Testo della relazione 2016 sullo stato dell’emittenza radiotelevisiva locale dell’Avv. Marco Rossignoli, presidente AERANTI e coordinatore AERANTI-CORALLO, al RadioTv Forum 2016 di AERANTI-CORALLO del 21 giugno 2016

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RADIOTV FORUM AERANTI-CORALLO 2016

RELAZIONE 2016
SULLO STATO DELL’EMITTENZA RADIOTELEVISIVA LOCALE

AVV. MARCO ROSSIGNOLI

COORDINATORE AERANTI-CORALLO
E PRESIDENTE AERANTI

ROMA – 21 giugno 2016

Introduzione

Il RadioTv Forum 2016, convegno annuale di Aeranti-Corallo, si svolge in concomitanza con la ricorrenza dei quarant’anni di attività dell’emittenza radiotelevisiva locale italiana, a seguito della liberalizzazione dell’etere, conseguente alla storica sentenza della Corte Costituzionale del 28 luglio 1976.
Quarant’anni fa le radio e le tv locali hanno rivoluzionato il modo di fare informazione nel nostro paese, aprendo le porte al pluralismo e consentendo, quindi, a tutti cittadini italiani di essere più liberi e più consapevoli.
Quella che oggi è un’ordinaria trasmissione radiotelevisiva privata, quarant’anni fa rappresentava, invece, la fine del monopolio statale e, allo stesso tempo, l’inizio di una nuova era per l’informazione.
Programmazione in diretta, trasmissioni ventiquattr’ore su ventiquattro, nuovi stili e nuovi linguaggi da parte dei conduttori sono solo alcuni degli elementi che hanno caratterizzato questa rivoluzione.
In questi quarant’anni l’emittenza locale è diventata un punto di riferimento per l’informazione sul territorio e tale ruolo è stato recepito nella legislazione del settore.
I microfoni e le telecamere dell’emittenza locale hanno creato un indissolubile contatto tra i cittadini e il loro territorio, affrontando e raccontando tutti i temi di attualità, politica, cronaca e sport legati al contesto locale.
Il comparto radiotelevisivo locale è ora, però, in grande difficoltà e sta rischiando un forte ridimensionamento.
A seguito della forte contrazione del mercato pubblicitario, dei cambiamenti tecnologici, dei nuovi modi di fare impresa radiotelevisiva, sarebbero state necessarie scelte governative strutturali per accompagnare efficacemente il comparto fuori dall’attuale stato di crisi.
Al contrario, nulla, in questo senso, è stato fatto e, addirittura, sono state assunte, su iniziativa del Governo, una serie di scelte legislative che hanno più volte rimesso completamente in discussione il ruolo dell’emittenza locale, generando una situazione di incertezza permanente che ha impedito e sta impedendo qualsiasi programmazione aziendale da parte delle imprese.
In questo contesto, molte emittenti radiotelevisive locali sono state costrette a ricorrere agli ammortizzatori sociali per il proprio personale dipendente, ad avviare procedure di mobilità e di licenziamento collettivo, a proporre procedure concorsuali per cercare di dare soluzione alle proprie difficoltà imprenditoriali.
E allora, l’interrogativo che si pone è quello di comprendere se il Governo, dopo quarant’anni, voglia ancora un sistema radiotelevisivo basato anche sulla emittenza locale.
Se la risposta fosse positiva, è evidente, però, che occorra un immediato cambiamento di rotta, con la previsione di un serio progetto politico che, nel riaffermare il ruolo dell’emittenza locale, definisca, in un’ottica di salvaguardia del pluralismo sul territorio, prospettive e percorsi che diano certezza alle imprese che intendano continuare a investire nel settore, favorendo la ripresa del mercato pubblicitario, eliminando l’eccessiva e ingiustificata burocrazia, attuando decisi interventi di semplificazione e di liberalizzazione e aprendo la strada alla conversione dell’ormai vecchio modello di emittente locale in quello di azienda multimediale del relativo territorio.

 

La tv

Per quanto riguarda il comparto televisivo, come noto, Aeranti-Corallo dissente totalmente dei provvedimenti legislativi e regolamentari assunti negli ultimi anni, in materia di uso delle frequenze. Le criticità di tali provvedimenti, ripetutamente denunciate da Aeranti-Corallo, sono confermate dalla circostanza che gli stessi, ad oggi, non hanno ancora trovato attuazione, con ciò alimentando ulteriormente lo stato di permanente incertezza in cui settore si trova ad operare.
Occorre superare questa situazione in modo tale che le tv locali possano pensare a fare impresa e non soltanto a rispettare continui, complessi e onerosi adempimenti burocratici.
È necessario trovare immediatamente un assetto definitivo per un settore che da quarant’anni ha un ruolo decisivo per l’informazione di prossimità. Le tv locali devono poter realizzare progetti editoriali aventi orizzonte temporale di medio-lungo periodo.
In questo contesto, pertanto, l’obiettivo non può essere quello di chiudere le imprese, ma di rafforzarle, favorendo lo sviluppo di sinergie attraverso fusioni, accorpamenti e iniziative consortili che consentano anche il mantenimento dell’attuale occupazione lavorativa nel comparto.
Se la competizione dei prossimi anni si deve giocare sui contenuti, le tv locali devono essere poste in grado di realizzare informazione locale di qualità e devono poter accedere agevolmente a tutte le tipologie di piattaforme idonee alla relativa diffusione. E’, tra l’altro, necessario definire, in una prospettiva di almeno quindici anni, come ogni tv locale possa disporre di una rete tecnicamente idonea a veicolare i relativi contenuti.
Si tratta di un tema fondamentale in quanto, come noto, nei prossimi anni, la banda “700” dovrà essere liberata, a livello europeo, dalle utilizzazioni televisive per essere destinata alla comunicazione mobile, con la conseguenza che il numero dei canali televisivi utilizzabili in Italia si ridurrà a quattordici.
È, inoltre, necessario avere certezza in ordine alla collocazione della propria programmazione sul telecomando. Per questo è impensabile una modifica delle numerazioni dell’ordinamento automatico dei canali della tv digitale terrestre (cosiddetto Lcn) dopo sei anni di utilizzazione da parte delle imprese.
Qualora tale modifica venisse attuata, come previsto dalla legge di stabilità 2015, ogni tv locale verrebbe enormemente penalizzata in quanto le relative trasmissioni non sarebbero più ricevibili fino alla risintonizzazione dei televisori e dei decoder ubicati nell’area di operatività della tv stessa.
L’unica via percorribile appare, pertanto, quella di un intervento legislativo immediato, che recepisca in una norma di rango primario quanto stabilito dal primo piano di numerazione di cui alla delibera n. 366 dell’anno 2010 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, nell’ambito del quale l’emittenza locale ha trovato collocazione adeguata.
A seguito della separazione attuata tra la figura dell’operatore di rete e quella del fornitore di servizi di media audiovisivi e tenuto conto che molte imprese diffondono più contenuti, si rende, inoltre, assolutamente necessario, al fine di evitare incertezze in sede di redazione dei bilanci, che l’Autorità definisca i criteri per la realizzazione della separazione contabile.
E’ infine molto importante che gli operatori di rete locali vengano liberati dagli attuali limiti relativi alla tipologia di contenuti irradiabili in ossequio al principio della neutralità tecnologica.

 

La radio

Passando alla radiofonia, Aeranti-Corallo sollecita maggiore attenzione alle problematiche del settore, spesso trascurato.
L’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni ha recentemente dato un’accelerazione al processo di digitalizzazione delle trasmissioni radiofoniche, definendo i relativi bacini e estendendo a molte importanti province italiane come Torino, Firenze, Perugia, Roma, Napoli, Salerno, Palermo e Catania la pianificazione delle frequenze già realizzata, negli scorsi anni, nelle province di Trento e di Bolzano.
L’Autorità ha, tuttavia, assunto tali provvedimenti senza che vi siano risorse frequenziali quantitativamente sufficienti per permettere a tutte le radio locali e nazionali, aventi titolo, di poter avviare le trasmissioni digitali anche nelle altre aree del Paese.
In questo modo si rischia di creare una situazione insostenibile perché vi sono aree, come quelle relative ad alcune regioni che si affacciano sulla costa adriatica, dove le radio nazionali stanno operando con impianti sperimentali, mentre le radio locali non hanno frequenze disponibili.
L’emittenza radiofonica locale ha concretamente manifestato il proprio interesse per la nuova tecnica trasmissiva, dando vita a numerose società consortili per lo svolgimento dell’attività di operatore di rete per la diffusione dei contenuti digitali, come previsto dalla regolamentazione in materia emanata dall’Autorità.
Alla luce delle considerazioni svolte occorre, però, ribadire con forza che l’avvio delle trasmissioni radiofoniche digitali deve essere possibile solo in presenza di una quantità di risorse frequenziali e di una pianificazione che permettano ad ogni soggetto interessato, locale e nazionale, avente titolo, di poter effettivamente accedere alla nuova tecnologia trasmissiva a parità di condizioni con tutti gli operatori.
Riteniamo, quindi, indispensabile che venga al più presto acquisita la disponibilità di ulteriori risorse frequenziali come il canale 13, attualmente attribuito ad altri servizi dal Piano di Ripartizione delle Frequenze.
La disponibilità del canale 13, cui corrispondono sei blocchi di frequenze, a parere di Aeranti-Corallo, è pregiudiziale alla definizione della pianificazione su base nazionale e all’avvio del digitale sull’intero territorio del nostro Paese.
È, inoltre, evidente che lo sviluppo della radiofonia digitale sarà condizionato dei tempi di diffusione dei ricevitori.
È, in ogni caso, molto importante che le imprese radiofoniche locali estendano la diffusione dei propri programmi anche attraverso tutte le nuove piattaforme diffusive, come il digitale televisivo e il web, e che rendano disponibili i propri contenuti anche attraverso i tablet e gli smartphone.
Sul tema degli ascolti radiofonici, occorre evidenziare che l’intero comparto radiofonico, nazionale e locale, pubblico e privato, commerciale e comunitario, ha dato vita, negli scorsi mesi, alla società Tavolo Editori Radio srl, avente l’obiettivo di curare la ricerca degli ascolti radiofonici in Italia.
L’emittenza radiofonica locale ha ottenuto importanti quote di partecipazione alla società, coerenti con i propri ascolti e con i propri fatturati.
Non bisogna dimenticare, infatti, che la radiofonia locale ha oltre 21 milioni di ascolti lordi nel giorno medio (dati Radio Monitor 2014) e che in alcune regioni, vi sono radio locali che hanno più ascolti delle radio nazionali.
Inoltre, in base alle clausole statutarie della società, le posizioni dell’emittenza radiofonica locale sono decisive per le scelte metodologiche della ricerca.
Sempre sul fronte radiofonico, occorre, infine, che il Ministero dello Sviluppo Economico tuteli le imprese radiofoniche legittimamente operanti da decenni dalle contestazioni di alcuni Paesi esteri confinanti, formulate sulla base del Piano delle Frequenze di Ginevra del 1984, mai ratificato dall’Italia e, quindi, privo di efficacia nei confronti delle emittenti italiane.

 

Le risorse per l’attività radiotelevisiva locale

Sul tema delle risorse per l’attività radiotelevisiva locale, rileviamo che il Governo ha avviato, negli ultimi mesi, una revisione della normativa sulla contribuzione pubblica che viene erogata annualmente dal Ministero dello Sviluppo Economico.
L’obiettivo dichiarato è, da una parte, quello di avere uno stanziamento più significativo, attingendo dal cosiddetto extra-gettito del canone Rai, e dall’altra parte di varare una nuova regolamentazione che, tenendo conto dei principi recentemente espressi dalla Corte dei Conti, ponga fine a forme di intervento a pioggia.
Rileviamo, tuttavia, che le norme originariamente previste al riguardo della legge di stabilità 2016 sono state parzialmente rimesse in discussione dal disegno di legge di riforma per il sostegno all’editoria, recentemente approvato dalla Camera dei Deputati e attualmente all’esame del Senato.
Auspichiamo, pertanto, che il testo finale del provvedimento legislativo confermi l’obiettivo originario.
In ogni caso, la nuova regolamentazione dovrà, a nostro parere, favorire l’accesso ai contributi statali per le imprese che considerano gli stessi un impulso alla crescita e non una semplice rendita.
Il Ministero dello Sviluppo Economico ha recentemente avviato una consultazione pubblica sulle linee guida per l’elaborazione del nuovo regolamento sui criteri e sulle procedure di erogazione delle misure di sostegno in favore delle tv e delle radio locali.
Al riguardo evidenziamo l’esigenza di una semplificazione delle procedure, con la previsione di tempi certi per la presentazione delle domande annuali e per la liquidazione dei contributi, evitando così l’emanazione di bandi annuali.
Il settore, tuttavia, non deve vivere di soli contributi e, pertanto, sono assolutamente necessarie, nell’immediato, norme finalizzate alla ripresa del mercato pubblicitario, come sgravi di imposta per le aziende che acquistano spazi pubblicitari nell’emittenza locale.
Al riguardo, occorre considerare che la pubblicità attraverso le emittenti radiofoniche e televisive locali è una delle principali forme per la conoscenza dei prodotti e dei servizi delle piccole e medie imprese, sicché un sostegno statale a tale tipologia di investimento pubblicitario non è solo un sostegno alle imprese radiotelevisive, ma costituisce anche un elemento propulsivo per la ripresa dei consumi, tanto auspicata ad ogni livello.
Occorre anche prevedere norme che orientino la trasmissione delle televendite prevalentemente sulle emittenti locali.
Occorre, altresì, dare immediata attuazione alle norme di legge che destinano una quota degli investimenti in pubblicità istituzionale sulle emittenti locali, operate dalle amministrazioni pubbliche e dagli enti pubblici anche economici.
Con riferimento alle provvidenze editoria previste per le radio e per le tv locali, Aeranti-Corallo chiede che la Presidenza del Consiglio dei Ministri sblocchi al più presto il pagamento dei crediti vantati dalle imprese per i rimborsi relativi ai costi di energia elettrica e di collegamento satellitare per gli anni 2007 e 2008.
Molte imprese hanno, recentemente, intrapreso azioni giudiziali per ottenere tali pagamenti, ma è, comunque, auspicabile una rapida soluzione, anche transattiva, della problematica che consenta di porre fine a tale contenzioso.
Riteniamo, infine, necessaria una revisione dei testi delle licenze Siae per l’utilizzazione del repertorio musicale da parte delle imprese radiotelevisive locali, al fine di armonizzare le stesse con le problematiche emerse in conseguenza dell’evoluzione tecnologica e della transizione al digitale.

 

Conclusioni

In conclusione, Aeranti-Corallo sollecita un progetto strutturale per l’emittenza locale che permetta di superare l’attuale stato di crisi, riaffermi il ruolo centrale del comparto nel sistema radiotelevisivo italiano, dia certezza alle imprese, liberi le stesse dalla eccessiva ingiustificata burocrazia e favorisca la ripresa del mercato pubblicitario.
Occorre però, allo stesso tempo, che l’emittenza locale abbia la capacità di affrontare le nuove sfide multimediali con lo stesso spirito e con la stessa forza che hanno caratterizzato la rivoluzione del 1976 e che oggi, dopo quarant’anni, ricordiamo attraverso un riconoscimento che verrà consegnato a settanta imprese radiofoniche e televisive locali che operano ininterrottamente da tale data.
Occorre essere consapevoli che, in un mondo sempre più globalizzato, vi sarà sempre una forte esigenza di locale per conoscere e per essere informati su tutto ciò che riguarda il proprio territorio.
Ecco perché l’emittenza locale deve trasformarsi in una azienda multimediale sul territorio, sviluppando ulteriormente la propria presenza sulle nuove piattaforme tecnologiche; affiancando alla trasmissione terrestre tradizionale la diffusione attraverso il Web; rendendo disponibili i propri contenuti anche tramite tablet e smartphone; integrando la propria offerta attraverso l’uso sinergico dei social network; preparandosi per l’utilizzazione della banda larga.
Aeranti-Corallo, dal canto suo, continuerà a battersi, ad ogni livello, italiano ed europeo, con l’obiettivo di tutelare gli spazi e il ruolo dell’emittenza locale e con essi, il pluralismo dell’informazione nel nostro Paese.