Testo della relazione introduttiva dell’Avv. Marco Rossignoli, presidente AERANTI e coordinatore AERANTI-CORALLO, al Convegno di apertura del RADIOTV FORUM 2010 di AERANTI-CORALLO del 25 maggio 2010

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RADIOTV FORUM 2010

di AERANTI-CORALLO

RELAZIONE DELL’AVV. MARCO ROSSIGNOLI
COORDINATORE AERANTI-CORALLO
E PRESIDENTE AERANTI

ROMA – 25 e 26 maggio 2010

Introduzione
Siamo giunti alla quinta edizione del Radiotv Forum di Aeranti-Corallo.

L’evento rappresenta, oggi, il punto di riferimento annuale, nel quale gli operatori radiofonici e televisivi possono confrontarsi con le istituzioni, con le forze politiche e con gli esperti del settore sui temi di attualità del comparto e, allo stesso tempo, possono approfondire le conoscenze  sulle novità dell’industria e dei servizi per l’attività delle proprie imprese.

In particolare, negli oltre sessanta stand dell’area expo, vengono presentati prodotti e servizi per le trasmissioni televisive e radiofoniche in tecnica digitale, terrestre e satellitare, per la ripresa, la produzione, la post-produzione e l’automazione dei programmi.

L’evento prevede, oltre agli appuntamenti istituzionali, alcuni incontri sulle problematiche di attualità sia del settore radiofonico, sia del settore televisivo, nonché numerosi seminari finalizzati all’approfondimento di temi, tecnici e normativi, per il comparto.

L’edizione 2010 del Radiotv Forum si svolge in un momento decisivo per il futuro del settore.

Infatti con lo switch-off operato in  Sardegna, Valle d’Aosta, Piemonte Occidentale, Trentino Alto Adige, Lazio e Campania la televisione digitale terrestre è diventata un fatto  concreto e, anche in ambito radiofonico, la recente approvazione da parte dell’Autorità  per le Garanzie nelle Comunicazioni del nuovo regolamento per la radiofonia digitale ha aperto la strada per l’avvio delle trasmissioni Dab+ e Dmb in Italia.

La televisione digitale terrestre

Il passaggio al digitale terrestre sta creando forte preoccupazione al comparto televisivo locale: vi è, infatti, grande incertezza – in relazione alle  frequenze disponibili – sulla effettiva possibilità per tutte le tv locali di diventare operatori di rete nei rispettivi ambiti territoriali; sono inoltre  necessari  rilevanti investimenti per il rinnovo degli  impianti e delle relative infrastrutture, nonché per la produzione dei nuovi contenuti destinati alla diffusione digitale; inoltre la moltiplicazione del numero dei programmi unitamente alla problematica, ancora irrisolta,  della numerazione  automatica dei canali, rischia di disperdere la visibilità delle tv locali faticosamente  acquisita negli anni.

Allo stesso tempo, gli editori televisivi locali sono pienamente  consapevoli che la transizione al digitale terrestre rappresenti l’unica opzione concreta per la continuità aziendale delle tv locali.

Infatti, con lo sviluppo delle nuove piattaforme trasmissive, la tv analogica terrestre viene, ogni giorno, ricevuta da un numero sempre minore di utenti e, pertanto, in mancanza di conversione al digitale, è prevedibile, in tempi brevi, l’azzeramento degli ascolti delle tv locali, con ogni evidente  conseguenza  sul piano della raccolta  pubblicitaria.

L’obiettivo deve essere, pertanto, quello di realizzare una transizione che permetta alle imprese televisive locali di poter effettivamente competere nel mercato digitale.

Per conseguire tale obiettivo è indispensabile che tutte le tv locali possano svolgere, oltre all’attività di fornitori di contenuti, anche e soprattutto l’attività di operatore di rete, utilizzando  l’intera capacità  trasmissiva delle frequenze ricevute in assegnazione, al fine di poter sviluppare tutte le opportunità offerte dalla nuova tecnologia digitale.

Questo risultato è stato raggiunto nelle sei aree tecniche già interamente digitalizzate, dove oltre 200 broadcaster locali hanno convertito alla nuova tecnologia oltre 1500 impianti di diffusione e altrettanti impianti  di collegamento.

I multiplex realizzati da tali operatori locali irradiano, ad oggi, complessivamente circa 700 diversi programmi, con una media di 3,5  programmi per ciascun  multiplex e quindi, con il pieno rispetto delle norme legislative e regolamentari in materia, che prevedono l’obbligo di veicolare, almeno tre programmi televisivi per ogni blocco di diffusione.

Tutto il settore attende ora di conoscere se i risultati raggiunti in Sardegna, Valle d’Aosta, Piemonte Occidentale, Trentino Alto Adige, Lazio e Campania possano essere confermati nelle regioni del Nord Italia dove lo switch-off è calendarizzato, a partire dal 15 settembre del corrente anno.

In questo contesto desta, però, grande preoccupazione  la nuova ipotesi di pianificazione delle frequenze recentemente  elaborata dalla Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, basata su criteri completamente diversi da quelli in precedenza  adottati dalla stessa Autorità nelle sei aree tecniche già interamente digitalizzate, dove l’obiettivo sostanziale è stato quello della conferma dell’esistente.

Aeranti-Corallo ritiene che tale ipotesi di piano sia assolutamente  inaccettabile da parte del comparto televisivo locale in quanto riduce enormemente – in termini sia quantitativi che qualitativi, le relative risorse frequenziali, con rilevanti ripercussioni anche nelle sei aree già  digitalizzate dove molte emittenti locali  non potrebbero  più operare sulle frequenze loro assegnate.

La gravità del problema è confermata dalla circostanza  che nei giorni scorsi circa 200 parlamentari di maggioranza e di opposizione  hanno presentato  interrogazioni sulla problematica  alla Camera e al Senato.

Aeranti-Corallo chiede pertanto  che l’Autorità abbandoni tale ipotesi di piano, procedendo, invece, secondo lo stesso iter precedentemente adottato, con buoni risultati e, convocando, quindi, al più presto, i tavoli tecnici per la definizione della pianificazione relativa alle regioni del nord Italia.

Solo in questo modo, peraltro, il Ministero potrebbe provvedere alla assegnazione  dei diritti di uso delle frequenze, con qualche mese di anticipo rispetto ai tempi di inizio  dello switch off, evitando così situazioni insostenibili per le imprese nella  programmazione  degli investimenti.

Un diverso modo di procedere  imporrebbe un ripensamento dell’intero processo di transizione, in quanto non è certamente possibile accettare un passaggio al digitale che determini la chiusura di moltissime imprese operanti  da oltre 35 anni, con evidenti ripercussioni anche per il pluralismo del settore, per l’informazione sul territorio e per l’occupazione lavorativa nel comparto.

In tema di  televisione digitale terrestre è, inoltre, assolutamente necessario che venga al più presto  varata la regolamentazione in materia di numerazione automatica dei canali.

La mancanza di tale regolamentazione ha rappresentato  l’elemento di maggiore criticità della transizione nelle sei aree già interamente digitalizzate, generando grandi difficoltà per l’utenza nella individuazione  dei canali e penalizzando, in particolare, le tv locali.

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è stata ora delegata, in sede legislativa, a regolamentare  la materia e, conseguentemente, ha avviato una consultazione pubblica al riguardo.

Nell’ambito di tale procedimento Aeranti-Corallo  ha chiesto che l’Autorità recepisca  la proposta in materia formulata da DGTVi e cioè che vengano previste 10 numerazioni per le tv locali subito dopo le numerazioni delle reti nazionali analogiche; che vengano  complessivamente previste 50 numerazioni per le tv locali tra le prime cento; che venga adottata un’analoga impostazione anche per gli archi di numerazione 101-200 e 201-300. Aeranti-Corallo ha inoltre chiesto che l’intero  settimo arco di numerazione (601-700) venga attribuito  alle ulteriori offerte delle tv locali. Nell’ambito dell’istruttoria  di tale procedimento, l’Autorità ha ora reso noto che intende assegnare a una società specializzata un sondaggio tra gli utenti per verificare il posizionamento dei canali sul telecomando.

Tale decisione, legata, in particolare, a verificare le attuali utilizzazioni analogiche dei numeri 8 e 9  desta molte incertezze.

Infatti l’eventuale  attribuzione di tali numerazioni  alle tv locali, che costituirebbe  un ulteriore  riconoscimento del ruolo delle stesse, non deve, però, assolutamente comportare, come da alcuni ipotizzato, la riduzione dello spazio di almeno dieci numeri consecutivi, complessivamente previsto per le emittenti televisive locali nelle prime numerazioni dello schema di provvedimento redatto dall’Autorità.

Occorre altresì rilevare che il sondaggio – che sarà, peraltro, irrealizzabile nelle aree già digitalizzate, stante l’impossibilità di verificare ascolti analogici  in un contesto di trasmissioni  ormai interamente digitale – comporterà  un inaccettabile ampliamento dei tempi per la definizione del piano di numerazione, con gravi ripercussioni nelle aree già digitalizzate.

Inoltre al fine di evitare  che nelle regioni del nord Italia si verifichi una situazione  analoga a quella delle regioni già digitalizzate, appare insostenibile l’avvio dello switch off in Piemonte Orientale, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia senza la preventiva definizione dell’ordinamento automatico dei canali.

L’avvio della radio digitale terrestre

Passando alla radiofonia, Aeranti-Corallo valuta positivamente  il recente Regolamento emanato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni recante la nuova disciplina della fase di avvio delle trasmissioni  radiofoniche terrestri in tecnica digitale.

Tale regolamento, infatti, garantisce pienamente  il pluralismo e la concorrenza, permettendo a tutte le attuali emittenti radiofoniche locali e nazionali, commerciali e comunitarie, operanti in tecnica analogica (cioè Rai, 900 radio locali e 15 radio nazionali private) di operare anche in digitale, a parità di condizioni, trasmettendo sulla stessa tipologia di frequenze  e disponendo di una stessa capacità trasmissiva pro-capite, che il regolamento individua  in 72 CU.

In particolare l’elemento che maggiormente caratterizza il nuovo regolamento, rispetto al precedente, è la possibilità  per tutte le emittenti radiofoniche operanti in analogico interessate  alla nuova tecnologia, di accedere al digitale senza gare e senza graduatorie, attraverso società consortili, che svolgeranno l’attività di operatori di rete e che saranno partecipate in modo paritetico dalle stesse emittenti.

Le imprese radiofoniche locali di Aeranti-Corallo hanno inoltrato al Ministero dello Sviluppo Economico, entro i termini previsti dalla nuova regolamentazione, cioè entro lo scorso 24 aprile, la domanda di autorizzazione per l’attività di fornitore di contenuti radiofonici digitali e hanno conseguito tale autorizzazione, mediante la procedura del silenzio-assenso prevista dalla normativa in materia.

Ora siamo in attesa che il Ministero pubblichi, entro il termine del 13 giugno previsto dal Regolamento, l’elenco dei soggetti autorizzati  e che l’Autorità  definisca la pianificazione  delle frequenze  al fine di disporre  degli elementi  di valutazione necessari per avviare la costituzione  delle società consortili  che richiederanno i diritti di uso delle frequenze di trasmissione e per procedere  all’avvio delle trasmissioni dab+ e dmb, seguendo lo stesso percorso geografico definito per la digitalizzazione televisiva, in quanto alcune frequenze destinate alla radiofonia digitale divengono disponibili solo a seguito dello switch off della tv analogica.

E’ evidente, comunque, che tale avvio sarà possibile solo in presenza  di una quantità di risorse   frequenziali e di una pianificazione che permettano a ogni  soggetto interessato, avente titolo, di poter  effettivamente accedere al digitale radiofonico, a parità di condizioni, con tutti gli altri operatori.

E’ altrettanto evidente  che lo sviluppo della radiofonia digitale sarà condizionato dai tempi di diffusione dei relativi  ricevitori.

Per questo la ARD – Associazione  per la Radiofonia Digitale in Italia, di cui Aeranti-Corallo è socio fondatore insieme a Rai Way e all’associazione delle radio nazionali Rna, ha recentemente  definito  una serie di requisiti minimi per i ricevitori  radiofonici digitali, con l’obiettivo di proporre alle aziende manufatturiere la produzione degli stessi sulla base di tali requisiti.

I ricevitori, così prodotti, saranno contraddistinti  dal marchio Ard, consistente   in un bollino di diverso colore in base alla tipologia  dei requisiti  adottati.

E’ infine evidente che nella fase di avvio del mercato a fronte di costi che verranno sostenuti dalle imprese, difficilmente verranno realizzati ricavi, anche solo compensativi.

Per questo è necessario individuare  soluzioni che permettano il massimo contenimento dei costi.

In tale ottica Aeranti-Corallo sta studiando  possibili  collaborazioni e sinergie con Rai Way  ai fini della realizzazione da parte di quest’ultima, di un servizio di abilitazione, economicamente  sostenibile, del primo accesso alla piattaforma digitale da parte delle società consortili, non interessate, in una prima fase, a realizzare investimenti in proprio.

Il problema delle risorse

La sfida digitale delle imprese televisive e radiofoniche locali avrà possibilità di successo solo se le emittenti disporranno di risorse adeguate per sostenere i relativi investimenti.

In particolare, sul fronte della  raccolta pubblicitaria sono necessari interventi finalizzati al riequilibrio delle risorse  tra il comparto nazionale e quello locale.

Inoltre Aeranti-Corallo ritiene necessaria la modifica della normativa  delle tv a pagamento attraverso l’introduzione del divieto di trasmettere spot da parte di queste ultime.

Infatti le pay tv, basando  la propria attività sui ricavi derivanti dagli abbonamenti e dalle carte prepagate, possono vendere gli spazi per i messaggi pubblicitari a prezzi meno elevati di quelli praticati dalle tv locali, con evidenti conseguenze sul mercato.

Sul fronte del sostegno statale vi è, poi, grande preoccupazione, in quanto, come noto, le provvidenze editoria, ad eccezione delle riduzioni tariffarie telefoniche, sono state soppresse,  con un intervento di dubbia costituzionalità introdotto dalla legge di conversione del cosiddetto decreto mille-proroghe.

Tali provvidenze avevano consentito negli anni l’affermazione del ruolo dell’emittenza locale nell’informazione sul territorio e lo  sviluppo dell’occupazione  giornalistica nel settore.

Comprendiamo le problematiche  del bilancio dello Stato  nell’attuale delicato momento di crisi economica, ma dobbiamo  rilevare, con notevole disappunto, che mentre le provvidenze editoria per l’emittenza locale sono state sostanzialmente   azzerate, peraltro con efficacia retroattiva dal 1° gennaio 2009, diversamente altri settori, come le testate di partito, hanno mantenuto l’originale sostegno statale, senza alcun taglio.

In questo contesto è ora auspicabile che il Governo avvii al più presto una fase di confronto per individuare, insieme alle emittenti, una soluzione alla problematica.

Passando ai contributi statali annualmente  stanziati dal Ministero dello Sviluppo Economico a favore della emittenza locale, mentre è imminente  l’emanazione del bando relativo ai contributi per l’anno 2010, auspichiamo che vengano trovate soluzioni per la reintegrazione dello stanziamento originario dei contributi relativi agli anni 2011 e 2012.

Inoltre, per quanto riguarda il settore radiofonico, vi è l’esigenza di definire al più presto le graduatorie e gli elenchi relativi alle domande per gli anni 2008 e 2009 provvedendo ai relativi pagamenti; occorre altresì provvedere al pagamento dei contributi relativi all’anno 2003, andati in perenzione, nonché dei contributi relativi all’anno 2007.

Per quanto riguarda il sostegno  alla transizione televisiva digitale è necessario che, oltre alle campagne di comunicazione del Ministero dello Sviluppo Economico pianificate sulle tv locali, vengano previste forme di contribuzione, a livello regionale, per gli investimenti che vengono realizzati dalle emittenti.

Inoltre è importante che vengano definiti incentivi e contributi finalizzati  a sostenere  l’avvio delle trasmissioni radiofoniche digitali.

Il ruolo di informazione dell’emittenza locale

L’informazione locale rappresenta  il cuore dell’attività  radiotelevisiva locale e, pertanto, è auspicabile che qualunque scelta normativa in materia, rafforzi il ruolo centrale dell’emittenza locale relativamente all’informazione sul territorio.

I microfoni e le telecamere dell’emittenza locale da  oltre trenta anni hanno creato un indissolubile contatto tra i cittadini e il loro territorio, affrontando tutti i temi di attualità, politica, cronaca, sport, legati al contesto locale.

I rapporti di lavoro dipendente  giornalistico nelle emittenti radiofoniche e televisive locali sono attualmente oltre 2000 di cui oltre 1500 disciplinati dal Contratto Nazionale Collettivo tra Aeranti-Corallo e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana.

Tale contratto, stipulato per la prima volta nell’ottobre 2000, è stato rinnovato nel gennaio del corrente anno per il  quadriennio 2010-2013.

Negli scenari televisivi digitali, con la moltiplicazione dell’offerta, le tv locali, per avere successo, dovranno orientare, sempre più, i propri palinsesti all’informazione locale.

Solo in tale modo, infatti, le tv locali non si porranno in una situazione  di insostenibile concorrenza  con i media nazionali e offriranno un prodotto fortemente   richiesto dall’utenza.

Indagini di ascolto

Sul tema della indagini di ascolto, occorre evidenziare che Aeranti-Corallo è da tempo interessata a entrare  nel capitale di Auditel e di Audiradio, nonché ad avere propri delegati nei relativi consigli di amministrazione.

Tale interesse è collegato all’esigenza di poter rappresentare in dette sedi, la posizione delle emittenti locali in ordine alle proposte  metodologiche per la rilevazione degli ascolti.

Allo stato, tuttavia, come è noto, sia Auditel che Audiradio non hanno ancora  accolto la richiesta di Aeranti-Corallo, limitandosi a proporre  l’ingresso nei rispettivi  comitati tecnici.

Abbiamo  accettato tale proposta nell’ottica dell’inizio di un percorso che, secondo Aeranti-Corallo, dovrà necessariamente  concretizzarsi al più presto nell’ingresso  anche nelle compagini societarie e nei consigli di amministrazione  di Auditel e di Audiradio.

Per quanto riguarda Audiradio, peraltro, una recente delibera della Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha disposto, tra l’altro, un progressivo ribilanciamento delle partecipazioni attualmente  detenute nella società dai singoli soggetti e un allargamento del capitale sociale alle componenti del settore della radiofonia non rappresentate.

Conclusioni

In conclusione,  Aeranti-Corallo ritiene necessario che la transizione al digitale, sia televisivo che radiofonico, avvenga attraverso un percorso che garantisca  all’emittenza  locale di conservare lo spazio e il ruolo che la stessa ha nell’attuale contesto analogico, nonché di sviluppare  le opportunità  offerte dalla nuova tecnologia.

Spesso si è affermato che il nostro sistema  radiotelevisivo sia anomalo poiché nello stesso operano molte emittenti locali.

In realtà, ciò che è stata definita  una anomalia, rappresenta  invece un valore che la transizione al digitale non deve assolutamente intaccare.