Relazione Marco Rossignoli

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A.R.M. ASSOCIAZIONE RADIOTELEVISIONI DELLE MARCHE, UMBRIA, ABRUZZO E MOLISE

 

ANCONA 22 NOVEMBRE 1986

 

CONVEGNO “EMITTENZA PRIVATA QUALE FUTURO?”

 

 

Marco Rossignoli

 

PRESIDENTE A.R.M.

 

 

— OOO —

 

Sono passati dieci anni da quando per la prima volta l’allora Ministro delle Poste On.le Vittorino Colombo preannunciò che la legge sulle radiotelevisioni private sarebbe stata approvata nel giro di pochi mesi.L’attuale Ministro delle Poste On.le Antonio Gava, pochi mesi or sono, ha annunciato che l’accordo tra i partiti era stato raggiunto e che il testo del disegno di legge sarebbe stato presentato nel giro di pochi giorni.

L’on.le Giorgio Bogi, sottosegretario al Ministero P.T., nel mese di ottobre 1986, annunciava in sede di Commissione mista per le frequenze che il Governo avrebbe chiesto al Parlamento una rapida approvazione di tre articoli relativi all’aggiornamento del censimento, all’autorizzazione all’esercizio provvisorio degli impianti, alle condizioni per apportare modifiche o nuove installazioni, al rilascio di concessioni provvisorie per i ponti radio.

A tutt’oggi però, dopo oltre 10 anni dalla storica sentenza 202/76 della Corte Costituzionale, vi è ancora il vuoto legislativo assoluto in materia e, mentre tutti continuano a dirsi d’accordo sulla legge di regolamentazione, nel frattempo continuano a sorgere e a consolidarsi gruppi di emittenti che operano in assoluto contrasto con il dettato della Corte Costituzionale.

Come noto, infatti, con la sentenza 202/76, la Corte Costituzionale ha dichiarato la illegittimità del monopolio statale delle trasmissioni radiotelevisive via etere su scala locale, riconoscendo alle emittenti private il diritto di trasmettere in ambito locale.

La Corte Costituzionale, con tale sentenza, stabilì alcuni principi (peraltro ribaditi dalla successiva sentenza 148/81), che dovevano essere tenuti presenti dal futuro legislatore nel disciplinare il diritto soggettivo dei privati (tale la Corte lo considera) di servirsi dell’etere per la manifestazione del proprio pensiero attraverso trasmissioni radiotelevisive.

Tra gli altri principi la Corte Costituzionale enunciava (punto F del dispositivo) che il legislatore avrebbe dovuto stabilire ogni altra condizione necessaria perché l’esercizio del diritto, previa autorizzazione, si svolgesse effettivamente in ambito locale e non desse luogo a forme di concentrazione o a situazioni di monopolio o oligopolio.

Tale impostazione è stata ribadita dalle recentissime sentenze n. 237/84 e n. 35/86. In particolare la Corte Costituzionale a pag. 17 della motivazione della sentenza 237/84, riferendosi alla sentenza 202/76, si è così testualmente espressa:“Quest’ultima sentenza ha dunque riconosciuto il diritto di iniziativa privata per l’installazione, l’esercizio di impianti per le trasmissioni via etere di programmi radiofonici e televisivi su scala locale. Nel riconoscere un tale diritto, questa Corte ha però affermato anche la necessità dell’intervento del legislatore nazionale perché stabilisca l’organo dell’amministrazione centrale dello Stato competente a provvedere all’assegnazione delle frequenze ed alla effettuazione dei conseguenti controlli e fissi le condizioni che consentano l’autorizzazione all’esercizio di tale diritto in modo che questo si armonizzi e non contrasti con il preminente interesse generale e si svolga sempre nel rigoroso rispetto dei doveri ed obblighi anche internazionali, conformi a Costituzione. Tale esplicito invito al legislatore perché intervenisse nella materia de quo, adeguandosi ad una serie di indicazioni specifiche (intervento presupposto anche nel dispositivo della sentenza) è rimasto, però, sin qui inascoltato”.

La Corte Costituzionale inoltre, a pag. 18 della citata sentenza si è così espressa:“Dalla normativa qui considerata emerge, dunque, una regola generale, in forza della quale l’installazione, lo stabilimento e l’esercizio di impianti di telecomunicazione sono subordinati al previo ottenimento della autorizzazione o della concessione governativa, mentre la trasmissione via etere su scala locale esercitata di privati, per effetto della citata sentenza n. 202 del 1976 è assolutamente libera nel senso che si svolge in regime di carenza legislativa”.

In questi 10 anni, tuttavia, le direttive della Corte Costituzionale sono state più volte disattese o fraintese ed oggi ci troviamo in una situazione in cui addirittura anche la emittenza estera, dopo le reti italiane, ha consolidato le sue posizioni in Italia, operando in contrasto con la legge.

E’ evidente, pertanto, che l’assenza di regolamentazione non è andata e non va a danno di nessuno dei grossi operatori. Le uniche a fare le spese, sotto tutti gli aspetti di questa situazione sono esclusivamente le emittenti locali.

Queste ultime (sia a carattere cittadino che a carattere provinciale o regionale), che sono le uniche ad operare nell’ambito della legalità costituzionale, si trovano, dopo dieci anni di vuoto legislativo, ad essere travolte e fagocitate da una situazione che non sono in grado di fronteggiare né in termini politici, né in termini economici.

Non esiste a tutt’oggi alcuna chiarezza sulle modalità di instaurazione dei rapporti di lavoro dei dipendenti delle aziende radiotelevisive; non vi è chiarezza sulle pretese degli autori (rappresentati dalla SIAE) e dagli editori discografici (rappresentati dall’AFI)in ordine alla utilizzazione per le proprie trasmissioni, da parte delle emittenti private, del disco o di altri analoghi supporti; non vi è alcuna tutela legale delle proprie frequenze e dei propri canali di trasmissione della altrui interferenze, con la conseguenza che vige ancora la logica della giungla dove il più forte vuole sopraffare il meno forte e dove detta legge chi ha il trasmettitore più potente o l’antenna più alta e dove chi vuole ottenere giustizia deve intraprendere giudizi civili spesso di lunga durata.

Non vi è inoltre alcuna specifica tutela, che ponga limiti a chi opera nell’assoluta scorrettezza commerciale vendendo spazi pubblicitari a prezzi irrisori.

In questo quadro si deve inoltre sottolineare che sulle emittenti radiofoniche incombe il “Piano di Ginevra” e l’entrata in vigore dello stesso, prevista per il 1° luglio del prossimo anno.

Tale piano approvato in occasione della II sessione della conferenza di Ginevra della UIT (Unione Internazionale delle Telecomunicazioni), se attuato, rappresenterebbe la decimazione della emittenza radiofonica privata italiana.

Lo stesso prevede infatti la possibilità di utilizzare in tutto il territorio italiano circa 4.500 impianti radiofonici operanti su altrettante frequenze di cui circa 2.500 riservate alla RAI e agli altri servizi pubblici, mentre solo circa 2.000 riservate alle stazioni private. Se si considera che gli impianti radiofonici complessivamente censiti ai sensi della legge 10/85 sono circa 10.000 e che a questi devono aggiungersi tutti i ponti radio di trasferimento e qualche migliaio di impianti attivati dopo il censimento, si può comprendere nella sua interezza quanto effettivamente grave sia la situazione.

Di fronte a ciò e alla disponibilità manifestata dal Ministro PT a consentire la partecipazione agli studi di ripianificazione delle frequenze in FM ad un solo organismo tecnico di tutti i privati, le associazioni di categoria hanno costituito la Tecniter srl (di cui sono socie l’AER, l’ANTI, l’ARM, la Corallo, la FRT e Radio Radicale), che ha come scopo “la progettazione e lo studio di soluzioni tecniche e delle problematiche connesse all’attuale utilizzo delle bande di frequenza da assegnare alla radiodiffusione sonora, allo scopo di fornire alla Pubblica Amministrazione la collaborazione, i suggerimenti e le indicazioni necessarie alla elaborazione del Piano Nazionale di Assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione sonora medesima”.

L’attività della Tecniter si inserisce pertanto nella strategia delle associazioni dei privati di studiare tecnicamente e di ottenere politicamente delle modifiche a tale piano per permettere la sopravvivenza del maggior numero di emittenti.

La Tecniter, non potendolo fare in proprio, non possedendo né attrezzature né le necessarie competenze tecniche, ha affidato alla ITP Elettronica, società che si avvale della consulenza tecnico scientifica del Prof. Cesare Maria Ottavi, membro peraltro del Consiglio Superiore Tecnico P.T.A., l’incarico di elaborare tutti gli studi, le analisi e le ricerche connesse con il censimento dell’emittenza radiofonica in Italia per l’utilizzo ottimale delle radiofrequenze riservate al servizio di radiodiffusione sonora e la conseguente pianificazione.

L’attività della Tecniter e della ITP Elettronica è pertanto importantissima in quanto solo attraverso la ricerca continua di soluzioni di ottimizzazione del piano delle frequenze è possibile garantire la sopravvivenza delle emittenti che in questi 10 anni di sacrifici si sono strutturate e organizzate a livello aziendale e, conseguentemente, garantire l’occupazione per coloro che da anni vivono con la propria famiglia di tale lavoro.

Infatti il problema della disponibilità delle frequenze è e resta pregiudizievole perché condiziona tutti gli altri problemi.

Non a caso la Corte Costituzionale ha limitato l’esercizio del diritto di radiodiffondere dei privati al solo ambito locale. Tale scelta è stata dettata dalla considerazione della relativa limitatezza tecnica del mezzo radiotelevisivo.

Se le frequenze potessero essere numericamente aumentate ogni giorno, la Corte non avrebbe certamente posto alcuna limitazione di ambito per l’esercizio del diritto di radiodiffondere.

In questo quadro è però necessario tenere ben presente che, se anche una migliore pianificazione può accrescere la disponibilità nelle frequenze, non può allo stesso tempo risolvere il problema nella sua globalità. E’ necessaria infatti una diversa distribuzione delle frequenze tra il settore pubblico e quello privato.

E’ necessario pertanto regolare il servizio pubblico indirizzandolo allo sfruttamento di risorse diverse da quelle dei canali in UHF ed in VHF e delle frequenze in MF e allo stesso tempo contenere il numero delle reti private nel settore televisivo, nonché nel settore radiofonico autorizzare solo la attività delle emittenti a carattere locale. In ogni caso le reti nazionali dovranno essere riservate allo stato che potrà darle in concessione. Le locali, in conformità ai principi costituzionali più volte espressi dalla Corte, dovranno poter essere un numero non esiguo e comunque non inferiore alla somma delle reti RAI e private, in ogni ambito.

Alla RAI, nel campo televisivo, come in quello della MF, dovrà essere lasciata una sola rete. E’ necessario dunque che la legge consideri, per la RAI, altre soluzioni, come la via cavo, il satellite, che ormai è alle porte, così per la radiofonia, la modulazione di ampiezza, la via filo oltreché il satellite.

La normativa della legge 103/75 dovrà essere abrogata dalla nuova legge, in quanto non ha consentito, per le modalità con cui è stata concepita, la realizzazione neppure di una rete cavo. Le reti cavo, diversamente, potrebbero consentire alla Rai di sopperire ampiamente alla riduzione dei suoi canali, conseguente alla minore disponibilità tecnica degli stessi, passati ai privati.

In tema di provvedimenti immediati riteniamo che sia necessario che si proceda alla emanazione, in adempimento delle disposizioni del codice postale così come ribadite dalla legge 209 del 1980, della normativa tecnica per prevenire ed eliminare i disturbi alle radio ricetrasmissioni, nonché la relativa regolamentazione per gli accertamenti con i circoli Costruzioni TT delle eventuali inadempienze, delle interferenze, ecc. Riteniamo che sia necessario che venga istituito un pubblico registro delle emittenti radiotelevisive nel quale vengano trascritti continuativamente tutti i dati delle emittenti e dei relativi impianti, nonché tutte le variazioni, modifiche e installazioni di nuovi impianti. I dati del censimento della legge 10/85 non sono infatti più attuali e un eventuale nuovo censimento dell’emittenza privata non risolverebbe il problema del continuo aggiornamento dei dati, che è necessario e indispensabile conoscere per poter verificare le soluzioni di pianificazioni con una situazione di fatto reale.

Nessuno sa cosa succederà all’indomani del 1° luglio 1987.

Certo è però che tutte le emittenti radiofoniche private devono battersi perché si giunga al più presto alla tanto auspicata regolamentazione.