Testo dell’intervento di Fabrizio Berrini, Segretario AER al Convegno svoltosi a Genova il 29 settembre 1999, organizzato dal Corerat Liguria sul tema “I media in Liguria. L’Emittenza radiotelevisiva, l’editoria, la pubblicità”

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TESTO DELL’INTERVENTO DI FABRIZIO BERRINI, SEGRETARIO AER, AL CONVEGNO  SVOLTOSI A GENOVA IL 29 SETTEMBRE 1999, ORGANIZZATO DAL CORERAT LIGURIA SUL TEMA “I MEDIA IN LIGURIA. L’EMITTENZA RADIOTELEVISIVA, L’EDITORIA, LA PUBBLICITA’ “

 

Ringrazio, l’organizzazione, il Presidente, la Vicepresidente. Come sempre ci si trova a Genova per parlare del futuro e delle prospettive, con un occhio di riguardo alla situazione locale, ma anche (vista la presenza delle Associazioni nazionali) anche con un punto di vista sulle questioni nazionali. Cercherò di stare nei tempi anche se l’ultimo intervento mi ha stimolato moltissimo, per cui taglierò alcuni temi poiché mi sembra che alcune risposte vadano comunque date a chi le ha chieste.
Il Coordinamento AER-ANTI-CORALLO oggi, esprime soddisfazione perché la battaglia che avevamo ingaggiato sulla par condicio sembra aver trovato una ipotesi di risposta positiva, nel senso che le norme che stanno per essere proposte dalla maggioranza in Parlamento vedono l’emittenza locale abbastanza affrancata, come avevamo chiesto, rispetto alle normative nazionali; però è ancora tutto da verificare e da vedere. Diciamo che l’impegno profuso in questi giorni, in questi ultimi 15 giorni, da parte di tutte le radio, di tutte le televisioni che fanno capo al nostro Coordinamento, ha cominciato a dare qualche risultato.
Come sapete per quanto riguarda le televisioni locali, sono giorni abbastanza delicati: nel senso che le televisioni locali stanno presentando le domande per ottenere o ri-ottenere le concessioni, ma il Ministero delle Comunicazioni non ha ancora emesso un bando di gara: Quindi le tv corrono il serio rischio di partecipare a una gara al buio. Paradossalmente come se il Comune di Genova affiggesse dei manifesti dicendo: “Assumiamo”, ma non specificasse se impiegati o muratori, né quali debbano essere le caratteristiche professionali. Questo è un comportamento anomalo ed è, evidentemente, il preludio a una proroga di alcuni mesi della scadenza per la presentazione delle domande in questione. Su questo punto anche noi siamo d’accordo, poiché non ci sono più i tempi tecnici per presentare tali domande.
Intanto inizia oggi pomeriggio, alle 16.30, al Senato, alla Commissione Trasporti, anche l’iter del disegno di legge 1138: una proposta di legge finalizzata a normare tutto il settore radiotelevisivo nazionale e locale. Pensiamo che avrà un iter abbastanza difficoltoso, molto contrastato, perché contiene alcune norme che determineranno lo sviluppo futuro nel nostro Paese della televisione sia terrestre che satellitare, ma contiene anche, una “bomba ad orologeria” quali sono i limiti di affollamento pubblicitario per le emittenti nazionali private. Detto questo, capite benissimo che il livello di discussione, soprattutto da parte di alcune forze politiche, sarà estremamente rilevante (soprattutto su ipotesi di riduzione degli attuali livelli di affollamento pubblicitario). D’altra parte il DDL 1138 contiene anche la ristrutturazione della Rai attraverso la nascita di holding: anche questa idea viene pesantemente criticata da un’altra forza politica che si oppone allo smantellamento, alla destrutturazione della Rai. Ecco perché credo che il 1138 avrà una vita estremamente difficile. All’interno ci sono le norme sull’emittenza radiofonica e televisiva locale che, almeno per quanto riguarda la nostra federazione, ci trovano sostanzialmente favorevoli: questo per come è stato sviluppato l’impianto delle norme, studiato e poi scritto dopo un’ampia consultazione con le Associazioni di categoria.
In questi giorni c’è poi la problematica della Lega Calcio che ha emesso un regolamento incongruo con le leggi che tutelano il diritto di cronaca. Questo Regolamento non è condivisibile, e per questo è stato fortemente attaccato. L’Authority, su richiesta di tutte le parti, si è posta come mediatrice di questa situazione: c’è stato un incontro preliminare in cui tutte le Associazioni hanno chiesto alla Lega Calcio che preliminarmente venga ritirato il regolamento. Questo regolamento – faccio solo un esempio – tra le tante cose che contiene, afferma che le emittenti possono raccontare la giornata sportiva, ma il diritto di cronaca viene considerato sull’evento, inteso come tutta la giornata del campionato di calcio. Se un tempo si poteva parlare, come era di consuetudine, in tre minuti del match Genova/Sampdoria, oggi in tre minuti bisogna parlare di Genoa, Sampdoria, Napoli, Inter, insomma di tutte le partite che avvengono in quel giorno.
E’ evidentemente una manovra politica, ma questo d’altronde è anche stato detto molto chiaramente: la Lega Calcio ha preso 10 miliardi dalla Rai per i diritti di “Tutto il calcio minuto per minuto” ed evidentemente chi compra vuole anche avere una serie di tutele. Da ciò è cominciata una battaglia. Certo è che il diritto di cronaca oggi è sancito dalle leggi italiane e una struttura quale è la Lega Calcio non può certo limitare tale diritto di cronaca.
Mi ha chiesto il Presidente Baiardo di dare una valutazione sul regolamento per le misure di sostegno alle imprese televisive locali: è un regolamento preparato dal Governo e dalla maggioranza, che ci vede fortemente contrari. Crediamo sia un regolamento macchinoso che alla fine non porterà nessun beneficio all’emittenza televisiva locale. In più questo regolamento deriva da una legge che parlava di incentivi allo sviluppo tecnologico dell’emittenza stessa, mentre oggi rischia di creare disparità tra emittenti e emittenti.
Questi sono i temi principali che caratterizzano il panorama del mondo radiofonico e televisivo locale.
Sinceramente, dottor Lugli, non mi aspettavo un Suo intervento di questo genere, quindi vado un po’ cercando nella mia memoria tutte le risposte, cercando anche di spiegare, se è possibile, per come può spiegarlo un “venditore di tappeti” . (Nota: espressione usata da Lugli per definire gli editori tv locali).
Ho apprezzato il Suo intervento, che ho già sentito da parte di altri rappresentanti della Sua categoria. Premetto che sono un giornalista iscritto, quindi parlo anche con cognizione di causa. Nel Suo intervento ho colto alcune problematiche vere, ma non ho colto una soluzione, non ho colto un momento di disponibilità se non: “Se non fate così, andate a vendere tappeti”. Mi sembra di poter dire che non sia proprio così. Delle organizzazioni si trovano quando vogliono trovarsi e la prova è nel fatto che la mia Associazione, insieme alle altre, sta trattando con il Sindacato dei giornalisti proprio, per cercare di dirimere una situazione che si è venuta a creare in questi anni.
I dati di radio e televisioni locali con lo zero davanti che Lei ha citato, per me sono assolutamente falsi, inaccettabili,. Sono falsi, inattendibili, dicevo, perché guardano la problematica da un solo punto di vista. Allora evitiamo di fare delle provocazioni. Noi abbiamo promosso negli anni passati contratti di lavoro che prevedono figure che sono il telereporter, il teleradiogiornalista, che sono tutelate sotto ogni punto di vista, che hanno una loro valenza giuridica. Sono stati riconosciuti, questi contratti, al Ministero del Lavoro e ci sono specifici incarichi per questi operatori dell’informazione; noi crediamo che questo sia stato il primo passo concreto per cominciare a risolvere la problematica dell’informazione. Aer, Anti e Corallo hanno aperto una lunghissima trattativa con il Sindacato dei giornalisti per vedere se era possibile risolvere la questione e il Sindacato dei giornalisti ha riconosciuto la specificità dell’emittenza radiofonica e televisiva. Non si può fare un discorso semplicistico per affrontare il problema, piuttosto si possono trovare non dico sostegni, ma idee nuove che possano permettere, come metafora, l’esistenza del grande supermercato con quella del piccolo negozietto.
Male è se, invece, si assumono posizioni inaccettabili: “o accetti chi sono io, oppure non parliamo”. Se andiamo avanti così, credo che il Sindacato dei giornalisti, la professione stessa del giornalista, nei prossimi cinque anni perderanno molto. Perché oggi ognuno di noi naviga in Internet, e lì ci sono centinaia di giornali non c’è un direttore responsabile, tutti fanno l’informazione, se c’è un sacro fuoco che arde nel petto di ognuno di noi dicendo: “Io sono un giornalista” è altrettanto vero che tutti possono fare i giornalisti, purchè abbiano, ovviamente, le capacità. E non si venga a dire che solo grazie all’esistenza dell’Ordine, che ha un codice deontologico, i giornalisti si comportano correttamente. Vediamo spesso all’opera sulle reti nazionali certi “campioni di professionismo”, “campioni di imparzialità”: allora non è vero che la differenza si ha se uno ha il tesserino di giornalista, o se non ha il tesserino di giornalista, sia esso praticante o pubblicista. Il problema è verificare se uno è in grado di svolgere un ruolo informativo che sia compatibile con le proprie capacità e soprattutto con la propria onestà culturale e professionale.
Esistono due settori, la radio e la televisione locale, del quale abbiamo visto i numeri. In questo scenario stiamo parlando di strutture, le nostre, che in questi anni si sono date dignità, con propri contratti di lavoro, con la formazione del proprio personale, in una situazione di assoluta difficoltà non per propria responsabilità, ma per assenza da parte di Stato, Governo, Regioni, Enti pubblici. Abbiamo creato imprese, abbiamo fatto contratti di lavoro, abbiamo assunto personale, anche all’interno di regole che ci siamo dovuti creare. Adesso non accettiamo da nessuno l’arroganza totale. Per fortuna molti si sono accorti di questo impegno a differenza del dottor Lugli che prende posizioni che non sentivo da un paio di anni: attacchi viscerali e inaccettabili. Se ci guadagniamo, andiamo anche a vendere tappeti: abbiamo delle aziende e se qualcuna vuole vendere tappeti, venderà tappeti, mentre chi vorrà fare informazione farà l’informazione. Se poi c’è chi può vendere tappeti e fare informazione, non ci vedo niente di strano, anzi, fino ad oggi è andata proprio così, e senza doversene vergognare.
Se poi vogliamo parlare delle deficienze, andiamole a cercare ovunque. Vorrei una bella indagine dell’Ordine o del Sindacato sulla percentuale di lavoro nero nei quotidiani, che a quanto ne so io è abbastanza rilevante. In quanto alle retribuzioni non vedo il problema di avere un dipendente, a 1.200.000 o 1.300.000 al mese. Conosco maestre elementari che prendono 1.300.000 al mese senza problemi. Certo è poca cosa rispetto ai 10 milioni di stipendio rilevato dalle tabelle medie dei contratti nazionali di lavoro dei giornalisti. Ci sono altre cifre, ci sono altri contesti: in molti Paesi al mondo c’è distinzione tra emittenza o quotidiano, tra locale e periodico. Io, personalmente, e concludo rilevo che l’emittenza locale vive sempre in un clima di incertezza, a differenza dei grandi mezzi nazionali, mentre i quotidiani prendono miliardi all’anno di sovvenzione, alle emittenti televisive lo Stato deve ancora erogare circa 50 o 60 miliardi (una cifra per tutte le televisioni, accumulatasi in 8 o 9 anni), ma non se ne parla ancora: eppure è un diritto. La soluzione verrà una volta accettato da parte dell’Ordine e del Sindacato di giornalisti il principio sacrosanto che deve essere distinta l’emittenza nazionale e la stampa nazionale dall’emittenza locale radiofonica e televisiva.