TeleradioFax n. 5/2006 – Edizione Straordinaria – 27 Marzo 2006

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Sommario:


ELEZIONI POLITICHE 2006: I PROGRAMMI DEI CANDIDATI SUI TEMI DELL’EMITTENZA RADIOFONICA E TELEVISIVA LOCALE

■ AERANTI-CORALLO ha interpellato alcuni candidati delle diverse forze politiche e coalizioni per conoscere quale sarà il loro impegno, se verranno eletti nella prossima consultazione elettorale del 9 e 10 aprile, a favore del settore dell’emittenza radiofonica e televisiva locale. In particolare, AERANTI-CORALLO ha chiesto di conoscere quali siano i rispettivi orientamenti sui seguenti temi: transizione al digitale e ruolo delle emittenti locali; normativa antitrust per il settore radiotelevisivo; governance e trasparenza delle indagini di ascolto; forme di sostegno per l’innovazione tecnologica da parte delle emittenti locali; ruolo dell’emittenza locale nell’informazione sul territorio. Riportiamo di seguito le risposte.

MAURIZIO GASPARRI – Candidato alla Camera Alleanza Nazionale
Fare e pensare in ottica digitale.
Quando ho iniziato, nel giugno del 2001, la mia attività di governo al Ministero delle Comunicazioni, il digitale era solo una norma scritta su una legge inattuata.
Oggi, è una risorsa tecnologica reale, con la quale stiamo imparando a confrontarci, a pensare e ad agire in funzione delle grandi possibilità che offre.
Dalla moltiplicazione dei canali televisivi a nuovi servizi per amministrazioni locali, dalla telemedicina al telelavoro: il digitale è una risorsa inesauribile, che cambia e semplifica il rapporto con i media e con la televisione in particolare.
Non più spettatori passivi di un processo di comunicazione, ma protagonisti di uno scambio di informazioni.
Il digitale è una possibilità di crescita, soprattutto per le emittenti locali. Consente di espandersi anche in più bacini regionali, favorendo il superamento del cronico nanismo imprenditoriale.
La stessa legge di riforma del sistema radiotelevisivo (112/2004), poi, ha rimesso ordine in un settore a lungo preda di avventurieri.
La nuova disciplina consente alle tv locali di ampliare l’area di irradiazione, presupposto indispensabile per rendere attuale il pluralismo dell’informazione.
Le emittenti locali, infatti, per il loro radicamento sul territorio, per il ruolo importante nel campo dell’informazione locale, rappresentano un insostituibile strumento di dibattito.
Già molte emittenti si sono unite per procedere alla fase sperimentale mentre per altre la trasmissione in digitale è già una realtà.
E’ chiaro che la legge ha messo a disposizione i mezzi, ha snellito le procedure e stimolato la concorrenza con regole precise.
Il governo di centrodestra, poi, attraverso il Cipe ha in questi giorni stanziato altri 565 milioni di euro per l’innovazione digitale.
Ma la televisione la fanno gli uomini, ai quali spetta il compito di capire e saper sfruttare le potenzialità del mezzo al servizio di un’informazione libera e pluralista.

PAOLO GENTILONI – Candidato alla Camera DL-L’Ulivo
Durante il governo del centrodestra nell’informazione italiana è stato giocato un ruolo di primaria importanza da una patologia del nostro Paese, il conflitto di interessi, e da una legge, la Gasparri, che ha consolidato le posizioni dominanti nel mercato, limitando di fatto il pluralismo e la concorrenza. A questa situazione occorre rimediare con interventi strategici diretti a riequilibrare ed aprire il sistema: una legge chiara sul conflitto di interessi e norme che pongano un freno alla distribuzione distorta delle risorse derivanti dal mercato pubblicitario. Queste risorse oggi sono mal gestite e favoriscono solo pochi soggetti a danno di altri e, tra questi, oltre l’editoria e la carta stampata, è fortemente penalizzata proprio l’emittenza locale. Sarà necessario perciò limitare le concentrazioni (anche rafforzando ruolo e poteri sanzionatori effettivi dell’Antitrust) con un’apposita normativa a tutela della concorrenza in questo delicato settore, volta a regolamentare nel complesso il sistema della comunicazione, ma anche, nello specifico, i singoli mercati che lo compongono. L’emittenza locale si dovrà sviluppare in modo libero e il suo ruolo dovrà essere valorizzato tramite politiche volte a reintrodurre la riserva di risorse frequenziali destinate alla comunicazione locale e incentivando tali emittenti a consorziarsi. Come previsto nel programma dell’Unione, l’emittenza locale ha bisogno della piena e coerente applicazione delle misure di sostegno già previste dalla legge 422/93 e del ripristino del tetto alla raccolta pubblicitaria previsto dalla legge Maccanico. Possono tuttavia anche essere studiati idonei tetti di spesa per le campagne pubblicitarie delle piccole e medie imprese sulle reti nazionali e per le telepromozioni. Per noi sono una priorità il pluralismo sostanziale e la concorrenza, che è un forte metodo naturale per favorire un miglioramento della qualità nella programmazione, oltre che del servizio pubblico che può essere offerto dalle emittenti locali. L’evoluzione tecnologica dovrà essere favorita e regolata. L’avvento del DTT dovrebbe rappresentare una reale opportunità per modificare l’attuale assetto duopolistico che la caratterizza, per aprire l’editoria televisiva a nuovi soggetti, perché non è automatico che il moltiplicarsi dei canali sia di per sé un’attuazione del pluralismo esterno. Dunque, il passaggio al digitale sarà una transizione graduale, in conformità con ciò che avviene negli altri Paesi europei, con una copertura adeguata su tutto il territorio nazionale e un reale ampliamento dell’offerta. Proprio in relazione con quest’ultimo punto, anche le emittenti locali dovranno avere un ruolo da protagonisti nel nuovo scenario del sistema della comunicazione che si sta delineando in Italia. Inoltre, il ruolo delle emittenti locali per ciò che riguarda l’informazione, che non può essere concentrata solo nei servizi di informazione regionale offerti dalla Rai, deve essere ancor più valorizzato di quanto non lo sia oggi. Penso naturalmente alle molte radio locali che quotidianamente offrono servizi di informazione, ma anche ai tanti canali televisivi che lo fanno sempre più frequentemente e in pressoché tutte le fasce orarie. Per far sì che anche le emittenti locali si possano dotare di strumenti tecnologici nuovi, e possano quindi avere più opportunità di crescita, si potranno individuare forme di incentivi e sgravi fiscali per le imprese operanti nel settore. Introdurremo poi degli strumenti nuovi in grado di rilevare in modo affidabile gli ascolti multipiattaforma sotto l’ egida dell’Agcom: ciò è necessario per preservare l’indipendenza degli operatori, la trasparenza dei procedimenti e la pubblicità delle regole.

DAVIDE CAPARINI – Candidato alla Camera Lega Nord Padania
Il nuovo quadro legislativo e l’evoluzione del mercato impongono l’emanazione in tempi brevi di un nuovo piano di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica digitale. In tal senso la commissione costituita presso l’Autorità dovrà tenere conto delle determinanti indicazioni degli operatori. Resta da colmare il colpevole ritardo nella conversione al digitale radiofonico. L’Autorità per la concorrenza ha rilevato che nel mercato radiofonico e televisivo locale su piattaforma terrestre l’elevato numero di operatori e il continuo avvicendamento dei soggetti consente di ritenere che la normativa antitrust sia sufficiente a garantire condizioni concorrenziali in tale mercato. Nel 2005, secondo Nielsen Media Research, il volume complessivo degli investimenti pubblicitari sui mezzi di comunicazione è cresciuto del +2,7% per la televisione e +0,3% per la radio.
Sui 4.551 milioni di euro totali, 3,008 miliardi sono andati al gruppo Mediaset e 1,343 miliardi alla Rai.
La politica che tende a colmare l’enorme squilibrio tra soggetti nazionali e locali attraverso i contributi statali deve essere superata a favore di un effettivo esercizio del controllo da parte delle autorità regolatrici al fine di consentire l’accesso delle emittenti locali alle risorse del mercato. Purtroppo stiamo assistendo al processo inverso. E´ da denunciare la progressiva e preoccupante espansione di Rai e Mediaset nel mercato televisivo locale.
La Concessionaria pubblica non può e non deve essere concorrente bensì diventare cliente e risorsa per la moltitudine di soggetti locali, veri ed unici garanti del pluralismo. A tal fine, il prossimo Contratto di servizio Rai dovrà valorizzare l’enorme patrimonio informativo delle emittenti locali che sino ad oggi hanno egregiamente supplito alla endemica carenza delle nazionali.

GIOVANNA MELANDRI – Candidata alla Camera DS-L’Ulivo
Il ruolo delle emittenti radiofoniche e televisive locali nel panorama generale del sistema dell’informazione è senza dubbio centrale per almeno tre ragioni fondamentali. La prima è la capacità che solo queste emittenti hanno di intercettare i bisogni provenienti dai contesti locali e di dare voce alle diversità che spesso sono la vera ricchezza delle singole realtà territoriali, portandole all’attenzione dell’opinione pubblica. La seconda è il contributo impagabile che le emittenti locali riescono a garantire in termini di pluralismo e di diffusione di informazioni capillari, che altrimenti rischierebbero di restare escluse dai circuiti della comunicazione mainstream. La terza è la loro capacità di affermarsi anche da un punto di vista imprenditoriale ed economico, e quindi di creare solide realtà occupazionali che danno lavoro in loco a molti professionisti dell’informazione. Anche per queste ragioni, per valorizzare il ruolo e le potenzialità dell’emittenza locale, l’Italia ha la necessità che l’intero sistema radiotelevisivo sia regolamentato in maniera molto diversa da ciò che prevede la legge Gasparri. E’ urgente favorire un effettivo e maggiore grado di pluralismo del mercato dell’informazione attraverso una seria regolamentazione Antitrust, che significa anche abrogare le previsioni sbagliate e dannose per il sistema contenute nella Gasparri, a cominciare dalle norme relative al cosiddetto SIC, il Sistema Integrato delle Comunicazioni, che tutto può essere considerato tranne che un efficace limite alle concentrazioni. Non dobbiamo dimenticare che il digitale ha consentito, anche tecnicamente, di aumentare l’offerta di comunicazione. Si tratta di un’opportunità che, per essere colta in tutta la sua ricchezza, necessita una politica di regolamentazione in grado di valorizzare il nuovo patrimonio espressivo e di liberare nuove fette di mercato e di soddisfare le mille nicchie di pubblico differenti che si vengono a creare.
Sono, infine, favorevole alla creazione di un adeguato sistema di rilevazione degli ascolti, in grado di fotografare il livello reale di fruizione dei mezzi di informazione locali, dalle realtà radiotelevisive al satellite, alla rete Internet.

UMBERTO TERSIGNI – Candidato alla Camera DC-PSI
Il mio impegno di editore televisivo mi porta ad affermare che il mutevole scenario nel quale le emittenti televisive indipendenti si trovano ad operare esige delle scelte ponderate in merito a tempi e livello degli investimenti.
La tecnologia digitale, con uno sconvolgimento delle abitudini degli utenti non abituati ad un decoder, all’interattività, si trascina in una delicata fase di transizione, ma che comunque impone alle emittenti private di adeguarsi al nuovo sistema per non abdicare a quel ruolo che, a fatica, hanno saputo conquistarsi in tema di credibilità e di conseguenza anche sul mercato pubblicitario.
Grazie alla nuova tecnologia, ci sarà una proliferazione dei canali disponibili e ciò potrà penalizzare molte realtà locali.
Siamo partiti negli anni ’80 con oltre 2.500 tv. Oggi siamo circa 600, dopo tante leggi e tante fusioni. Con l’adozione del digitale torniamo indietro?
Si parla tanto di incontro tra cittadini e Pubblica Amministrazione, quale migliore strumento della tecnologia digitale che utilizza l’interattività per avvicinare le realtà locali (Regioni, Province, Comuni) agli utenti?
Ma non possiamo essere lasciati soli. Bisogna studiare delle forme di sostegno “ad hoc” per facilitare l’innovazione tecnologica da parte delle emittenti locali in vista delle nuove importanti sfide lanciate dal mercato, sia come contributi a fondo perduto, sia come la creazione di una corsia preferenziale per facilitare l’accesso al credito.
Una più trasparente indagine di ascolto, effettuata con diverse metodologie non tarate soltanto sulle emittenti nazionali, ma più aderenti alle realtà locali, potrebbe dirottare altre risorse pubblicitarie per migliorare il palinsesto.
Più informazione, più servizi, per essere ancora più vicini al territorio dove operiamo e consentire ai telespettatori di essere sempre meno passivi e sempre più protagonisti di una società che cambia.

VINCENZO VITA – Candidato alla Camera DS-L’Ulivo
E’ del tutto evidente che lo sviluppo della televisione digitale terrestre così come concepito dalla legge Gasparri, invece che la moltiplicazione dei servizi della “democrazia digitale”, del rilancio dell’industria delle comunicazioni e del reperimento di nuove risorse per le radio e le tv locali, si è rivelata un ulteriore elemento di concentrazione, senza peraltro alcun successo sul piano commerciale e del consumo. La legge n. 66 del 2001, con la quale si sono introdotte nel nostro paese le tecnologie digitali, prevedeva un percorso decisamente diverso con l’adozione di un apposito programma e di adeguate misure di sostegno. Non ci si può certo limitare agli incentivi per i decoder, che per di più riguardano soltanto la televisione, quando occorrono, invece, serie scelte di politica industriale. E’ necessario affrontare complessivamente le tematiche dello sviluppo delle nuove tecnologie e istituire un tavolo di concertazione nazionale che metta insieme Governo, Parlamento, autonomie locali, emittenti, associazioni dei consumatori, forze produttive e sindacali con l’obiettivo di ridisegnare radicalmente la via italiana al digitale terrestre. Rimangono poi aperte altre due gravi questioni: la mancanza di interventi regolamentari sullo sviluppo dei nuovi servizi e sulle forme di convergenza che si stanno realizzando, quali la diffusione di film sui telefoni cellulari, senza i quali è inevitabile un nuovo far west e una concentrazione ancora più forte, e una profonda revisione dei sistemi di monitoraggio degli ascolti che non possono rimanere affidati a soggetti privati e che lasciano sostanzialmente trascurato il sistema dell’emittenza locale. Si tratta di sfide difficili, che è necessario affrontare con forte determinazione in difesa del pluralismo e della libertà di informazione, di cui le emittenti radiotelevisive locali, legate al territorio ed espressione della diversità e della ricchezza culturale del nostro paese, sono state, sono e saranno componente fondamentale.

CARLO CICCIOLI – Candidato alla Camera Alleanza Nazionale
Il processo di transizione alla tecnologia digitale è ormai avviato. Nell’arco di alcuni anni, gli scenari radiotelevisivi saranno completamente mutati e, in tali nuovi scenari, le emittenti radiofoniche e televisive locali potranno avere un ruolo di primissimo piano.
Già oggi, nell’ambito delle trasmissioni analogiche, l’emittenza locale espleta un insostituibile ruolo nell’informazione dei cittadini, grazie alla presenza capillare sul territorio.
Nel futuro, le emittenti locali potranno diventare anche il fulcro nel-l’offerta di servizi a valore aggiunto, legati al territorio e realizzati unitamente alle pubbliche amministrazioni locali.
E’ quindi molto importante che, nell’ambito della prossima imminente Legislatura, vengano previsti specifici incentivi finalizzati a sostenere gli investimenti delle imprese radiofoniche e televisive locali per l’ammodernamento delle proprie infrastrutture tecnologiche.
Sono inoltre importanti specifici interventi finalizzati allo sviluppo delle risorse pubblicitarie per il comparto radiotelevisivo locale.
Il mio impegno sul fronte della comunicazione e dell’informazione sarà forte e intendo aprire un confronto continuo con gli operatori per una verifica permanente della situazione del settore.

 

IL PIANO NAZIONALE DI ASSEGNAZIONE DELLE FREQUENZE TELEVISIVE PER LE TRASMISSIONI TERRESTRI DIGITALI VERRA’ AGGIORNATO DALL’AUTORITA’ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI: E’ ASSOLUTAMENTE INDISPENSABILE CHE NON VENGA RIDOTTO LO SPAZIO RADIOELETTRICO PER LE TV LOCALI

■ Come noto, il piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva terrestre in tecnica digitale, redatto dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (delibera n. 15/03/CONS e delibera n. 399/03/CONS) prevede diciotto reti di cui sei, pari al 33,3 percento del totale riservato alle esigenze della radiodiffusione televisiva in ambito locale, a norma dell’art. 2, comma 6, lettera e) della legge n. 249/97 e dodici assegnate alla radiodiffusione televisiva in ambito nazionale.
Conseguentemente, il suddetto piano prevede n. 126 reti regionali (sei reti per bacino per ventuno bacini = 126 reti).
Inoltre, l’integrazione di secondo livello del piano prevede n. 1.272 reti provinciali.
Il 22 marzo u.s., il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha preso in considerazione, dopo una approfondita analisi,diversi aspetti relativi al digitale terrestre.
L’Autorità ha, in particolare, esaminato i percorsi della transizione allo switch off, approvando all’unanimità:
– la predisposizione di un catasto nazionale degli impianti radiotelevisivi e delle relative frequenze, decidendo di avvalersi per i controlli della polizia postale e delle comunicazioni;
– la prima fase dei piani di predisposizione degli impianti al digitale;
– l’aggiornamento del piano di assegnazione delle frequenze alla luce delle innovazioni normative e di mercato e degli obblighi di coordinamento internazionale, sentendo anche le associazioni degli operatori nazionali e locali;
– l’insediamento di una commissione di esperti per la revisione del suddetto piano;
– l’adozione di procedure rigorose per assicurare l’effettività dell’accesso dei fornitori di contenuti e servizi indipendenti alla capacità trasmissiva dei multiplex degli operatori verticalmente integrati – Rai, Mediaset e Telecom – sulla falsariga del modello francese e svedese.
A tale scopo, l’Autorità si è riservata un potere di veto sulle scelte dei broadcaster, al fine di impedire comportamenti anticompetitivi e lesivi del pluralismo.
L’Autorità ha, infine, deciso di adottare a breve un regolamento sul DVB-H.
AERANTI-CORALLO, nel condividere la scelta dell’Autorità di procedere all’aggiornamento del piano delle frequenze, e di garantire la concorrenza e il pluralismo nel settore, evidenzia l’importanza che il rinnovo del piano non sottragga in alcun modo risorse radioelettriche agli operatori di rete locale (cioè alle emittenti locali che effettueranno la transizione al digitale).
Infatti, l’emittenza locale intende essere pienamente protagonista nei nuovi scenari digitali, svolgendo in primo luogo, oltre all’attività di fornitore di contenuti, anche quella di operatore di rete, attraverso i propri canali di trasmissione.

 

NUOVA SUDDIVISIONE DELLE COMPETENZE DELLA DGSCER DEL MINISTERO

 

■ Verrà presto pubblicato in Gazzetta ufficiale, dopo la registrazione alla Corte dei conti, il decreto di riorganizzazione interna della Direzione generale servizi di comunicazione elettronica e radiodiffusione (DGSCER) del Ministero delle comunicazioni.
Nell’ambito della stessa DGSCER verranno istituiti due nuovi uffici, uno per l’emittenza televisiva locale e nazionale,che si occuperà, tra l’altro, del rilascio di concessioni, licenze e autorizzazioni, nonché dell’erogazione dei contributi per le tv locali; l’altro ufficio, invece, si occuperà delle analoghe problematiche inerenti l’emittenza radiofonica locale e nazionale compresa l’erogazione dei contributi per la radiofonia.

 

LA RAI IMPUGNA AVANTI IL CONSIGLIO DI STATO L’ORDINANZA DEL TAR LAZIO DI RIGETTO DELLA SOSPENSIVA RELATIVA ALLE LINEE GUIDA PER LA SOLUZIONE DELLE INTERFERENZE RADIOFONICHE

■ Rai e Raiway hanno impugnato avanti il Consiglio di Stato l’ordinanza con cui il Tar Lazio, sez. II, aveva rigettato il 23 novembre 2005 la richiesta delle stesse di sospensione delle “Linee guida per la soluzione di problematiche interferenziali nel settore della radiodiffusione sonora” emanate dalla DGSCER e dalla DGPGSR del Ministero delle comunicazioni nel mese di giugno del 2005.
In quest’ultimo procedimento era intervenuta, unica associazione del settore, AERANTI-CORALLO, proprio per chiedere la reiezione della sospensiva.
Più recentemente, anche il Tar Friuli Venezia Giulia, con ordinanza in data 8 febbraio u.s., ha rigettato una analoga richiesta di sospensione delle linee guida presentata da Raiway, confermando, quindi, la validità del provvedimento ministeriale che, tra l’altro, afferma l’importante principio che, in ipotesi di situazioni interferenziali tra emissioni di emittenti radiofoniche private ed emissioni della Rai, la concessionaria pubblica abbia esclusivamente diritto alla tutela del servizio e non a quella del singolo impianto, con la conseguenza che laddove le emissioni della Rai siano comunque ricevibili su altre frequenze, l’impianto interferito non è tutelabile.
AERANTI-CORALLO si costituirà ora avanti il Consiglio di Stato per chiedere la reiezione dell’appello di Rai e Raiway.
Il testo delle linee guida è disponibile nel sito www.aeranticorallo.it, sez. “Normativa”, sottosezione “Circolari e pareri del Ministero delle Comunicazioni”.

 

AGCOM, IN CORSO LA VALUTAZIONE DEL SIC

 

■ A seguito dell’avvio delle attività finalizzate alla quantificazione del SIC, il Sistema integrato delle comunicazioni introdotto dalla legge n. 112 del 2004, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dopo una serie di audizioni con gli operatori del settore, tra cui AERANTI-CORALLO, ha iniziato una raccolta mirata, presso un significativo campione delle imprese che fanno parte del SIC, di dati relativi agli anni 2004 e 2005.
Allo scopo, l’Agcom ha previsto specifici formulari per le imprese attive nei tradizionali settori di interesse istituzionale dell’Autorità (radio-televisione, editoria, telecomunicazioni).
L’attività di raccolta dei dati si concluderà entro il prossimo 31 marzo.

 

IN LIBRERIA

 

■ Per i tipi dell’editore Giuffrè segnaliamo l’uscita del volume “Il nuovo ordinamento delle comunicazioni” (900 pag., € 72,00), curato da Fernando Bruno, assistente del Commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Sortino e Gilberto Nava, attuale Direttore affari istituzionali della Edison ed ex direttore del Dipartimento vigilanza e controllo dell’Agcom.