Testo della relazione introduttiva dell’Avv. Marco Rossignoli, presidente AERANTI e coordinatore AERANTI-CORALLO, al Convegno di apertura del RADIOTV FORUM 2011 di AERANTI-CORALLO del 24 maggio 2011

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RADIOTV FORUM 2011

di AERANTI-CORALLO

RELAZIONE DELL’AVV. MARCO ROSSIGNOLI
COORDINATORE AERANTI-CORALLO
E PRESIDENTE AERANTI

ROMA – 24 e 25 maggio 2011

Introduzione

Siamo giunti alla sesta edizione del Radiotv Forum di Aeranti-Corallo.

L’evento rappresenta, oggi, il punto di riferimento annuale, nel quale gli operatori radiofonici e televisivi possono confrontarsi con le istituzioni, con le forze politiche e con gli esperti del settore sui temi di attualità del comparto e, allo stesso tempo, possono approfondire le conoscenze  sulle novità dell’industria e dei servizi per l’attività delle proprie imprese.

In particolare, negli oltre sessanta stand dell’area expo, vengono presentati prodotti e servizi per le trasmissioni televisive e radiofoniche in tecnica digitale, terrestre e satellitare, per la ripresa, la produzione, la post-produzione e l’automazione dei programmi.

L’evento prevede, oltre agli appuntamenti istituzionali, alcuni incontri sulle problematiche di attualità sia del settore radiofonico, sia del settore televisivo, nonché numerosi seminari finalizzati all’approfondimento di temi, tecnici e normativi, per il comparto.

L’edizione 2011 del Radiotv Forum si svolge in un momento particolarmente delicato  per il futuro del settore.

Infatti, mentre la crisi del mercato pubblicitario non accenna inversioni di tendenza, il recente cambiamento delle regole per la transizione alla tv digitale terrestre rischia di causare un drastico ridimensionamento del settore televisivo locale, creando, peraltro, difficoltà all’avvio della nuova tecnologia di trasmissione nel settore radiofonico.

La tv

Nelle dieci aree già interamente digitalizzate, con la transizione alla tecnologia di trasmissione numerica, tutte le tv locali sono diventate operatori di rete, hanno ottenuto  il rilascio dei diritti di uso delle frequenze per le trasmissioni digitali e  possono veicolare su tali frequenze programmi e dati dei fornitori di contenuti.

Ora, non tutto è perfetto, il piano di assegnazione delle frequenze presenta molti aspetti non condivisibili; alcune problematiche interferenziali non  stanno trovando soluzione, ma, nel complesso, oggi, tutti sono operatori di rete.

Gli editori televisivi locali sono, peraltro, pienamente consapevoli che la transizione al digitale terrestre rappresenti l’unica opzione concreta per la continuità aziendale delle tv locali.

Infatti, con lo sviluppo delle nuove piattaforme  trasmissive, la tv analogica terrestre, anche nelle aree non ancora digitalizzate, viene, ogni giorno, ricevuta da un numero sempre minore di utenti e, pertanto, in mancanza di conversione al digitale, l’azzeramento degli ascolti sarebbe inevitabile.

In questo contesto, tuttavia, la legge di stabilità 2011 ha sottratto alla radiodiffusione  televisiva i canali di trasmissione 61-69, eserciti quasi esclusivamente dalle tv locali, per destinarli, attraverso una gara, ai servizi di comunicazione mobile in larga  banda.

In questo modo, i canali complessivamente disponibili per le trasmissioni televisive digitali sono stati ridotti da 56 a 47.

Il Governo ha motivato  tale scelta con l’esigenza di uniformarsi alle indicazioni espresse, in materia, a livello europeo, nonché con l’esigenza di realizzare importanti introiti per il bilancio dello Stato.

La riduzione degli spazi trasmissivi è stata tuttavia inaccettabilmente posta a carico  del solo comparto televisivo locale, con la conseguenza che le frequenze  sono ora   insufficienti per consentire a tutte le tv locali di diventare operatori  di rete nelle aree ancora da digitalizzare, e di continuare a svolgere tale attività nelle aree già interamente digitalizzate.

Inoltre, in molti casi, soprattutto nelle fasce adriatica e nord tirrenica, le frequenze sono qualitativamente inadeguate in quanto non  coordinate con  gli Stati esteri.

In relazione a tutto ciò, il Governo è intervenuto con un decreto legge, attualmente all’esame del Parlamento per la relativa conversione, che prevede, tra l’altro, la redazione di graduatorie per regioni o aree  tecniche, ai fini del rilascio dei diritti di uso delle frequenze per le trasmissioni televisive digitali terrestri.

In base a tale decreto,  solo i soggetti utilmente  collocati nelle graduatorie diventeranno operatori di rete mentre gli esclusi potranno svolgere solo l’attività di fornitori di contenuti, con diritto di accesso sui multiplex degli operatori di rete.

Tale nuovo percorso  normativo  contrasta con l’impostazione fino ad oggi adottata e condivisa dalle tv locali, di sostanziale conferma dell’esistente, rimettendo in discussione  il processo di transizione per le sole tv locali, con evidente  nocumento per il pluralismo e la concorrenza nel settore.

Non è accettabile che tutte le tv nazionali  ottengano, senza alcuna selezione, l’assegnazione di reti digitali pianificate, con possibilità anche di ampliarne  la copertura, mentre solo le tv locali utilmente collocate in graduatoria potranno esercire reti digitali.

Se in sede di assegnazione delle risorse frequenziali alle tv locali spetta un terzo delle frequenze, non è certamente  possibile che, quando le assegnazioni devono essere, invece, ridotte, tale riduzione riguardi solo le tv locali.

Conseguentemente la riduzione  delle nove frequenze di cui ai canali 61-69 dovrebbe essere posta per 1/3 (tre frequenze) a carico delle tv locali  e per 2/3 (sei frequenze) a carico delle tv nazionali.

Occorrerebbe, peraltro, recuperare il canale 65 alla radiodiffusione televisiva, posto che lo stesso non viene attribuito alla comunicazione mobile in larga banda, ma fa  parte della banda di guardia prevista per evitare interferenze, a nostro parere comunque evitabili.

E’ inoltre inaccettabile che mentre alle tv locali vengono ridotte nove frequenze, stiano per essere assegnate, gratuitamente, attraverso una gara in modalità beauty contest, sei frequenze per trasmissioni televisive nazionali, con possibilità di assegnazione di alcune di tali frequenze a soggetti che già eserciscono altri multiplex nazionali.

A parere di Aeranti-Corallo un terzo di tali frequenze  dovrebbe essere assegnato alle tv locali.

In ogni caso è evidente che gli indennizzi  (al netto delle imposte), previsti dalla legge di stabilità 2011 (10 per cento del ricavato dalla vendita dei canali 61-69, con un massimo di 240 milioni di euro), siano talmente irrisori da non incentivare certamente nessuna tv locale a cedere le frequenze attualmente esercite.

Con tali indennizzi non verrebbero risarciti, in moltissimi casi, neppure gli  investimenti da ultimo effettuati, nelle aree già digitalizzate, per realizzare lo switch-off.

Solo triplicando le risorse  sarebbe possibile avvicinarsi ai valori minimi di mercato delle frequenze di trasmissione.

E’ quindi necessario trovare una soluzione alla problematica, poiché diversamente  il processo di transizione al digitale subirà, inevitabilmente, un forte ritardo, con grave danno sia per le imprese che per l’utenza.

La storia del settore ha insegnato che il meccanismo selettivo delle graduatorie, stante la relativa complessità, comporta tempi particolarmente lunghi e genera contenziosi estremamente  ampi.

Appare pertanto molto difficile che possano essere  rispettati  i tempi previsti dal Comitato Nazionale Italia Digitale per lo switch-off nelle aree  ancora da digitalizzare.

Né d’altro canto è condivisibile l’impostazione secondo la quale il meccanismo delle graduatorie favorirebbe un rafforzamento del settore televisivo locale selezionando le imprese più organizzate e più solide.

In realtà tali graduatorie, a parere di Aeranti-Corallo, comporteranno soltanto un forte ridimensionamento  del comparto, che sarà costituito  da soggetto deboli e incapaci di competere, realmente, nel mercato.

Per rafforzare  il comparto televisivo locale sarebbero invece necessarie norme di indirizzo del mercato pubblicitario, come sgravi di imposta  per le aziende che acquistano  spazi pubblicitari sull’emittenza locale e come il divieto di trasmissioni pubblicitarie per le pay tv.

Sarebbe inoltre necessario che le tv locali possano fruire  a pieno di tutte le opportunità di business offerte dalla nuova tecnologia trasmissiva, come la possibilità  di veicolare  non solo contenuti locali, ma anche contenuti nazionali, opportunità fino ad oggi consentita dalla regolamentazione, ma di fatto inibita attraverso la mancata assegnazione  ai contenuti nazionali veicolati da operatori di rete locali delle numerazioni dell’ordinamento automatico dei canali previste per i fornitori nazionali.

Il Tar Lazio deve pronunciarsi a novembre sui ricorsi proposti  sulla problematica da alcuni fornitori  di contenuti nazionali veicolati da operatori di rete in ambito locale e, in un caso, ha anche concesso la sospensiva, ma lo schema di nuovo regolamento sulla tv digitale terrestre posto, nei giorni scorsi, a consultazione pubblica dalla Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni introduce  una serie di limitazioni tecniche  alla veicolazione di contenuti  nazionali da parte degli operatori di rete locale.

Aeranti-Corallo chiederà, nell’ambito di tale consultazione, una modifica sostanziale  del regolamento sul punto.

Deve inoltre essere disciplinato, nell’ambito dell’emanando nuovo regolamento  sulla tv digitale terrestre, il rapporto tra gli operatori di rete locale e i fornitori di contenuti in ambito locale, definendo precisi punti di equilibrio tra le due diverse posizioni.

Deve anche trovare soluzione la problematica della transizione al digitale da parte delle tv locali comunitarie, tra le quali si sono sviluppate molte iniziative a carattere religioso.

Il decreto  legge n.34 oblitera, infatti, tale tipologia di emittenti,  alle quali invece competono  spazi frequenziali in ossequio ai  principi generali di pluralismo che sono alla base del nostro sistema radiotelevisivo.

Passando  alle misure di sostegno statali annualmente stanziate  dal Ministero dello Sviluppo Economico  a favore delle tv locali, Aeranti-Corallo sollecita l’erogazione  dei contributi relativi all’anno 2010.

Sul punto abbiamo riscontrato la disponibilità del Ministero, anche  con un eventuale stanziamento in acconto dove la graduatoria  regionale non sia stata ancora approvata.

E’ inoltre indispensabile  emanare al più presto  il bando per le misure di sostegno  per l‘anno 2011, nonché trovare  legislativamente nuove risorse per reintegrare  il fondo delle misure di sostegno  ai valori degli scorsi anni.

Sembra, infine, essersi avviata  a soluzione la problematica della determinazione  degli  importi dovuti  dagli operatori di rete per l’esercizio  delle frequenze di trasmissione, in quanto l’Autorità  per le Garanzie nelle Comunicazioni, accogliendo le richieste formulate da Aeranti-Corallo, ha previsto nello schema di regolamento per la tv digitale terrestre, attualmente  sottoposto a consultazione pubblica, la corresponsione  dell’1 per cento del fatturato delle attività  televisive  svolte, come in precedenza, stabilito per la diffusione analogica.

In concreto la norma  necessita, a nostro parere, di alcune precisazioni tecniche, ma i principi espressi dall’Autorità al riguardo sono condivisibili.

La radio

Passando alla radiofonia, Aeranti-Corallo, sollecita  maggiore attenzione alle problematiche del comparto, spesso trascurato.

La radiofonia sta scontando infatti un grande ritardo nella evoluzione tecnologica  e le nuove  norme per la transizione al digitale terrestre televisivo rischiano di avere ripercussioni  anche sull’avvio del digitale radiofonico dab+/dmb.

Il Ministero dello Sviluppo Economico sta completando l’iter di rilascio  delle autorizzazioni per l’attività di fornitori di contenuti radiofonici digitali e quindi potrà procedere alla pubblicazione  dell’elenco dei soggetti autorizzati.

Tale elenco, insieme alla pianificazione delle frequenze che dovrà essere definita dalla  Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni permetterà  alle imprese radiofoniche locali di disporre degli elementi di valutazione  necessari per avviare la costituzione  delle società consortili che richiederanno i diritti di uso delle frequenze di trasmissione.

E’ evidente, comunque, che l’avvio delle trasmissioni radiofoniche digitali dab+/dmb sarà possibile solo in presenza  di una quantità di risorse frequenziali e di una pianificazione  che permettano a ogni soggetto interessato, locale e nazionale, avente titolo, di poter effettivamente   accedere al digitale radiofonico, a parità di condizioni, con tutti gli altri operatori.

E’ altrettanto evidente  che lo sviluppo della radiofonia digitale sarà condizionato dai tempi di diffusione dei relativi  ricevitori.

Per questo la ARD – Associazione  per la Radiofonia Digitale in Italia, di cui Aeranti-Corallo è socio fondatore insieme a Rai Way e all’associazione delle radio nazionali Rna, ha recentemente  definito  una serie di requisiti minimi per i ricevitori  radiofonici digitali, con l’obiettivo di proporre alle aziende manufatturiere la produzione degli stessi sulla base di tali requisiti.

I ricevitori, così prodotti, vengono contraddistinti  dal marchio “Ard”, consistente   in un bollino di diverso colore in base alla tipologia  dei requisiti  adottati.

E’ infine evidente che nella fase di avvio del mercato a fronte di costi che verranno sostenuti dalle imprese, difficilmente verranno realizzati ricavi, anche solo compensativi.

Per questo è necessario individuare  soluzioni che permettano il massimo contenimento dei costi.

In tale ottica Aeranti-Corallo ha recentemente definito un percorso di collaborazione con Rai Way  ai fini della realizzazione da parte di quest’ultima, di un servizio di abilitazione, economicamente  sostenibile, del primo accesso alla piattaforma digitale da parte delle società consortili, non interessate, quantomeno in una prima fase, a realizzare investimenti in proprio.

E’ inoltre fondamentale  che gli editori radiofonici  locali accedano con i propri contenuti su tutte le nuove piattaforme  diffusive che si stanno sviluppando.

Per questo, è importante, che il Ministero dello Sviluppo Economico definisca al più presto il bando per l’attribuzione   delle numerazioni  dell’ordinamento automatico dei canali della tv digitale terrestre previste per la radiofonia, dalla delibera in materia, dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Ai fini di uno snellimento burocratico, occorrerebbe, peraltro,  poter accedere a tale piattaforma sulla base delle autorizzazioni  per fornitori di contenuti radiofonici già rilasciate.

La radiofonia  deve inoltre valutare  le proprie  prospettive  di sviluppo con il web, e in particolare, attraverso i tablet e gli smartphone.

Questo tema verrà approfondito  nel corso di un’apposita  sessione del seminario dedicato all’analisi del mercato radiofonico locale e ai possibili scenari di sviluppo che si svolgerà  nell’ambito del Radiotv Forum.

Per quanto riguarda  le misure di sostegno per la radiofonia locale occorre rilevare positivamente che è in fase di recupero il ritardo procedurale nella erogazione dei contributi.

Infatti è imminente l’inizio  dei pagamenti relativi all’anno 2008 per circa 25 milioni di euro.

E’ inoltre iniziata l’istruttoria delle pratiche  relative ai contributi 2009.

Occorrerebbe, peraltro, definire un preciso  iter procedurale per compensare gli importi dei contributi relativi all’anno 2003, andati  in perenzione, con i canoni annuali dovuti  dalle emittenti.

In tale modo anche i contributi 2003 potrebbero  trovare definizione.

Sempre, relativamente al comparto radiofonico, Aeranti-Corallo auspica  che trovi al più presto soluzione la problematica  della rilevazione degli ascolti.

Infatti,   la conflittualità   sviluppatasi negli ultimi mesi  nella compagine sociale  di Audiradio, di cui, è recentemente  entrata a far parte anche Aeranti-Corallo, ha portato ad un blocco delle rilevazioni degli ascolti.

Tale blocco, se protratto nel tempo,  rischia di causare  una riduzione degli investimenti pubblicitari nel settore radiofonico.

E’, in ogni caso, indispensabile che qualsiasi scelta metodologica  che dovesse essere assunta in ordine alla indagine Audiradio, tenga conto delle peculiarità del comparto radiofonico locale, che, come risulta da una recente ricerca curata da Demoskopea per  conto di Aeranti-Corallo, nell’area test della Regione Emilia Romagna, che verrà presentata  nel corso del Radiotv Forum, presenta notevole vitalità e vari punti di forza.

Le norme sull’editoria

Aeranti-Corallo sollecita, inoltre, il ripristino delle provvidenze  editoria soppresse  nel febbraio 2010 consistenti nel rimborso di parte dei costi delle utenze elettriche, degli abbonamenti  delle agenzie di informazione  e dei collegamenti satellitari.

Aeranti-Corallo sollecita, altresì, l’emanazione del regolamento per l‘erogazione dei rimborsi,  previsti dalla normativa, dei costi delle utenze elettriche e dei collegamenti satellitari per gli anni 2007 e 2008.

Le provvidenze editoria hanno contribuito negli anni alla affermazione del ruolo dell’emittenza locale nell’informazione sul territorio e allo sviluppo della occupazione giornalistica nel settore.

In questo contesto, Aeranti-Corallo ha sottoscritto  nell’ottobre 2000 con la FNSI  – Federazione Nazionale della Stampa Italiana, il sindacato  dei giornalisti, il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) per i giornalisti delle radio e tv locali.

Tale CCNL  è stato rinnovato da ultimo il 27 gennaio 2010 e viene applicato a circa duemila giornalisti sull’intero territorio nazionale.

Comprendiamo le problematiche del bilancio dello Stato nell’attuale delicato  momento  di crisi economica, ma dobbiamo rilevare, con notevole disappunto, che mentre le provvidenze editoria per l’emittenza  locale sono state sostanzialmente  azzerate, peraltro con efficacia retroattiva dal 1° gennaio 2009, diversamente altri settori, come le testate di partito hanno mantenuto il sostegno statale.

In questo contesto è ora auspicabile che il Governo avvii al più presto una fase di confronto per individuare, insieme alle emittenti, una soluzione alla problematica.

Conclusioni

In conclusione,  Aeranti-Corallo ritiene necessario che i futuri scenari televisivi e radiofonici, debbano articolarsi attraverso un percorso che garantisca all’emittenza locale di poter effettivamente  competere nel mercato.

Spesso si è affermato  che il nostro  sistema  radiotelevisivo sia anomalo poiché nello stesso operano molte emittenti locali.

In realtà, ciò che è stata definita  una anomalia, rappresenta invece  un importante valore che deve essere mantenuto e garantito.

Il settore radiotelevisivo locale è formato da tante aziende che danno complessivamente occupazione ad oltre 15.000 lavoratori di cui circa 2.000 giornalisti.

Le emittenti locali garantiscono da trentacinque anni l’informazione sul territorio a livello regionale, provinciale e cittadino.

Si tratta di un enorme patrimonio che deve essere salvaguardato e sostenuto.

Per questo Aeranti-Corallo si batterà, in sede politica e giudiziaria, a livello italiano ed europeo, per tutelare gli spazi e il ruolo dell’emittenza locale e con essi il pluralismo dell’informazione nel nostro Paese.