TeleRadiofax n. 5/2015 – 6 marzo 2015

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Sommario

Consultazione pubblica sullo schema di revisione del piano delle frequenze tv: l’audizione di Aeranti-Corallo avanti l’Agcom. Le frequenze che l’Agcom ipotizza di pianificare per il beauty contest finalizzate ad assegnazioni per la diffusione di programmi locali sono assolutamente insufficienti per le 144 tv locali che devono cessare le trasmissioni il 30 aprile p.v.
Audizione del Presidente Agcom Cardani alla Camera dei Deputati: le considerazioni sulla radiofonia
Consultazioni amministrative 2015: la normativa per le radio e le tv locali in periodo non elettorale
Il Tar Lazio annulla in parte il Dpcm 8 luglio 2003 sui limiti di campo elettromagnetico
Investimenti pubblicitari 2014: radio e tv meglio rispetto al dato globale
Giornalisti: formazione obbligatoria anche per gli iscritti all’Odg da meno di tre anni
Lutto nel mondo della radiofonia

CONSULTAZIONE PUBBLICA SULLO SCHEMA DI REVISIONE DEL PIANO DELLE FREQUENZE TV: L’AUDIZIONE DI AERANTI-CORALLO AVANTI L’AGCOM. LE FREQUENZE CHE L’AGCOM IPOTIZZA DI PIANIFICARE PER IL BEAUTY CONTEST FINALIZZATE AD ASSEGNAZIONI PER LA DIFFUSIONE DI PROGRAMMI LOCALI SONO ASSOLUTAMENTE INSUFFICIENTI PER LE 144 TV LOCALI CHE DEVONO CESSARE LE TRASMISSIONI IL 30 APRILE P.V.  

■ Si è svolta lo scorso martedì 3 marzo l’audizione di AERANTI-CORALLO avanti l’Agcom in esecuzione della delibera n. 44/15/CONS recante l’avvio delle procedure per la pianificazione delle frequenze attribuite a livello internazionale all’Italia e non assegnate a operatori di rete nazionali per il servizio televisivo digitale terrestre ai sensi dell’art.1, comma 147, lettera d)  della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

Tale pianificazione è necessaria ai fini del successivo beauty contest che deve essere indetto dal Ministero dello Sviluppo economico per l’assegnazione delle relative frequenze a operatori di rete locali (o, in subordine, nazionali) che dovranno destinare l’intera capacità trasmissiva dei multiplex loro assegnati per diffondere programmi delle tv locali interessate, come le 144 tv locali che dovranno dismettere le proprie frequenze il 30 aprile p.v. a causa della problematica delle asserite interferenze con i paesi esteri confinanti.
Nel corso dell’audizione, cui sono intervenuti, per AERANTI-CORALLO, Marco Rossignoli e Fabrizio Berrini, è stato esaminato il documento di consultazione predisposto dall’Autorità. Le frequenze individuate dall’Agcom corrispondono ai canali 6, 7 e 11 Vhf (si tratta di frequenze pianificate per le reti nazionali dalla delibera n. 277/13/CONS) e ai canali 57, 58, 59 e 60 Uhf (frequenze della banda 700 Mhz che, con la medesima delibera n. 277/13/CONS erano state escluse dalla pianificazione in previsione della attribuzione, a fine 2015, di tale banda al servizio mobile terrestre con status co-primario e alla futura destinazione di detta banda ai servizi mobili terrestri).
Sull’ipotesi messa in campo dall’Agcom, AERANTI-CORALLO ha preliminarmente osservato che le risorse radioelettriche ipotizzate nel piano Agcom (si veda la tabella alla pagina successiva) non sono idonee (in termini quantitativi e qualitativi) a garantire il recupero di spazi adeguati per le 144 emittenti televisive locali che dovranno dismettere le proprie frequenze entro il prossimo 30 aprile nelle regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Sicilia, Piemonte, Lombardia, Liguria e Toscana.
Nello specifico, AERANTI-CORALLO ha rilevato che il canale 6, originariamente pianificato dalla delibera n. 451/13/CONS e successivamente confermato sino alla delibera n. 631/13/CONS  per l’intero territorio italiano, ad eccezione del Friuli Venezia Giulia, risulterebbe utilizzabile solo in Toscana, Marche, Abruzzo e, parzialmente, in Campania e Basilicata.
Il canale 7 (pianificato dalla delibera n. 300/10/CONS e rimasto tale sino alla delibera n. 631/13/CONS per l’utilizzo in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia) presenta, inoltre, criticità con la pianificazione Dab-T dei Paesi confinanti; in particolare, lo stesso canale risulta pianificato in Austria, in Slovenia e in Croazia, e ciò potrebbe creare incompatibilità con eventuali assegnazioni nelle regioni italiane affacciate sul Mar Adriatico. Occorre, inoltre considerare che la delibera n. 149/14 CONS ha assegnato tale canale (insieme al canale 11) a completamento del Mux 1 della Rai in numerose regioni italiane.
Il canale 11 (che nella delibera n. 451/13/CONS era pianificato su tutto il Nord Italia, oltre a Toscana, Marche, Lazio e Sardegna e che risulta pianificato in tal modo sino alla delibera n. 631/13/CONS) risulterebbe, allo stato, utilizzabile, solo parzialmente, in Lombardia e Liguria. Tale canale risulta, inoltre, assegnato alla Rai dalla delibera n. 149/14/CONS in numerose regioni italiane a completamento del mux 1.
Il canale 57 (pianificato dalla delibera 300/10/CONS e tolto, successivamente, dalla pianificazione dalla delibera 451/13/CONS, sostituendolo con il canale 54, al fine di lasciare libero detto canale e tutti i canali della parte alta della banda 700 a fine 2015), risulta utilizzabile in Valle D’Aosta, Toscana, Liguria e Lazio e, parzialmente, in Umbria.
Il canale 58 (pianificato dalla delibera 300/10/CONS e tolto, successivamente, dalla pianificazione dalla delibera 451/13/CONS, al fine di lasciare libero detto canale e tutti i canali della parte alta della banda 700 a fine 2015), risulta utilizzabile in Lombardia, Veneto, Friuli V.G., Marche, Abruzzo, Puglia, Liguria, Toscana, Lazio e Sardegna e, parzialmente, in Emilia Romagna, Umbria, Molise e Calabria.
Il canale 59 (pianificato in ambito nazionale dalla delibera 300/10/CONS, successivamente limitato, dalla delibera n. 451/13/CONS a Liguria, Toscana, Umbria, provincia di Viterbo e Sardegna) risulterebbe, dall’ipotesi di piano dell’Agcom, utilizzabile solo in Umbria.
E, ancora, il canale 60, sostituito dalla delibera n. 451/13/CONS con il canale 55 (con la motivazione, espressa nelle considerazioni iniziali di detta delibera, che “La sostituzione completa del canale 60 con il 55 consentirà di ripristinare, per il relativo multiplex, il grado di copertura inizialmente previsto per tale rete, analogo a quello di tutte le altre reti nazionali, ora compromesso dalle interferenze causate dai sistemi mobili LTE in via di dispiegamento”), risulterebbe pianificabile, nell’ipotesi di piano dell’Agcom, in Veneto, Friuli V.G., Emilia Romagna, Umbria, Marche, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Liguria, Toscana e Lazio e, solo parzialmente, in Molise e Sardegna.
Su tale canale rimane, inoltre, l’incognita delle potenziali interferenze con le utilizzazioni di impianti LTE, che ne potrebbero seriamente compromettere l’utilizzazione.
AERANTI-CORALLO ha espresso, pertanto, il proprio giudizio fortemente critico sulla problematica, sottolineando il forte rischio per la continuità aziendale delle 144 imprese televisive locali che dovranno dismettere le proprie frequenze entro il 30 aprile p.v.
Immagine tabella

Tabella. Le frequenze pianificabili dall’Agcom per le tv locali, secondo il documento di consultazione predisposto ai sensi della delibera n. 44/15/CONS. Nella prima colonna sono indicate le regioni, nella seconda i canali utilizzabili nell’intera regione, nella terza i canali utilizzabili solo in parte della regione, nella quarta i canali utilizzabili in virtù degli accordi bilaterali Italia-Francia (in corso di definizione).

AUDIZIONE DEL PRESIDENTE AGCOM CARDANI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI: LE CONSIDERAZIONI SULLA RADIOFONIA

■ Il presidente della Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Angelo Marcello Cardani, è stato ascoltato in audizione dalla IX Commissione Permanente – Trasporti e Telecomunicazioni della Camera dei Deputati lo scorso 25 febbraio, nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sul sistema dei servizi di media audiovisivi e radiofonici che la stessa Commissione sta svolgendo in questi mesi e nella quale ha ascoltato anche AERANTI-CORALLO il 9 settembre 2014.
Nella propria relazione, il presidente Agcom, ha, tra l’altro, affrontato diffusamente le problematiche dell’avvio delle trasmissioni radiofoniche digitali. E’ condivisibile il passaggio in cui si richiama la necessità di reperire nuove risorse frequenziali – come AERANTI-CORALLO chiede da tempo – in particolare il canale 13 Vhf, attualmente attribuito dal Piano Nazionale di Ripartizione delle Frequenze (PNRF) alle telecomunicazioni e assegnato al Ministero della Difesa e nel quale potrebbero essere reperiti sino a 6 blocchi di trasmissione DAB/DAB+. Non è, invece, assolutamente accettabile l’affermazione contenuta nella citata relazione secondo cui: “Le perduranti resistenze che si registrano al riguardo, anche da parte di talune categorie di operatori radiofonici – tentate dall’idea di congelare lo status quo, e quindi la possibilità di concreto sviluppo del servizio digitale, in attesa della disponibilità dell’intera quantità di risorse di spettro necessaria al processo di digitalizzazione, – non appaiono condivisibili”. A parere di AERANTI-CORALLO, infatti, ogni intervento regolamentare in materia deve uniformarsi ai principi di cui all’art 24 della legge n. 112/2004 secondo il quale lo sviluppo della diffusione radiofonica digitale deve avvenire come naturale evoluzione del sistema analgico (e quindi con possibilità di accesso alla nuova tecnologia per tutti gli attuali concessionari analogici interessati). Inoltre, sempre in base all’art. 24 della legge n. 112/2004, deve essere garantito il principio del pluralismo attraverso la previsione di un’ampia offerta di programmi e servizi in un equilibrato rapporto tra diffusione nazionale e locale.   Conseguentemente, AERANTI-CORALLO ritiene che l’avvio del digitale radiofonico debba avvenire con parità di condizioni per tutti gli attuali attori del sistema – emittenti radiofoniche locali, emittenti radiofoniche nazionali e concessionaria pubblica – al fine dell’accesso alla nuova tecnologia. In mancanza di un numero adeguato di risorse radioelettriche, sarebbe inaccettabile che si consentisse (con evidenti conseguenze negative per il pluralismo e la concorrenza) l’avvio delle trasmissioni digitali solo a taluni e non ad altri. AERANTI-CORALLO, pertanto, nel ribadire il proprio giudizio assolutamente negativo sulla recentissima scelta dell’Agcom di avviare il digitale radiofonico nelle province di Torino e di Cuneo, e nelle regioni Valle D’Aosta e Umbria (delibera Agcom n. 602/14/CONS) senza aver preventivamente definito un piano organico per l’avvio del digitale radiofonico che garantisca uno sviluppo ordinato della nuova tecnologia, tutelando il pluralismo e la concorrenza nel comparto, sollecita l’immediata definizione di tutti i bacini di utenza sull’intero territorio nazionale e della quantificazione delle risorse radioelettriche (frequenze) disponibili bacino per bacino, come peraltro, a parere di AERANTI-CORALLO, l’Agcom avrebbe dovuto fare da circa cinque anni ai sensi della propria delibera n. 664/09/CONS.

CONSULTAZIONI AMMINISTRATIVE 2015: LA NORMATIVA PER LE RADIO E LE TV LOCALI IN PERIODO NON ELETTORALE

■ A maggio 2015 (ma la data non è ancora stata fissata ufficialmente) si svolgeranno le consultazioni per il rinnovo dei consigli regionali di Liguria, Veneto, Toscana, Umbria, Marche, Campania e Puglia. Sempre a maggio si svolgeranno le elezioni amministrative in oltre mille comuni italiani.
Evidenziamo, a tale proposito, che si considera “periodo elettorale” quello a partire dalla data di convocazione dei comizi elettorali. Pertanto, sino alla convocazione dei relativi comizi elettorali, (cioè nel cosiddetto “periodo non elettorale”) si applicano le disposizioni di cui alla legge 22 febbraio 2000, n. 28 (legge sulla “par condicio”), come modificata dalla legge 6 novembre 2003, n. 313 (che ha introdotto specifiche norme, in materia, per l’emittenza locale) e dall’art. 7 del decreto del Ministro delle Comunicazioni 8 aprile 2004, con il quale è stato emanato il codice di autoregolamentazione delle emittenti radiofoniche e televisive locali (sottoscritto da Aeranti-Corallo e da altre associazioni di categoria) previsto dall’art. 11 quater della legge 22 febbraio 2000, n. 28, come introdotto dalla citata legge 6 novembre 2003, n. 313.
Tale art. 7 prevede la disciplina dei messaggi politici autogestiti a pagamento in periodo non elettorale o non referendario, richiamando una serie di disposizioni previste dall’art. 6, commi 1, 5, 6 e 7 dello stesso codice (per l’accesso agli spazi relativi ai messaggi devono essere praticate condizioni economiche uniformi a tutti i soggetti politici; ai soggetti politici richiedenti gli spazi per i messaggi devono essere riconosciute le condizioni di miglior favore praticate ad uno di essi per gli spazi acquistati; ciascuna emittente radiofonica e televisiva locale è tenuta a praticare, per i messaggi politici autogestiti a pagamento, una tariffa massima non superiore al 70% del listino di pubblicità tabellare; nel caso di diffusione di spazi per i messaggi di cui sopra differenziati per diverse aree territoriali dovranno essere indicate anche le tariffe praticate per ogni area territoriale). Per quanto riguarda i periodi elettorali relativi alle suddette consultazioni, troverà applicazione, oltre alle norme soprarichiamate, anche l’apposita delibera che dovrà essere emanata dall’Agcom.

IL TAR LAZIO ANNULLA IN PARTE IL DPCM 8 LUGLIO 2003 SUI LIMITI DI CAMPO ELETTROMAGNETICO

 

■ Con sentenza depositata in segreteria il 22 gennaio u.s., il Tar per il Lazio, sezione seconda (presidente Elena Stranizzi) si è pronunciato sul ricorso con cui veniva richiesto l’annullamento del Dpcm 8 luglio 2003 recante la “fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni a campi elettrici magnetici ed elettromagnetici generati da frequenze comprese tra i 100 kHz e 300 GHz”.
In particolare, il Tar Lazio ha accolto il ricorso in parte, annullando, per l’effetto, il Dpcm 8 luglio 2003 in parte qua, con riferimento al valore previsto di riduzione nell’ambito del procedimento di riduzione a conformità di cui al relativo allegato C, fatte salve le ulteriori valutazioni e i provvedimenti che l’Amministrazione vorrà emanare, anche al fine di garantire il rispetto del principio – nazionale e sovrannazionale, con portata ormai generale – di proporzionalità nella riduzione delle emissioni in ragione dell’apporto inquinante.
I giudici del Tar Lazio hanno rilevato che “secondo quanto esposto nelle premesse stesse del decreto in esame, “il Governo ha già provveduto, in ottemperanza all’art. 1, comma 6, della legge 31 luglio 1997, n. 249, a fissare i limiti di esposizione, con il decreto interministeriale 10 settembre 1998, n. 381; ne consegue che – come espressamente indicato – il decreto oggetto di contenzioso ha la sola funzione di “completare il campo di applicazione come richiesto dalla legge quadro n. 36 del 22 febbraio 2001” e che “non si rinviene nella finalità della disciplina, alcun elemento idoneo ad indicare che il decreto in menzione avesse una valenza di revisione dei limiti di esposizione per la protezione della popolazione”.
I giudici hanno, quindi, affermato che “svolte siffatte considerazioni i limiti non possono che essere quelli indicati nelle tabelle di cui all. B del decreto (Ndr nel campo di frequenza compreso tra 3 e 3000 Mhz pari a 20 V/m, come limite di esposizione, e a 6 V/m come valore di attenzione e obiettivo di qualità) che per l’appunto richiamano quelli precedentemente fissati.
Con la conseguenza che, in ragione di tali limiti, si giustifica la disposizione di cui all’art. 5 che prevede, in caso di emissioni multiple, che la somma sia minore di uno”.
Nella motivazione della sentenza, si legge, quindi: “Tuttavia, detta disposizione non trova, poi, ragionevole coordinamento con la successiva prescrizione, contenuta nell’all. C, richiamato dal cit. art. 5, con riferimento alla riduzione a conformità, in cui è prescritta una riduzione in modo che i vari segnali risultino inferiori a 0,8 “ai fini di una maggior tutela della popolazione”. Tale riduzione, dunque, non ha la sua giustificazione nella disciplina statale.
Né l’ulteriore limitazione appare suffragata da alcuna ‘ratio’ di modifica dei precedenti valori indicati nella disciplina già emanata, (limite di uno) – come precisato – e posta a protezione della popolazione. Tali considerazioni suffragano la censura di parte ricorrente con riferimento alla irragionevole difformità di disposizione relativa ai valori limite nell’ambito della riduzione a conformità”.

INVESTIMENTI PUBBLICITARI 2014: RADIO E TV MEGLIO RISPETTO AL DATO GLOBALE

■ Nielsen ha reso noti i dati relativi agli investimenti pubblicitari dell’intero anno 2014 (comparati con quelli effettuati nel 2013. Il dato globale rileva un calo del -2,5%, il decremento più contenuto degli ultimi quattro anni. Nel dettaglio, Tv e radio fanno meglio della media, facendo registrare -0,5% (la tv) e –1,8% (la radio). Il 2014 è stato, secondo Nielsen, un anno di transizione e di stabilizzazione del mercato soprattutto guardando al trend di medio-lungo periodo, che può far pensare a una ripresa seppur su basi e valori assoluti di investimento più contenuti rispetto al passato.

GIORNALISTI: FORMAZIONE OBBLIGATORIA ANCHE PER GLI ISCRITTI ALL’ODG DA MENO DI TRE ANNI

 

■ E’ stato pubblicato nel B.U del Ministero della Giustizia n. 4 del 28/2/2015 il nuovo Regolamento che disciplina l’attività di formazione professionale continua per gli iscritti all’Albo professionale dei giornalisti. La principale novità è costituita dalla cancellazione dell’esenzione dalla formazione per i giornalisti iscritti da meno di tre anni. Poiché la nuova normativa si applica dall’entrata in vigore del suddetto Regolamento (cioè dal 28 febbraio c.a.), per coloro che decadono dall’esenzione, così come per i neoiscritti, l’obbligo formativo decorrerà dal 1/1/ 2016.

LUTTO NEL MONDO DELLA RADIOFONIA

■ Il mondo della radiofonia è in lutto per la prematura scomparsa, a soli 60 anni, di Luigi (Gino) Orsi, tra i fondatori dalla AER (poi divenuta AERANTI), di cui era da sempre membro del Consiglio nazionale. Nel 1975, all’epoca delle radio libere, insieme al padre e ad altri amici vogheresi, aveva dato vita all’emittente Radio Voghera. Laureato in ingegneria civile all’Università di Pavia, Orsi era sinceramente appassionato del mezzo radiofonico e non aveva mai smesso di intraprendere nuovi progetti editoriali, l’ultimo dei quali, in ordine di tempo, è stato Radio Pavia Più.
AERANTI-CORALLO partecipa commossa al dolore della famiglia.