TeleRadiofax n. 25/2014 – 20 dicembre 2014

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Sommario


LEGGE DI STABILITA’ 2015, LE TV LOCALI VENGONO MARGINALIZZATE. VANIFICATI TUTTI GLI INVESTIMENTI TECNOLOGICI E STRUTTURALI; RISCHIO DI COMPROMISSIONE DELLA CONTINUITA’ AZIENDALE E DELL’OCCUPAZIONE NEL COMPARTO

 

■ Al momento dell’avvio della transizione alle trasmissioni televisive digitali terrestri, da più parti si sosteneva che le tv locali non avrebbero dovuto diventare operatori di rete e non avrebbero dovuto avere numerazioni Lcn primarie (ovvero avrebbero dovuto averne in numero molto limitato).

La battaglia associativa condotta da AERANTI-CORALLO (per lungo tempo, peraltro, in assoluta solitudine) ha portato, invece, le tv locali a diventare operatori di rete (ottenendo l’assegnazione ventennale del diritto di uso delle frequenze di trasmissione) e ad avere dieci numerazioni Lcn nelle prime venti (e 39 nelle prime 99), cioè ad avere quanto necessario per poter competere sul mercato.

La contrazione dei ricavi pubblicitari, derivante dalla recessione in atto e dalla concorrenza delle nuove piattaforme, ha generato, però, una situazione di grande difficoltà per le emittenti, che, dopo aver realizzato importanti investimenti tecnologici e strutturali, per accedere alle nuove modalità di trasmissione, sono state impossibilitate a effettuare investimenti per i contenuti da diffondere nei nuovi scenari digitali.

In tale contesto, AERANTI-CORALLO ha, ripetutamente, sollecitato l’emanazione di norme finalizzate alla ripresa del mercato pubblicitario, a svincolare le emittenti dall’eccessiva burocrazia, a valorizzare il ruolo informativo delle tv locali sul territorio e a consentire un pieno sviluppo dell’attività di operatore di rete locale (con la possibilità, peraltro, di diffondere anche contenuti nazionali).

I diversi Governi che si sono succeduti  non hanno, tuttavia, assunto alcun provvedimento al riguardo. Inoltre, sono state continuamente modificate le norme di settore e si è così generata una situazione di incertezza permanente  estremamente negativa per le imprese del comparto.

Le aspettative che le tv locali riponevano, all’indomani dell’insediamento dell’attuale Governo, erano elevate.

Si pensava che, finalmente, sarebbe stato possibile ottenere incentivazioni per la ripresa del mercato pubblicitario (prodromica, peraltro, a una ripresa dei consumi) e una forte sburocratizzazione degli adempimenti amministrativi.

Si auspicava, inoltre, una politica di superamento del cosiddetto “duopolio”, con un rafforzamento del pluralismo informativo sul territorio.

Ad oggi, dobbiamo, tuttavia, con grande delusione, constatare che le norme del disegno di legge stabilità 2015 stanno andando in una direzione opposta. In particolare, con tali norme, vengono poste le basi per marginalizzare l’emittenza televisiva locale al ruolo di semplice fornitore di servizi di media audiovisivi (viene confermata la chiusura di 144 operatori televisivi locali, fissando al riguardo la data del 30 aprile 2015; alcune frequenze attualmente libere non vengono assegnate agli operatori di rete locali che devono cessare l’attività, bensì a nuovi soggetti che potrebbero anche essere operatori nazionali; vengono previste gare tra i fornitori di servizi di media audiovisivi locali per accedere alle reti dei pochi operatori locali esercenti frequenze assegnate all’Italia, con ciò facendo ipotizzare che, nell’arco dei prossimi anni, si intendano revocare ulteriori assegnazioni frequenziali alle tv locali) e vengono ulteriormente rimesse in discussione le numerazioni Lcn delle sole tv locali.

Sono scelte politiche inaccettabili per un sistema televisivo misto nazionale-locale.

Sono scelte politiche che vanificano tutti gli investimenti tecnologici e strutturali per la transizione al digitale effettuati dalle tv locali, mettono a rischio la continuità aziendale di centinaia di emittenti televisive locali e l’occupazione di migliaia di lavoratori.

REGIONE

FREQUENZE DA DISMETTERE

EMITTENTI CUI VENGONO TOLTE LE FREQUENZE

PIEMONTE

1

1

LOMBARDIA

1

6

VENETO

8

15

FRIULI V.G.

9

11

LIGURIA

2

2

EMILIA ROMAGNA

5

8

TOSCANA

2

4

MARCHE

12

15

ABRUZZO

10

22

MOLISE

10

16

PUGLIA

12

31

SICILIA

4

13

TOTALE

76

144

Tabella. Le frequenze da dismettere e il numero di emittenti interessate da tali dismissioni, suddivise per regione (decreto legge 145/2013 convertito, con modificazioni, dalla legge 9/2014 e delibera Agcom n. 480/14/CONS)

LEGGE DI STABILITA’ 2015: IL PROVVEDIMENTO

■ Dopo il voto della Camera, il disegno di legge stabilità 2015 è stato approvato anche dal Senato.

Il provvedimento torna ora in terza lettura alla Camera per l’approvazione definitiva, che dovrebbe avvenire entro la prossima settimana.

In sintesi, le norme introdotte dal disegno di legge prevedono:

– l’aumento da Euro 20.000.000 a Euro 51.026.000 delle misure compensative destinate alla dismissione volontaria delle frequenze ritenute interferenti con i paesi esteri confinanti (ricordiamo che tali frequenze sono state già escluse dalla pianificazione con delibera Agcom n. 480/14/CONS. Evidenziamo inoltre che, in base a tale stanziamento, le misure compensative dovrebbero avere un valore di circa euro 0,30 per abitante);

– la dismissione delle 76 frequenze (esercite da 144 operatori di rete locale) ritenute interferenti con i paesi esteri confinanti entro il 30 aprile 2015 (anziché entro il 31 dicembre 2014);

– l’assegnazione delle frequenze attribuite a livello internazionale all’Italia e non assegnate a operatori di rete nazionali (dovrebbero essere i canali 58 e 60), in base ad un beauty-contest a operatori di rete dotati di particolari requisiti tecnici e patrimoniali, i quali dovranno destinare la capacità trasmissiva delle frequenze loro assegnate esclusivamente a fornitori di servizi di media audiovisivi in ambito locale (secondo il tenore della norma, potrebbero partecipare al beauty contest anche i soggetti proprietari di infrastrutture di trasmissione su base nazionale.

Analoga procedura viene prevista per i canali 6, 7 e 11 non assegnati nel recente beauty contest, qualora gli stessi venissero resi disponibili dalla chiusura della procedura di infrazione Ue nei confronti dell’Italia);

– l’obbligo per gli operatori di rete in ambito locale, titolari di diritti di uso di frequenze attribuite a livello internazionale all’Italia, di mettere a disposizione la relativa capacità trasmissiva (con tariffe stabilite dall’Agcom) a fornitori di servizi di media audiovisivi sulla base di una graduatoria redatta con riferimento agli indici di ascolto Auditel, al numero dei dipendenti a tempo indeterminato, al costo del personale giornalistico (tale norma potrebbe limitare la libertà imprenditoriale sia dei soggetti che sono assegnatari delle citate frequenze, sia dei fornitori di servizi di media audiovisivi interessati);

– la previsione da parte dell’Agcom, nell’ambito del futuro nuovo piano LCN, delle modalità di attribuzione dei numeri ai fornitori di servizi di media audiovisivi autorizzati alla diffusione di contenuti in tecnica digitale terrestre in ambito locale sulla base della posizione nella graduatoria sopracitata (ciò comporterà la modifica di quasi tutti gli attuali posizionamenti LCN con evidenti ripercussioni estremamente negative per tutte le emittenti che, in tal modo, perderanno la propria ricevibilità tecnica da parte di ogni decoder fino alla relativa risintonizzazione).

Occorre altresì rilevare che la previsione di ulteriori gare per assegnare reti e graduare i fornitori di servizi di media audiovisivi (anche ai fini delle nuove attribuzioni LCN) contribuirà al mantenimento di una situazione di incertezza permanente, con ulteriori appesantimenti burocratici per le imprese.

Il disegno di legge approvato dal Senato prevede inoltre, un incremento annuo, per quattro anni, a partire dal 2015, delle misure di sostegno per tv e radio locali di Euro 20.000.000 (in tal modo lo stanziamento 2015 dovrebbe diventare di circa euro 48.406.000, di cui 85% per le tv locali e 15% per la radiofonia).

Ricordiamo che nel frattempo è terminata lo scorso 10 dicembre la consultazione pubblica del Ministero dello Sviluppo economico sullo schema di provvedimento che fissa i criteri e le modalità per l’attribuzione delle sopracitate misure economiche di natura compensativa (di complessivi euro 51.026.000) in favore degli operatori abilitati alla diffusione di servizi di media audiovisivi in ambito locale, per la liberazione delle frequenze riconosciute a livello internazionale ed utilizzate dai Paesi confinanti, pianificate ed assegnate ad operatori di rete televisivi in Italia ed oggetto di accertate situazioni interferenziali.

E’ probabile che il Ministero emani tale provvedimento dopo l’entrata in vigore della legge di stabilità 2015 (cui è direttamente collegato) e, quindi, nel corso del mese di gennaio 2015.

 

 RADIOMONITOR 2015 DI GfK EURISKO

■ L’edizione 2015 dell’indagine RadioMonitor di GfK Eurisko misurerà gli ascolti di 222 emittenti radiofoniche locali e di 16 emittenti radiofoniche nazionali.

L’indagine, che partirà il 7 gennaio 2015 per concludersi il successivo dicembre, si baserà su 120mila interviste telefoniche realizzate su un campione rappresentativo della popolazione italiana dai 14 anni in su.

Ricordiamo che l’indagine RadioMonitor, come da tempo chiarito dall’Agcom, non rientra nel campo di applicazione di cui alla propria del. n. 130/06/CSP, non è sottoposta alla vigilanza della stessa Autorità e non rappresenta una committenza universale del settore radiofonico, ma costituisce libero esercizio di attività professionale.

 

FONDO STRAORDINARIO PER L’EDITORIA: OPERATIVA LA DELIBERA INPGI PER AGEVOLAZIONI SU NUOVE ASSUNZIONI ANCHE DI RADIO E TV

■ A seguito dell’emanazione del DPCM 30 settembre 2014 “Istituzione del fondo straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria per il biennio 2014-2016” (in attuazione della legge n. 147/2013), che disciplina i criteri e le modalità di concessione ed erogazione per l’anno 2014, delle risorse del Fondo per un ammontare di complessivi euro 20.918.394,00 e che prevede, in particolare, misure di promozione dell’occupazione giornalistica (per un importo di 11 milioni di euro), l’Inpgi, con proprio atto deliberativo, riconosce alle imprese editoriali che procedano tra il 30 settembre 2014 e il 31 dicembre 2014 all’assunzione con contratto di lavoro subordinato di giornalisti in possesso di specifiche competenze professionali nel campo dei nuovi media, sgravi consistenti nella riduzione della contribuzione previdenziale secondo i criteri e nelle misure indicati all’art. 4 del DPCM.

In particolare, l’Inpgi riconosce la concessione delle agevolazioni contributive – per la durata di 36 mesi – ai datori di lavoro che assumano nel periodo compreso fra la data di adozione del DPCM (30 settembre 2014) e il 31 dicembre 2014, giornalisti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, in misura pari all’intera quota del contributo I.V.S. a loro carico dovuto all’Inpgi in relazione al rapporto di lavoro instaurato. L’agevolazione contributiva è, invece, ridotta al 50% della quota del contributo I.V.S. a carico del datore di lavoro – e nel limite massimo di 36 mesi – per le assunzioni con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato avviate dal  30 settembre 2014.

Il testo del DPCM 30 settembre 2014 è pubblicato nel sito www.aeranticorallo.it, sezione “Normativa”, sottosezione “Normativa in materia di editoria”.

CONTENZIOSO AL TAR LAZIO AVVERSO LE DELIBERE AGCOM N.480 E N.494

■ Nei giorni scorsi, numerosissime imprese hanno impugnato avanti il Tar del Lazio la delibera n. 494/14/CONS dell’Agcom (concernente i criteri per la fissazione da parte del Ministero dello Sviluppo economico dei contributi annuali per l’utilizzo delle frequenze nelle bande televisive terrestri), per chiederne l’annullamento. Altri ricorsi sono stati presentati per l’annullamento della delibera n. 480/14/CONS dell’Agcom (recante la Modifica del Piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva in tecnica digitale Dvb-t in attuazione dell’art. 6, comma 8 della l. 21 febbraio 2014, n. 9).

DOMANDA PROVVIDENZE EDITORIA RADIO E TV: INOLTRO ENTRO IL 31/01

■ Le domande per le provvidenze editoria radio e tv relative all’anno 2014 dovranno essere presentate al Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri tra l’1 e il 31 gennaio 2015 per via telematica, con firma digitale, come previsto dal DPR 25 novembre 2010, n. 223. L’invio deve essere effettuato dall’indirizzo di posta elettronica certificata (P.E.C.) della società titolare dell’impresa richiedente all’indirizzo di posta elettronica certificata (P.E.C.) del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria: archivio.die@mailbox.governo.it. Tale invio deve avvenire altresì con firma digitale certificata da uno dei certificatori accreditati autorizzati dall’Ente Nazionale per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.