Relazione dell’avv. Marco Rossignoli, presidente Aer e Coordinatore delegato del Coordinamento Aer-Anti-Corallo in occasione del Convegno “Disegno di legge 1138, nuove concessioni, trasmissioni digitali: occorre valorizzare il ruolo di radio e tv locali” svoltosi a Roma il 22 marzo 2000 presso la sede nazionale della Confcommercio

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RELAZIONE DELL’AVV. MARCO ROSSIGNOLI, PRESIDENTE AER E COORDINATORE DELEGATO DEL COORDINAMENTO AER-ANTI-CORALLO IN OCCASIONE DEL CONVEGNO “DISEGNO DI LEGGE 1138, NUOVE CONCESSIONI, TRASMISSIONI DIGITALI: OCCORRE VALORIZZARE IL RUOLO DI RADIO E TV LOCALI” SVOLTOSI A ROMA IL 22 MARZO 2000 PRESSO LA SEDE NAZIONALE DELLA CONFCOMMERCIO

 

Il Coordinamento AER-ANTI-CORALLO ha organizzato il Convegno odierno per sottoporre all’esame dei Parlamentari, del Governo, nonché delle forze politiche, la posizione degli editori radiofonici e televisivi locali relativamente al Disegno di legge 1138 di riforma del settore, all’iter procedimentale per il rilascio delle nuove concessioni, al passaggio al digitale.
Innanzitutto occorre evidenziare che il rilascio delle nuove concessioni sulla base del Piano di assegnazione delle frequenze per la trasmissione in tecnica analogica si presenta sia per il settore televisivo (relativamente al quale il piano è stato già emanato) sia per il settore radiofonico (relativamente al quale il piano dovrebbe essere emanato entro il 30 novembre), assolutamente anacronistico ed estremamente dannoso per le imprese, senza alcun effettivo vantaggio per la collettività.
Infatti se tali concessioni venissero rilasciate sulla base dell’iter procedimentale definito dalle leggi 78/99 e 5/2000, tutti coloro che le otterranno saranno costretti a modificare, con enormi investimenti, tutti i propri impianti (per adeguarli al piano delle frequenze per le trasmissioni in tecnica analogica) per poi doverli, subito dopo, nuovamente modificare per adeguarli alla tecnica digitale (trasmissioni numeriche previste per il 2006 dal Disegno di legge 1138).
Oltretutto con il rilascio delle concessioni basate sul piano delle frequenze per le trasmissioni in analogico verrebbe completamente azzerato l’esistente, e la maggior parte degli impianti dovrebbe essere allocata su nuovi siti, con conseguente vanificazione di tutti gli investimenti legittimamente operati dalle imprese ai sensi delle leggi 422/93 e 650/96.
Infine l’eventuale attuazione del piano, anziché comportare vantaggi per gli utenti, causerebbe a questi ultimi oneri e disagi, poiché (a causa degli spostamenti degli impianti di trasmissione per l’adeguamento al piano) gli stessi, per continuare a ricevere le trasmissioni, dovrebbero modificare le proprie antenne e i relativi orientamenti, nonché le sintonizzazioni dei ricevitori.
In considerazione che in alcune zone (come ad es. il Lazio) si renderà necessario un intervento quasi per ogni utente (posto che il piano in tale regione modifica la maggior parte dei siti di trasmissione) è evidente che gli antennisti operanti in tale territorio impiegheranno anni per adeguare l’utenza al nuovo piano, con la conseguenza che, medio tempore, molti utenti non riceveranno più i programmi radiotelevisivi.
Queste circostanze sono pacifiche, tanto è vero che la stessa Autorità, nella relazione 30 ottobre 1998, illustrativa del piano televisivo di I livello ha affermato tra l’altro “.. nel corso di molti anni un gran numero di soggetti ha investito energie e risorse, spesso in misura ingente, per costruire postazioni, attivare impianti, occupare e scambiare canali.. Questa circostanza potrà determinare nell’attuazione del Piano difficoltà quali la svalutazione degli immobilizzi di capitale effettuati nel corso degli anni da parte degli operatori (che dovranno ricostruirli in luoghi e forme diverse), complicazioni nel coordinare un mutamento dell’assetto radioelettrico che coinvolge un gran numero di siti e di impianti, necessità di coinvolgere i consumatori che debbono sintonizzare i propri apparecchi riceventi e in molti casi riorientere le antenne”.
A questi problemi si aggiunge poi quello del tipo di sistema che il piano delle frequenze televisive ha, alla fine, disegnato: un sistema polverizzato in una miriade di tante piccolissime emittenti e quindi relegato ai margini del settore e incapace di competere sul mercato o, in alternativa un sistema di emittenti di dimensione più ampia, ma drasticamente ridotte nel numero, rispetto all’attuale.
Infatti l’ultima integrazione del piano (la terza in ordine di tempo nell’arco di circa sedici mesi) adottata dall’Autorità prevede la possibilità di rilasciare 1628 concessioni di cui 126 relative ad una sola regione e 1502 relative ad un solo ambito provinciale (oltre a 391 concessioni relative ad aree limitate, con esclusione dei capoluoghi di provincia).
L’eventuale scelta di procedere ad aggregazioni di più province per ogni emittente porterebbe ad una immediata rilevante contrazione del numero delle concessioni assentibili.
Anche gli spazi per le emittenti regionali sono fortemente ridotti rispetto alla situazione attuale.
Infatti a fronte di circa 180 emittenti (tra regionali e pluriregionali) ad oggi operanti, potranno ottenere la concessione solo 126 emittenti, con copertura di una sola regione. Pertanto circa 60 di tali emittenti sono destinate a chiudere o comunque ad essere fortemente ridimensionate. Una diversa soluzione comporterebbe invece una forte riduzione degli spazi per le emittenti provinciali.
In questo contesto appare dunque assolutamente illogico il rilascio delle nuove concessioni sulla base dell’iter procedimentale definito dalle leggi 78/99 e 5/2000, in quanto tutto il sistema radiotelevisivo italiano deve essere riscritto attraverso il disegno di legge 1138. E’ infatti assolutamente contraddittorio, da una parte rilasciare le concessioni per ben sei anni sulla base del piano per le trasmissioni in analogico e delle attuali regole, e da altra parte (il DDL 1138) prevedere, per le emittenti locali, il rilascio di licenze, in luogo delle concessioni, basate su requisiti diversi rispetto a quelli attuali. Peraltro per quanto riguarda il comparto radiofonico il piano delle frequenze potrebbe essere emanato addirittura dopo l’approvazione del Disegno di legge 1138.
Sul punto giova ricordare che sia la Camera, che il Senato hanno approvato, contestualmente alla legge 78/99 un ordine del giorno che, nell’evidenziare l’esigenza dell’approvazione immediata del disegno di legge 1138, invitava il Governo ad adeguare a tale disegno di legge l’iter procedimentale previsto dalla legge 78/99.
Riteniamo pertanto che inevitabilmente la strada che debba essere percorsa sia quella di una approvazione rapida del Disegno di legge 1138 con conseguente disapplicazione dell’iter procedimentale per il rilascio delle concessioni previsto dalle leggi 78/99 e 5/2000 sia per il settore televisivo che per quello radiofonico.
Frattanto sarebbe opportuno che venissero adottate procedure di compatibilizzazione, ottimizzazione e razionalizzazione degli impianti esistenti, come previsto dalla legge 122/98 al fine di migliorare il quadro complessivo delle emissioni radioelettriche e risolvere le molte problematiche urbanistiche, ambientali e igienico sanitarie, che, diversamente non potranno essere definite in tempi brevi.
D’altro canto se si pone a confronto la situazione prima della legge 5/2000 e la situazione attuale, si rileva, inequivocabilmente, che tutti i problemi che hanno originato l’esigenza del rinvio del termine del 17 novembre per la presentazione delle domande di concessione, sono rimasti sostanzialmente immutati.
Il Coordinamento AER-ANTI-CORALLO, la federazione che rappresenta la maggioranza delle radiotelevisioni locali e che recentemente, per dare maggior forza alle proprie imprese ha aderito alla CONFCOMMERCIO che si sta particolarmente impegnando nel settore dei servizi e specificamente della comunicazione, formula pertanto qui la proposta di disapplicare l’attuale iter procedimentale basato sul piano delle frequenze e del Regolamento di cui alla delibera 78/98 dell’Autorità, dando contestualmente massimo impulso al dibattito parlamentare per l’approvazione del disegno di legge 1138.
Sul punto riteniamo che l’impianto normativo formulato dal Governo, attraverso un ampio confronto con le associazioni, per quanto concerne il settore locale sia fortemente condivisibile anche se a nostro parere necessitano alcune modifiche e integrazioni.
In particolare riteniamo che il rilascio di licenze a favore delle emittenti locali (in luogo delle concessioni) debba essere affiancato da un serie di norme che riempiano di contenuto il concetto di licenza (diritto di operare che scaturisce dalla legge e non dall’atto amministrativo, semplificazione massima etc).
Diversamente il sistema sarebbe comunque fondato su concessioni denominate licenze.
Importantissima la suddivisione dell’emittenza locale commerciale in emittenza con obblighi di informazione e emittenza esclusivamente commerciale.
Importantissima anche la categoria delle emittenti non profit, che sostituisce le comunitarie e non vive di pubblicità. Relativamente a queste ultime deve essere previsto l’obbligo di irradiare i programmi riferiti alle particolari istanze di cui le emittenti sono portatrici solo per il 30% dell’orario compreso tra le 7.00 e le 21.00.
Compito del disegno di legge deve essere poi quello di valorizzare il ruolo delle emittenti locali in modo tale che le stesse possano trovare una adeguata collocazione nel mercato.
A tal fine devono essere previste norme per riequilibrare il mercato pubblicitario, evitando che la raccolta sia concentrata esclusivamente nelle mani delle due grandi concessionarie di pubblicità.
Il Coordinamento Aer-Anti- Corallo, peraltro, verrà sentito dall’Autorità lunedì 27 marzo nell’ambito del procedimento istruttorio in corso avanti la stessa per accertamento di posizioni dominanti nel settore delle comunicazioni.
Si ritiene inoltre che debba essere assolutamente disattesa l’ipotesi del cosiddetto traino pubblicitario delle emittenti locali da parte delle grandi concessionarie.
In tal modo infatti beneficerebbero delle entrate pubblicitarie afferenti tale modalità di raccolta, solo pochissime emittenti legate a dette concessionarie, con evidente discapito dell’intero sistema.
Il disegno di legge deve inoltre definire il diritto di cronaca; deve riservare la possibilità di stipulare convenzioni di servizio con gli enti locali anche da parte delle emittenti locali commerciali; deve chiarire definitivamente che la diffusione territoriale della concessionaria pubblica sia possibile solo a livello regionale.
Riteniamo, poi, che il disegno di legge possa rappresentare anche l’occasione per ripensare la disciplina dell’emittenza locale nell’ambito della normativa sulla cosiddetta par condicio.
Al riguardo chiediamo che vengano applicate nei confronti dell’emittenza locale le stesse norme previste per la carta stampata. Se esiste un problema rispetto alle reti televisive nazionali, lo stesso non può coinvolgere le emittenti locali che, per il loro numero, e, il diverso orientamento sono di per sé garanzia di pluralismo. E’ infatti inaccettabile che la normativa possa intervenire in qualche misura sull’attività informativa delle emittenti anche al di fuori delle campagne elettorali. La legge sulla par condicio non disciplina infatti solo la diffusione dei messaggi politici nelle campagne elettorali, ma disciplina anche l’informazione sia durante che al di fuori di tali campagne. E questo è l’aspetto più delicato del problema in quanto inerisce profondamente sulle scelte editoriali delle imprese.
L’Autorità, a breve, dovrà emanare il regolamento applicativo della legge 28/2000 anche relativamente ai periodi non afferenti le campagne elettorali.
In quella sede avremo la possibilità di conoscere quali siano in concreto i limiti informativi per gli editori radiotelevisivi. L’art. 2, comma 2 della legge 28/200 prevede che le norme non si applichino alla diffusione di notizie nei programmi di informazione” . Cosa si intende però per “notizie”?
Auspichiamo ovviamente una soluzione che permetta alle nostre imprese di esercitare a pieno il diritto di informare e di garantire il diritto dei cittadini di essere informati.
Cogliamo inoltre l’occasione per evidenziare in questa sede che il Disegno di legge sulla Comunicazione Pubblica approvato dalla Camera e attualmente all’esame del Senato prevede tra l’altro, l’abrograzione dell’art. 9 della legge 223/90 (e successive modificazioni) relativo alle quote di pubblicità pubblica riservate all’emittenza locale.
Diversamente le analoghe misure previste per la carta stampata non vengono abrogate.
Il Coordinamento Aer-Anti-Corallo chiede che il Senato cancelli tale abrogazione rispristinando una importante misura nei confronti delle emittenti locali, che il disegno di legge 1138 deve poi, contribuire a valorizzare introducendo norme precise che ne garantiscano l’applicazione, che fino ad oggi è stata debole e saltuaria.
Occorre inoltre richiamare l’attenzione sulla importanza di un corretto passaggio al digitale (DAB radiofonico e DVB televisivo) da parte dell’intero sistema.
La problematica è di grande importanza per il futuro delle nostre imprese e pertanto è indispensabile che vengano create le condizioni politiche e tecnologiche per tale passaggio da parte delle emittenti locali.
La tecnologia digitale garantisce una elevata qualità del suono e dell’immagine, la riduzione di consumi di energia elettrica, la riduzione delle problematiche interferenziali.
Tuttavia per garantire un effettivo accesso delle emittenti locali è necessario che il Disegno di legge 1138 sciolga una serie di nodi politici e precisamente:

  • devono essere individuate frequenze libere sulle quali sia possibile avviare da parte di tutte le emittenti trasmissioni digitali contemporaneamente alle trasmissioni analogiche;
  • deve essere svolta una politica industriale finalizzata alla vendita in tempi brevi dei ricevitori digitali a tutti coloro che sono attualmente in possesso di ricevitori analogici;
  • devono essere individuate soluzioni normative che permettano di risolvere il problema della titolarità degli impianti e delle relative concessioni (ogni trasmettitore digitale deve essere utilizzato in comune tra più soggetti);
  • devono essere individuate soluzioni operative per l’esercizio degli impianti digitali da parte di diverse emittenti locali che hanno obiettivi di copertura territoriale diversi (è necessario trovare una soluzione che permetta di conciliare l’esigenza di utilizzo di impianti in comune tra diversi soggetti, con la contestuale esigenza di sviluppare coperture differenziate, senza allo stesso tempo penalizzare in alcun modo l’emittenza locale. Infatti mentre tale utilizzazione comune non crea particolari problematiche alle emittenti nazionali che non hanno esigenze di copertura differenziate, diversamente è un problema molto serio per l’emittenza locale);
  • devono essere definiti criteri per la pianificazione preventiva delle risorse digitali in modo tale che vengano previsti adeguati spazi di trasmissione per l’emittenza locale, e in modo tale che non si verifichino situazioni di occupazione delle frequenze non regolamentate.

Da ultimo evidenziamo che qualora il Ministero intenda comunque procedere nell’iter procedimentale per il rilascio delle nuove concessioni, si rende necessario aprire un immediato e approfondito confronto con le associazioni di categoria circa il contenuto del Disciplinare in base al quale dovranno essere redatte le graduatorie, che deve essere emanato entro il 31 marzo 2000.
Tale confronto è molto importante in quanto riteniamo che il Disciplinare per le emittenti locali debba essere predisposto in modo assolutamente diverso da quello a suo tempo emanato per le concessioni televisive nazionali.
Riteniamo infatti errato dare rilevanza decisiva agli impegni futuri delle emittenti, svalorizzando invece l’attività pregressa e l’esperienza maturata nel settore.
Su questi temi attendiamo di conoscere la posizione del Governo, dei parlamentari e delle forze politiche.