020, oltre il 30% degli Italiani si è informato almeno una volta al giorno sulla pandemia attraverso la radio. Nel periodo di forzata reclusione casalinga, il 30% dei radioascoltatori ha dedicato più tempo all’ascolto in casa rispetto al periodo pre-Covid.

Altro interessante dato emerso dalla ricerca Censis è il rapporto della radio con il mondo “social”: la radio è dentro alla vita degli Italiani e il 63% di chi segue i programmi radiofonici ha attivato almeno una forma di interazione con gli stessi. Così, il 23,4% accede al sito internet delle emittenti radio, il 20,3% segue i profili social di emittenti, programmi e conduttori, il 20,1% invia messaggi (whatsapp, sms, ecc.) durante i programmi.

Dalle conclusioni della ricerca Censis emerge che con la radiovisione, la radio ha attraversato il guado della modernità e il pubblico l’ha seguita. La radiovisione, insomma, è una risposta alla richiesta del pubblico di poter fruire dei contenuti della diretta radiofonica su device diversi, in ogni luogo e momento della giornata, con l’aspettativa futura di poter disporre di un sempre maggior numero di contenuti visual. (FC)

 

(Nella foto: Massimiliano Valerii, direttore generale Censis)

 

Vedi anche:

Radiovisione. Cresce il numero di “canali televisivi della radio” locali presenti nell’etere terrestre italiano. Attualmente operano nel Paese oltre 50 marchi-palinsesti